FOCUS – La febbre a 90°: un gunner speciale chiamato Nick Hornby
“I tifosi di calcio parlano in questo modo: i nostri anni, le nostre unità di tempo vanno da agosto a maggio (giugno e luglio non esistono neanche, soprattutto negli anni dispari, che non hanno i mondiali o gli europei). Chiedetici quale è il periodo migliore o peggiore della nostra vita e il più delle volte vi risponderemo con un numero a quattro cifre – 66/67 per i tifosi del Manchester United, 67/68 per quelli del Manchester City, 69/70 per quelli dell’Everton, e così via […]”
Il calcio è fatto d’azione ma non solo. Le prodezze, gli episodi e i gesti tecnici sono il pane quotidiano degli atleti: i principali attori in un palco verde e rettangolare che regala emozioni e ci fa passare notti insonni di delusione o di festa. E c’è poi, finito lo spettacolo, un ruscello di parole scritte o dette dai giornalisti e dagli appassionati del settore, magari con i gomiti appoggiati ad un bancone di un pub, oppure le parole degli opinionisti che hanno una risposta ad ogni domanda ed un colpevole per ogni sconfitta.
Il focus di oggi è sulle parole di chi ama il calcio e nella fattispecie, il protagonista dell’approfondimento è uno scrittore inglese che ha scritto un libro davvero conosciuto tra gli amanti della Premier league. Il nostro prim’attore è Nick Hornby ed il suo celebre romanzo “Febbre a 90°” da cui è stato creato l’omonimo film con Colin Firth.
Hornby nasce a Redhill il 17 Aprile del 1957. Studia inglese a Cambridge, al Jesus College. Lavora come insegnante ma poi rischia tutto per fare il giornalista free lance e inizia a scrivere romanzi. Guarda caso la sua prima opera, proprio quella che ci interessa è una sua curiosa biografia: Fever Pitch… nella versione italiana “febbre a 90°”. Dunque, Nick è appassionato di calcio ed ora vive in un quartiere di Londra che si chiama Highbury. Secondo voi, qual è la squadra preferita dello scrittore in questione? Esatto, i Gunners la squadra bianca e rossa di casa nella parte nord della capitale inglese.
“Le squadre di calcio sono incredibilmente fantasiose nel trovare nuovi modi per far soffrire i loro supporter. Vanno in vantaggio a Wembley be poi buttano via la partita; arrivano in testa alla Prima divisione e poi si bloccano di colpo; pareggiano fuori casa in una partita difficile e perdono la ripetizione in casa; una settimana battono il Liverpool e quella successiva perdono con lo Scunthorpe; a metà stagione ti fanno credere di poter anche aspirare alla promozione e poi fanno dietro front… sempre, quando pensi di aver previsto la cosa peggiore che poteva succedere, loro riescono a saltar fuori con qualcosa di nuovo”
Il romanzo fu pubblicato nel 1992 ed è la biografia dell’autore intrecciata con la sua passione per l’Arsenal, compagine che segue fin dalla giovinezza. Il libro è una raccolta di saggi brevi intrecciati e collegati ognuno ad una singola partita dei Gunners a cui Hornby era ed è legato, parole di successi e di delusioni, delle montagne russe di emozioni in pieno stile Arsenal.
Alle vicende calcistiche vengono poi legati eventi personali dello scrittore che vanno a comporre la sua linea temporale, ovviamente fino a poco tempo prima della pubblicazione dello stesso, per cui non aspettatevi di trovare partite storiche troppo vicine ai giorni nostri, se la vostra squadra preferita è l’Arsenal, è un libro abbastanza vintage tutto sommato che parla di stelle passate e battaglie con gli occhi del tifoso vero. Storie di amore e di odio nei confronti di atleti che ad Highbury hanno lasciato il segno in senso positivo o negativamente. Gli occhi dolci e le parole d’amore per Liam Brady, anche quando lasciò i Gunners per accasarsi alla Juventus, oppure il davvero poco apprezzamento per Gus Cesar complice forse la sconfitta per 3 a 2 subita nel 1988 nella finale di Football League.
“Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé”
Ci sono parecchie curiosità e numeri da distribuire per questo libro.
Vengono vendute solo nel Regno Unito più di un milione di copie e nell’anno di pubblicazione vinse il premio come libro sportivo dell’anno “William Hill”. Nel 2005-2006 viene ristampato con una copertina nuova di zecca e viene donato agli abbonati dei Gunners nell’anno in cui viene salutato il vecchio stadio Highbury, teatro di mille battaglie. Nel 2005 viene girato anche un remake del libro in salsa americana (titolo: L’amore in gioco) che vede protagonisti Jimmy Fallon e Drew Barrimore, tifosi però di baseball e non, come direbbero loro, di soccer. Il protagonista in questo caso è un accanito supporter dei Red Sox di Boston.
Singolare come l’uscita e la consacrazione di questo volume, abbia dato una spinta di libertà e accettazione del calcio, del football anche in ambienti quasi snob ed intellettuali. Questo taglio prima letterario e poi cinematografico, ha sdoganato il modo di vedere non solo questo sport ma anche i suoi tifosi e le loro fissazioni rendendole quasi simpatiche e “alla moda”.
“Il calcio, com’è noto, è il gioco del popolo, e come tale cade nelle grinfie di tutta quella gente che non è, insomma, il popolo. Ad alcuni piace perché sono dei socialisti sentimentali; ad altri perché hanno frequentato le scuole private, e vorrebbero non averlo fatto; ad altri perché il loro lavoro – di scrittore, giornalista televisivo o pubblicitario – li ha portati molto lontani da quello che considerano il loro luogo di appartenenza, o di provenienza, e il calcio sembra loro un modo veloce e indolore per ritornarci.”
Spero che queste poche righe su questo libro che parla di calcio (inglese!) vi abbiano fatto voglia di scoprirne di più, se siete tifosi dell’Arsenal a maggior ragione, ma anche nel caso foste sostenitori di altre squadre che militano nella Premiership o divisioni inferiori, la sua lettura è altamente consigliata, un vero e proprio filo rosso nel modo di pensare, di soffrire e gioire del tifoso di calcio.




