Dennis Wise, una rissa in una stanza vuota

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Dennis Wise

Kensington, Londra. La Royal Albert Hall, il museo della scienza, Harrods, lì a ovest di Westminster. Il miglior posto dove nascere, il centro nevralgico della Londra contemporanea, dove un tempo sorgeva il Kensing Town, il villaggio che poi lasciò il posto al futuro. È qui che il 16 dicembre 1966, un anno dopo che il quartiere assunse la denominazione di “Royal Borough of Kensington and Chelsea”, vide la luce Dennis Wise, folletto tutto pepe che troverà la sua mattonella in quel palazzo mastodontico che è il football. Così come da una mattonella, il 14 maggio 1988, calciò la punizione che Sanchez trasformò in gol per il più grande giant-killing della storia della FA Cup: Wimbledon-Liverpool 1-0. Ai Dons, Wise ci era arrivato partendo dal The Dell di Southampton, 16.000 posti e mirabolanti numeri per due anni nelle file delle giovanili, dal 1983 al 1985. Le buone prestazioni gli valgono un contratto da professionista, nel sud-ovest di Londra, quando il nostro ha appena diciotto anni. Oltre a Sanchez, Wise divide lo spogliatoio con David Beasant, il portiere che parerà un rigore al Liverpool sullo 0-0 in quella finale, John Fashanu, fratello dello sfortunato Justin, suicidatosi nel 1998 dopo aver pubblicamente ammesso la sua omosessualità, e Vinnie Jones, centrocampista che dopo aver lasciato il calcio giocato si è dedicato alla carriera di attore. Allevati prima da David Bassett, che lascia l’incarico di manager nel 1987, vengono svezzati da Bobby Gould, l’allenatore di Coventry che porta il Wimbledon a trionfare a Wembley al primo anno in panchina. Nel 1990 arriva la grande occasione per il piccolo Dennis: il Chelsea sborsa 1.6 milioni di sterline, cifra record per l’epoca, per averlo. Resterà a Stamford Bridge per undici anni.

“Il momento più bello col Chelsea fu la conquista della FA Cup del 2000. Portai in campo mio figlio di 6 anni, avevamo deciso di portare tutti i nostri figli a festeggiare in caso di vittoria. Ma ricordo anche un altro bel momento: il gol a San Siro contro il Milan in Champions League. La cosa che mi inorgoglisce è aver superato Paolo Maldini: lui mi inseguiva ma io ero più veloce. I tifosi ci hanno fatto anche una canzone su quel gol”. Al Chelsea, Wise allarga la sua bacheca: Coppa delle Coppe e Supercoppa Europea (battuto il Real Madrid a Montecarlo) nel 1998, oltre alla già citata FA Cup. “C’era uno spogliatoio incredibile. Negli anni ho giocato al fianco di Mark Hughes, Ruud Gullit, Gianluca Vialli”. E anche Gianfranco Zola, con cui Wise condivide l’altezza: un metro e sessantotto, ma non importava essere dei watussi, se quei folletti scorrazzavano per il campo facendo vincere i blues. Eppure, al suo arrivo, pareva non ingranare. I limiti caratteriali di Wise vennero fuori tutti: dopo l’esordio in blu contro il Derby County, Wise si fa espellere tre giorni dopo contro il Crystal Palace. L’arrivo di Vinnie Jones, vecchio compagno alla “crazy gang”, fa risalire le sue quotazioni. E nella stagione 1991-92 torna a essere ancora la bestia nera del Liverpool, segnando ad Anfield in una vittoria per 2-1. Era dal 1935 che il Chelsea non vinceva in casa dei Reds. Spintoni e battibecchi in campo soprattutto contro l’Arsenal: “Henry, Keown, Smith, Vieira… ci scontravamo sempre, era una sfida sempre molto sentita. Erano giocatori di spessore”. Nel 1999 fa espellere Butt che lo colpisce con una ginocchiata in pancia. Fino a quel giorno del 2001, quando, con Ranieri in panchina, Wise regge la prima stagione e poi vuole fare le valigie. “Giocavo poco, e io volevo giocare. Non potevo dare il mio contributo così”.

E così saluta e va al Leicester nell’estate del 2001. Dura solo una stagione, con un gol in diciassette partite, ma soprattutto passa alla storia per una rissa con il collega scozzese Calum Davidson, al quale rompe naso e mascella. Per ovvia conclusione, viene messo fuori squadra. Nel 2002 passa al Millwall (a proposito di teste calde…) dove resta tre anni prima di chiudere a Coventry. In mezzo, un breve ritorno dove era stato lanciato, a Southampton: undici partite, una rete e anche la carica di allenatore ad interim. Ed è in queste vesti che nel 2006 approda al Leeds, raccogliendo solo delusioni: prima retrocede in League One, poi perde lo spareggio per risalire contro il Doncaster. Terminata la carriera agonistica e quella breve e sfortunata di manager, Wise partecipa come concorrente anche a una sorta di “Isola dei famosi” in Australia. Per dare la chiosa finale del personaggio, è memorabile un episodio del 1996: l’Inghilterra sta tornando da una tournée ad Hong Kong, in vista degli Europei in casa. Paul Gascoigne viene svegliato da uno schiaffo, e, irritato, inizia a percorrere su e giù il corridoio per cercare il colpevole. Wise, che lo aveva colpito sdraiato dentro a un armadietto sopra la testa di Gazza, la fece franca. Alex Ferguson diceva di Wise: “Potrebbe scatenare una rissa in una stanza vuota”. Suvvia, esagerato, sir Alex. Avercene di Dennis Wise.