Il pagellone degli allenatori di Premier League

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Eccoci qui alla fine di un’altra straordinaria stagione di Premier League. Dopo aver valutato tutte le venti squadre singolarmente è tempo di dare un giudizio anche agli allenatori. Molti sono i manager che hanno meritato voti ben superiori alla sufficienza, guidando la propria squadra con maestria e gran senso del lavoro. Altrettanti invece hanno deluso le aspettative sia dei tifosi che della società, che aveva riposto fiducia in loro. Vediamo dunque, il pagellone degli allenatori di Premier League per la stagione 2019-2020.

 

Jurgen Klopp: 9

Non servono parole per descrivere la stagione di Jurgen Klopp alla guida del Liverpool. Il tedesco ha riportato il titolo ad Anfield dopo 30 lunghi anni mettendo a caratteri cubitali la sua firma. 32 vittorie su 38 partite di campionato, 3 sole sconfitte e record di punti nella storia del club; ben 99. A Klopp non danno solo ragione i numeri, ma il modo in cui li ha ottenuti. Una trama di gioco avvolgente, aggressiva nel recupero palla; tutto questo grazie a degli interpreti straordinari, basti solo citare il trio offensivo composto da Mané, Salah e Firmino. Tre extraterrestri, come tutta la squadra del resto, che ha conquistato ben tre trofei uscendo dalla Champions League per sfortuna. Insomma, un 9 più che meritato.

 

Pep Guardiola: 7

Non la stagione che Guardiola avrebbe augurato al suo Manchester City, visto l’enorme distacco dal Liverpool capolista. Ma quando hai a che fare con una squadra di tale portata anche i migliori avrebbero qualche difficoltà a tenere il passo. Un’annata piuttosto travagliata per Pep che a fronte dei numerosi infortuni non ha mai avuto la rosa al completo. Riesce comunque a portare a casa una Coppa di Lega, il Community Shield e il secondo posto in campionato. Il City è ancora in gioco per vincere la Coppa dalle grandi orecchie, un trionfo arricchirebbe e la bacheca del club e la stagione di Guardiola, dato che in campionato ha fallito molte possibilità per tornare in corsa.

 

Ole Gunnar Solskjaer: 7+

Chiamato in corsa per sostituire l’esonerato Mourinho nell’inverno della scorsa stagione, Solskjaer non ha deluso le aspettative portando a termine l’incarico che gli era stato assegnato: riportare il Manchester United in Champions League. Nella prima parte di campionato il suo esonero sembrava cosa certa visto l’enorme distacco dal quarto posto. uno spogliatoio spaccato, giocatori svogliati e tifosi inferociti.

Il manager norvegese, lavorando costantemente alla ricerca di una soluzione ha trovato una soluzione direttamente dal mercato di gennaio con l’acquisto di Bruno Fernandes. Solskjaer ha saputo cucire attorno al portoghese una squadra sicura, solida e concreta mantenendo l’imbattibilità per quasi venti partite, costruendo così la qualificazione alla massima competizione europea.

 

Frank Lampard: 8

Non male la prima stagione da allenatore in Premier League di Frank Lampard alla guida del Chelsea, il club di tutta una vita. Ha scelto il progetto giovani per rilanciare i Blues e ha  preso la giusta decisione visto il quarto posto finale. Ovviamente i giovani danno e i giovani tolgono, ma questo l’ex numero 8 lo sa bene e ha puntato sui giocatori giusti e di sua conoscenza.

Mount, Abraham, Gilmour sono solo alcuni dei talenti che Lampard ha valorizzato e messo al centro del gioco. E ciò che ha ottenuto con un gruppo così giovane e inesperto, la partecipazione alla Champions, non puo’ che rendere felice la società. Ruolo importante nell’ottima stagione del Chelsea l’hanno giocato anche i veterani del team come Azpilicueta e Giroud dando manforte a tutto l’ambiente, soprattutto a “Frankie”. Una prima stagione più che positiva per l’ex allenatore del Derby County.

 

Brendan Rodgers: 7,5

Arrivato in punta di piedi dopo un periodo costellato di vittorie al Celtic, Brendan Rodgers ha saputo riportare il bel gioco al King Power Stadium centrando la qualificazione europea che mancava da due anni. Il suo Leicester è un mix tra giovani e giocatori d’esperienza, in un ingranaggio di squadra complessivamente ben oliato. Era dai tempi di Claudio Ranieri che le Foxes non facevano dormire sogni tranquilli alle prime della classe. Peccato per un finale di campionato disastroso che ha fatto scivolare Schemichel e compagni al quinto posto, dopo essere stati in piena zona Champions League per tutta la stagione.

 

José Mourinho: 7

Altro giro altra corsa nella Londra calcistica per José Mourinho che ha preso gli Spurs al dodicesimo posto portandoli direttamente alla fase a gironi dell’Europa League. Anche il portoghese ha dovuto districarsi tra mille difficoltà e infortuni, specialmente quello di Harry Kane, giocatore indispensabile. Come al solito non sono mancate le discussioni più o meno accese con alcuni calciatori, su tutti Tanguy Ndombele, finito fuori rosa. In campo il Tottenham di Mourinho non è sempre stato brillante dal punto di vista del gioco, ma ha sempre avuto in testa l’obbiettivo di vincere. 7 all’ex manager dello United, per aver centrato una qualificazione che ad inizio stagione non era per nulla scontata.

 

Nuno Espirito Santo: 7

Non era una passeggiata confermarsi per la seconda stagione di fila tra le prime dieci della classe, ma i Woves di Espirito Santo cel’hanno fatta anche questa volta. Ovviamente con l’Europa League di mezzo gestire una rosa con la coperta corta in ogni reparto ha assunto nuove sfaccettature preoccupanti. E invece i lupi ci hanno dimostrato il contrario, ad esempio con i 6 punti ottenuti tra andata e ritorno con il Manchester City, che hanno confermato il Wolverhampton come una formazione che puo’ mettere in difficoltà chiunque. Valutazione che si sarebbe alzata in caso di sesto posto.

 

Mikel Arteta: 6+

Forse il compito più difficile tra le big quello capitato ad Arteta. Subentrato ad Emery nel bel mezzo della stagione ha avuto parecchie difficoltà a dare un’anima e una fisionomia all’Arsenal, una squadra totalmente sfibrata e svuotata mentalmente. Pian piano l’ex vice di Guardiola, tra sconfitte e pessime prestazioni, è riuscito a mettere in campo un undici che desse sicurezze sia in difesa che nei reparti avanzati, traendo il minimo indispensabile. Come detto una missione per nulla facile, che alla fine ha visto i Gunners terminare ottavi, con ancora lo spiraglio FA Cup. Chiunque al suo posto avrebbe avuto qualche difficoltà.

 

Chris Wilder: 8

Una starordinaria, gigantesta, immensa sorpresa. Chris Wilder, alla guida del neopromosso Sheffield United è stato in lotta fino alla fine per quella che sarebbe stata la prima storica qualificazione europea del club. Il merito è soprattutto di aver adattato in blocco ai complessi schemi della Premier League i suo fedelissimi nella Championship 2018-2019; insieme con qualche acquisto d’esperienza, come Jagielka, ha dato la sicurezza in più che mancava a tutto il gruppo. Un manager di vecchia scuola Wilder, che ci ha dimostrato che gli antichi tatticismi britannici improntati, anche, sullo scontro fisico ancora pagano. Un 8 meritatissimo, che si sarebbe alzato in caso di Europa League. Comunque, la più bella sopresa della stagione.

 

Sean Dyche: 7

Altra piacevole scoperta, questa volta stiamo parlando del Burnley di Sean Dyche. Il Ginger Mou, dopo diverse annate concluse con miracolose salvezze e piazzamenti anonimi, è riuscito ad ottenere la posizione migliore da quando è alla guida del club: il decimo posto. Merito anche ai suoi giocatori in campo, soprattutto alla coppia difensiva MeeTarkowski e a al duo Ashley BarnesChris Wood lì davanti. Il progetto Burnley è iniziato circa cinque anni fa e ha raggiunto il suo apice in questa stagione, contraddistinta da vittorie prestigiose contro le big del torneo e prestazioni di sostanza. Ora i Clarets dovranno stare attenti a non perdere un allenatore che, sicuramente, è destinato ad una grande squadra.

 

Ralph Hasenhuttl: 7

Dopo quel clamoroso capitombolo nella sfida contro il Leicester, persa per 9-0, l’allontanamento di Hasenhuttl dalla panchina del Southampton sembrava cosa certa. E invece, il tecnico scuola Lipsia è riuscito a riprendere prima le redini del gruppo e poi ha riconquistato i tifosi a suon di vittorie e prestazioni avvolgenti. Cinque vittorie dopo il lockdown hanno rilanciato i Saints verso le posizioni di metà classifica, assicurandosi così la salvezza con largo anticipo. Per Hasenhuttl, dopo quella batosta, è iniziata una nuova vita e proseguirà saldamente al St. Mary’s Stadium. E chissà, che già dal prossimo anno non si inizi a costruire per arrivare in Europa.

Carlo Ancelotti: 7-

Anch’esso arrivato in corso d’opera, non ha avuto vita facile in quel di Liverpool, sponda Everton. I toffees, in zona retrocessione prima dell’arrivo di Ancelotti, hanno visto finalmente una nuova luce che da tempo mancava a Goodison Park. Grazie alle sue idee tattiche e all’esperienza nella gestione dei momenti difficili, Carlo magnifico ha ridato smalto e valore a una squadra che già da parecchi anni mostrava diverse difficoltà, riavvicinandola a posizioni europee. Però, la Premier non è tutta rose e fiori e l’ex allenatore del Napoli l’ha imparato già diversi anni fa quando guidava il Chelsea. Al traguardo l’Everton è arrivato dodicesimo dopo un periodo di crisi, comprensibile con l’inizio di un nuovo progetto ma che sicuramente non ha accontentato la società. L’obbiettivo di quest’ultima con l’ingaggio di Ancelotti è quello di dire, a gran voce, “ci siamo anche noi”.

 

Steve Bruce: 6,5

In molti ad inizio stagione avrebbero dato il Newcastle di Bruce in lotta per non retrocedere, data la fama dell’ex Hull City. I bianconeri hanno mostrato sì qualche difficoltà, dovute ad un organico costruito con poca razionalità e ad uno stile di gioco piuttosto conservativo, ma sono riusciti a salvarsi con largo anticipo smentendo ogni tipo di critica. E il merito va anche a Bruce che, arrivato per sostituire Benitez, ha agito con cautela dando al club il minimo indispensabile per potersi salvare. Minimo sforzo, massimo risultato.

 

Roy Hodgson: 6-

Ancora una volta Hodgson ha fatto il suo, portando il Crystal Palace ad una salvezza tranquilla. Il solito stile di gioco difensivista e sparagnino basato sulle ripartenze veloci di Townsend e Zaha, due insostituibile per l’allenatore britannica. Stagione che però è terminata con una serie di sconfitte che hanno precluso al Palace ogni minima possibilità rimasta di arrivare al settimo posto sinonimo di preliminari. Numerose le pecche difensive delle Eagles, un aspetto di cui sicuramente si dovrà tenere conto, vista la volontà del manager di portare l’Europa a Selhurst Park.

 

Graham Potter: 5,5

Arrivato a Brighton come promotore del bel gioco, Potter si è dovuto adattare all’osticità Premier League e non è stato facile. Dopo un girone d’andata giocato alla grande, nella seconda parte di stagione i Seagulls sono totalmente crollati scendendo sempre di più verso i bassifondi del tabellone. Sono bastate però solo tre vittorie per assicurarsi la salvezza, visto l’andamento delle altre. In una normale stagione Premier il Brighton avrebbe lottato fino all’ultimo per mantenere la categoria, e questo è bene che Potter & Co lo tengano bene a mente. L’anno prossimo servirà qualcosa di diverso.

 

David Moyes: 5,5

Alla sua seconda esperienza con il West Ham l’obbiettivo è sempre lo stesso, la salvezza. Subentrato a dicembre per rimpiazzare Pellegrini, Moyes esordisce subito con una roboante vittoria per 4-0 sul Bornemouth diretta concorrente per la salvezza. Poi però i soliti problemi tornano a galla; calciatori insofferenti, distratti che ricadono negli stessi errori volta dopo volta.

Solo sei vittorie in tutto il campionato per l’ex United e Sunderland, che riesce miracolosamente a salvarsi alla penultima giornata ottenendo un punto proprio all’Old Trafford. Anche questo caso, Brighton insegna, gli Hammers hanno avuto molte occasioni per mettere la parola fine a causa della bassa concorrenza di Aston Villa e Watford. Altrimenti, al London Stadium la prossima stagione avrebbero visto il derby col Milwall.

 

Dean Smith: 6+

Letteralmente l’eroe di Birmingham targata Aston Villa. Dopo sei mesi trascorsi al penultimo posto i Villans sono clamorosamente rientrati in gioco a poche partite dalla fine iniziando così a costruire un sogno chiamato salvezza. Molti meriti vanno dati sicuramente a Smith, che mettendo in campo i suoi con uno schieramento prudente in fase di copertura e letale in ripartenza ha realizzato un’impresa. Demeriti anche al Watford che si è buttato via nelle ultime partite. Otto punti nelle ultime quattro giornate hanno fatto diventare realtà il sogno di tutti i tifosi del Villa, quello di restare in Premier League il prossimo anno. Grealish e compagni hanno tenuto duro fino all’ultimo, anche in occasione delle sconfitte più fragorose, con un solo obbiettivo in mente, rimanere in massima divisione: E ci sono riusciti.

 

Eddie Howe: 4

Dopo sei stagioni in Premier League il Bornemouth retrocede in Championship, facendo rimanere a bocca aperta tutti gli appassionati di Premier. Dopo la recente annata conclusa in modo più che positivo e un mercato tutto sommato nella norma, i supporters delle Cherries si aspettavano finalmente che i propri beniamini potessero ambire finalmente a qualcosa in più della semplice salvezza. Ora gli stessi sostenitori dei rossoneri vorrebbero rimangiarsi quanto detto. Ventidue sconfitte e una valanga di goal subiti; un attacco inconsistente e un centrocampo allo sbaraglio, fragilità la parola chiave. Howe questa volta ha toppato in pieno, non riuscendo mai a invertire la tendenza, cosa che negli anni precedenti era sempre stata la sua specialità. Ironia della sorte, retrocede per un punto.

 

Nigel Pearson: 6-

Un’altra atroce delusione è il Watford, partito con ben altro obbiettivi ad inizio stagione. E tra i quattro allenatori cambiati in corsa, Nigel Pearson è quello che più a lungo ha tenuto accesa la fiamma della Premier League, dato che a poche giornate dal termine appariva ampiamente salvo. Poi la pazzia di Gino Pozzo ha preso il sopravvento e l’ex allenatore del Leicester è stato esonerato a due partite dal termine e certamente non si puo’ dare a lui la colpa della caduta in B. Il suo l’ha fatto, ma in quel di Vicarage Road non l’hanno capito.

 

Daniel Farke: 4

In questo caso c’è poco da dire. Al manager del Norwich in estate è stata consegnata una squadra che fin da subito dimostrava che avrebbe avuto parecchie difficoltà. Una rosa sottodimensionata e non all’altezza di un torneo come la Premier League, rimpolpata in parte con l’arrivo di Duda e Rupp a gennaio. Ma non basta, e un manager dalla poca esperienza come Farke ha inevitabilmente sentito il cambio di categoria in maniera piuttosto netta. E la poca esperienza nella massima divisione inglese è fatale.

 

di Tommaso Vecchiarelli