Le tre cose che abbiamo imparato da Tottenham – Sheffield United 1-1

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Photo by Getty Images

di Simone Dell’Uomo

C’era una volta il Tottenham Hotspur. Disastro tecnico degli Spurs che proprio no, non sanno più come significhi vincere una partita, quantomeno in Premier. Ennesimo pari interno, ennesimi punti persi con una piccola. Giovani allo sbaraglio, mal gestiti, mal allenati, mal messi in campo. Questo era quello che volevano Levy e Pochettino: fuori i vecchi che soltanto qualche mese fa coronavano un percorso di 5 anni portando il Tottenham in finale di Champions, dentro i vari Foyth, Sanchez, Dier, Winks. E questi sono i risultati: 1-1 al Tottenham Hotspur Stadium, ennesimo punto prestigioso delle Blades, il grandissimo Sheffield United di Chris Wilder, che definirla piccola è un paradosso, improprio, può far impallidire. Una squadra compatta, aggressiva, dinamica, determinata, grintosa da una parte. Una squadra di ragazzini allo stato brado dall’altra parte. Lame brave a resistere senza demeritare nel primo tempo: il Tottenham si specchia ma non graffia. Nella ripresa Mousset sfiora addirittura il sorpasso, poi rocambolescamente segna Son. La grandezza delle Blades è quella di non demordere, di non disunirsi, ma di insistere, di spingere, a testa bassa, a spron battuto. Con fisicità, determinazione e ambizione. Un 352 dinamico, il loro sì. Troverebbero il pareggio con McGoldrick, brillantemente servito da Stevens e colpevolmente dimenticato da Dier, rete del pari sorprendentemente annullata per cervellotica decisione Var. Ma non mollano, non mollano, non mollano. E aiutati da

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Pochettino, che sotto la pioggia del Lane tira i remi in barca e toglie Alli per un difensore, trovano il gol del meritato pareggio: segna Baldock, cross dalla destra deviato quel tanto che basta da Eric Dier, follemente preferito ad Alderweireld. Ultimi sprazzi per un Tottenham che si sveglia troppo tardi: trascina Lucas Moura, entrato colpevolmente solo al minuto 85, ma non c’è niente da fare, troppo forte il muro eretto da Henderson e compagni. Finisce così, coi fischi meritati di un pubblico straordinario che per larghi tratti ha comunque incitato gli Spurs. Standing Ovation d’applausi per lo Sheffield: altro punto salvezza, altro mattoncini, squadra strameritatamente da metà classifica. E chi ama questo sport e questo campionato, non può che sorridere ad una Premier che ha ritrovato un club storico come questo.

FORMAZIONI E TABELLINO

Tottenham 4231: Gazzaniga, Aurier (85’Lucas) Sanchez Dier Davies, Ndombele (46’Winks) Sissoko, Lo Celso Alli (72’Foyth) Son, Kane.

Sheffield United 352: Henderson, Basham Egan O’Connell, Baldock Lundstram Norwood Fleck Stevens, McGoldrick (90’Freeman) Mousset (87’Robinson)

Marcatori: 58′ Son 78′ Baldock

Il migliore McGoldrick Sarebbe improprio cercare un migliore tra le Blades, tutti hanno dato il massimo, tutti l’uno per l’altro hanno mostrato all’universo Premier cosa significhi essere squadra. Ma ci piace scegliere McGoldrick, dal profumo di Championship, un ragazzo che ha saputo reinventarsi nelle categorie minori per tornare alla ribalta, eccome. Mai domo, movimenti perfetti, meritatissimo sigillo, poi sorprendentemente tolto dal Var.

LE TRE LEZIONI APPRESE

A) Tre lezioni che possono esser lette tra le righe del racconto della gara. Una gara che ha visto brillare lo Sheffield, compatto, testardo, grintoso, dinamico, ambizioso. Senza mai mollare, mai. Una realtà vera, splendida, solida. Merito di Chris Wilder, reduce da 3 promozioni negli ultimi 4 anni, tanto per capire la grandezza della mente calcistica di questo signore.

B) Sono lacrime di pioggia quelle del Tottenham Hotspur. Sotto il diluvio di un White Hart Lane diventato ormai terreno di conquista per gli avversari. Seconda metà della classifica, 12 punti dal Chelsea, ad un passo dalla zona retrocessione. Confronti serissimi tra Levy e Pochettino previsti in settimana. Ma entrambi hanno sempre sostenuto la stessa idea: basta 30enni, ripartiamo dai giovani. Ed è così che è crollato l’ascensore, il castello, il palazzo, chiamatelo come volete. Ucciso un grande Tottenham, che ha rischiato di vincere cose pazzesche negli ultimi anni.

C) Ragazzini, scelti e osannati, che non sanno più cosa fare. Non hanno un piano, non sono squadra, non hanno idea di cosa debbano fare. Sono predisposti alla delusione, perforabili, consapevoli che il gol da subire è sempre nei paraggi. La scelta dirigenza e società di puntare sui giovani, quando quel ciclo, gestito in maniera differente, non era finito, altrochè. I vari Rose, Alderweireld e Vertonghen trattati a pesci in faccia, gente che sa di non far parte dei piani futuri del club, e questi sono i risultati. Davanti Kane è l’ombra di se stesso, Lucas entra puntualmente troppo tardi, Alli forse il più sopravvalutato del team.