Sunderland till I die part 2: torna la serie sui Black Cats

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photo by Getty Images

Doveva riprendere la risalita di uno storico club dalla Championship alla Premier League. Invece “Sunderland till I die” ha documentato la tragica (sportivamente parlando) retrocessione del Sunderland per il secondo anno consecutivo. A partire da oggi sarà disponibile la seconda stagione della serie trasmessa su Netflix. Un cine-documentario che doveva documentare, appunto, la risalita dei Black Cats dalla Championship alla Premier League o per lo meno il tentativo di lottare per la promozione.

Da lì invece sembra essersi aperto un baratro, senza fine. Una squadra, quella della stagione 2017-18, documentata nella prima serie, composta da giocatori di grande esperienza come i veterani John O’Shea, Aiden McGeady, Lee Cattermole e Darron Gibson, a cui si sono aggiunti giovani di prospettiva come Josh Maja, Joel Asoro e, in prestito dal Liverpool, Ovie Ejaria. A guidarla c’è Simon Grayson, che resta in carica sino a fine ottobre. Due sole vittorie nelle prime venti giornate e un crollo che i tifosi dei Black Cats ricordano troppo bene, con la seconda retrocessione consecutiva, nell’abisso della League One.

Nella nuova stagione, composta da sei episodi, sarà raccontata la stagione successiva, 2018-19, dal pre-campionato sino ai playoff, conquistati dal Charlton. Nel frattempo il club, in attesa di capire se e come proseguirà la stagione, resta in corsa per un posto ai playoff. Al momento la squadra è al settimo posto, ma il Rotheram United, secondo in classifica, dista soltanto tre lunghezze. A fare da timoniere c’è Phil Parkinson, subentrato a Stewart Donald. Nel frattempo O’Shea si è ritirato, Maja è finito al Bordeaux e ha esordito nella nazionale nigeriana e Cattermole, scaduto il contratto la scorsa estate, a trovato un ingaggio in Olanda, al VVV Venlo. A trascinare la squadra c’è lo scozzese Chris Maguire, miglior marcatore della rosa. Nonostante tutto ciò però, allo Stadium of Lights continua ad esserci una media di 30 mila spettatori. Un dato eloquente, che spiega più di ogni altra cosa l’amore per i Black Cats.