Liverpool, il tuo più grande avversario si chiama gennaio

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Il 5-1 all’Arsenal, il 29 dicembre, è stato probabilmente l’apice della prima metà di annata del Liverpool di Klopp. Goleada ai Gunners dentro al clima natalizio, massimo vantaggio raggiunto sul City, con sentiti ringraziamenti a Leicester e Crystal Palace che con la banda Guardiola hanno fatto punteggio pieno. Liverpool pimpante e competitivo, meritatamente al comando e con in mano un copione già visto troppe volte: la Premier bussa, i reds aprono, ma lei non entra. Da ventinove anni il titolo non passa da Anfield: si chiamava ancora First Division, e ciò la dice lunga. Era il 1990, c’era ancora Rush, Grobbelaar in porta, John Barnes, Ronnie Whelan e Dalglish primo allenatore-giocatore del calcio inglese. Una vita fa, che non sembra mai passata, perché la storia del Liverpool è eterna come il suo mito e quella resta l’ultima volta che sul Mersey i rossi hanno guardato tutti dall’alto.

Jurgen Klopp, che con Anfield non poteva che entrare in empatia, ha sbaragliato la concorrenza, in previsione di un fisiologico calo che prima o poi doveva impadronirsi degli uomini in maglia rossa. La vittoria di Brighton è stata un brodino dopo l’eliminazione in casa del Wolverhampton in FA Cup. Certo, va considerato il sorteggio non proprio benevolo: i Wolves di Espirito Santo hanno fatto 6 punti con Chelsea e Tottenham, e estromesso il Liverpool, capoclassifica, dal trofeo più vecchio della storia del calcio. Non esattamente una squadra materasso, che ha infilzato il Liverpool in Coppa d’Inghilterra per la seconda volta in tre anni e con lo stesso punteggio.

E allora sorge spontanea la solita domanda: episodi o braccino corto tipico del gennaio di Klopp? Mai il Liverpool con l’allenatore tedesco è andato oltre i due turni di Coppa. Lo scorso anno, battuto l’Everton, si fece addirittura buttar fuori dal West Bromwich che a fine anno finì relegated in Championship. Sabato a Brighton la vittoria è stata tanto brutta quanto pesante. Ottanta per cento di possesso palla nel primo tempo e una sola occasione, da palla inattiva, con Shaqiri. Il Liverpool non ha cambiato passo, non ha accelerato, non ha punto la preda dopo averla circuita. Lo spettro del gennaio zemaniano proprio di Klopp aleggia ancora sulla testa dell’ex manager del Dortmund, seppur, al contrario di quanto mai avesse fatto Zeman, ora abbia trovato la quadra del suo Liverpool che ha raggiunto i 50 gol in campionato ma ha concesso poco e subito solo dieci gol in ventidue partite.

Il calendario viene in soccorso del Liverpool che ospiterà Crystal Palace e Leicester prima del Monday night in casa del West Ham il 4 febbraio. E’ pur vero che l’uscita dalla FA Cup potrebbe non rappresentare un fatto sconveniente per tirare il fiato e riportare i livelli di gioco sui vecchi ritmi. Dallo scontro diretto col City il Liverpool non era comunque uscito ridimensionato così come quel palo di Shaqiri su punizione al Molineux in coppa grida ancora vendetta e la squadra di Klopp è ancora perfettamente padrona del proprio destino. Dove imperversano i dubbi è nella tenuta fisica che potrebbe far perdere lucidità e far subentrare le consuete paure di sempre e qualche segnale si è già intravisto. Quelle paure che si manifestano ogniqualvolta il Liverpool è sulla strada per un sogno che da quasi tre decenni bussa e poi se ne va. Resistere al vento forte di gennaio che spira sul Mersey mentre i gabbiani svolazzano come sempre sulla città, potrebbe, per una volta, significare una primavera molto più calda del previsto.