FOCUS – Tony Pulis, istruzioni per non retrocedere

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FOCUS – Tony Pulis

C’è chi sostiene che l ruolo dell’allenatore in un club sia marginale, che se hai i giocatori le partite si vincono lo stesso, che chi quotidianamente studia tattiche e controffensive per il match che aspetta i suoi nel week-end sia solo una figura di secondo piano in una squadra di football. Qualcuno però non è d’accordo. Qualcuno che attraverso i risultati ha sempre risposta a queste critiche rivolte alla propria categoria. Tony Pulis, attuale manager del West Bromwich Albion, ha sempre risposto presente quando c’era da far parlare il campo a suon di risultati e prestazioni. All’età di 58 anni, dopo più di 20 anni di carriera da allenatore in cui non ha mai avuto la fortuna di allenare un top-club(per usare un eufemismo), ha un primato che non molti suoi colleghi possono vantare: Pulis non è mai retrocesso.

CARRIERA DA CALCIATORE – Non c’è molto da dire sull’esperienza del gallese nelle vesti di giocatore. Cresciuto nelle giovanili del Newport YMCA, squadra del paese d’origine, ben presto si trasferisce in Inghilterra, al Bristol Rovers dove esordisce anche in prima squadra collezionando le prime 85 presenze con una squadra senior. Tuttavia, Pulis non riesce mai ad emergere in maniera concreta e passa la sua carriera tra seconda e terza divisione girovagando tra vari club tra cui Gillingham, Newport Country e Bournemouth, sua ultima squadra. E proprio al Bournemouth inizia la sua carriera di allenatore.

GLI INIZI – Pulis, a soli 34 anni, da calciatore diventa subito allenatore del Bournemouth, rimasto vedovo di Harry Redknapp. Due stagioni siede su questa panchina collezionando due 17esimi posti consecutivi. Un anno di pausa ed arriva il Gillingham dove subito riesce ad ottenere una promozione in Second Division. Quattro le stagioni in cui il giovane manager resta nel Kent, raggiungendo nell’ultima stagione i Playoff per un ulteriore promozione.
Per i primi 6 mesi della stagione calcistica del 1999 si trasferisce al Bristol City, squadra rivale del Rovers club in cui si è fatto le ossa da calciatore. Ma una campagna acquisti poco lungimirante e alcuni rumors che lo volevano altrove non gli creano una buona fama tra i suoi nuovi tifosi e nel Gennaio del 2000, dopo soli 6 mesi, lascia il Bristol City per andare al Portsmouth dove riuscirà a durare solo 10 mesi per poi essere licenziato. Questa ‘batosta’ porta Pulis a restare a casa per circa 2 stagioni prima di andare compiere il primo atto su una panchina tanto cara al gallese, quella dello Stoke.

STOKE CITY – Se c’è un club che ha segnato la carriera di Pulis è senza dubbio lo Stoke City.
Nel Novembre del 2002 prende il posto di Steve Cotteril e trova i Potters immischiati fino al collo nella corsa per non retrocedere. La stagione è travagliata e solo l’ultima giornata di campionato riesce a conquistare la salvezza grazie a una vittoria casalinga con il Reading. Nell’annata successiva il campionato dello Stoke è meno turbolento e si raggiunge l’11esima piazza senza troppi patemi. Ma il signor Pulis non le manda a dire e già a partire dell’estate del 2004 inizia ad avere qualche screzio con il proprio ‘chairman‘ per divergenze in sede di mercato. Tuttavia, la stagione passa con questa convivenza forzata, ma nel Giugno del 2005 il gallese viene esonerato con l’accusa di “non aver saputo sfruttare al meglio la campagna acquisti estera“. Dalla sua il manager ribatte dicendo che il loro attaccante migliore, Akinbiyi, è stato venduto senza mai essere rimpiazzato. Si chiude così nella bufera il rapporto tra Tony e lo Stoke.
Una stagione al Playmouth in Championship è solamente un ‘periodo di pausa‘ per il ritorno a Stoke. Ed infatti nel Giugno del 2006, dopo nemmeno un anno dall’esonero, Tony Pulis è nuovamente il manager del club Staffordshire. Questo nuovo connubio è stato possibile grazie al nuovo proprietario dei Potters, Peter Coates il quale ha fortemente voluto sulla propria panchina quel manager tanto criticato dalla vecchia proprietà.
Ed è proprio in questa ‘seconda vita‘ allo Stoke City che Pulis si toglie le maggiori soddisfazioni: nella stagione 2007/08 ottiene la promozione in Premier League e dopo le prime due annate vissute a buoni livelli nella massima serie inglese, alla terza si guadagna la finale di FA CUP che pure se persa gli regalano l’accesso all’Europa League.  Resta ai Potters fino al 2013, senza mai rischiare di retrocedere in Championship, compiendo così un ottimo lavoro.

GLI ULTIMI ANNI – Un altro capolavoro di TP, è senza dubbio la salvezza conquista con gli Eagles nella scorsa stagione. Viene nominato manager del Crystal Palace nel Novembre del 2013 quando la squadra di Londra ha solo 4 punti dopo 11 giornate. Secondo la maggior parte della critica, l’organico che possiede non è in grado di raggiungere la salvezza ma fin da subito il gallese cambia marcia e arrivano risultati importanti che fanno variare totalmente la classifica. A cavallo tra Marzo e Aprile il Palace riesce ad ottenere un filotto di 5 vittorie che consecutive che valgono al gallese anche il premio di ‘Manager of the Month‘.  Ma la soddisfazione personale più grande arriva al termine della stagione quando viene nominato anche ‘Manager of the Year‘. Insomma, Tony Pulis con questa stagione si consacra come un vero allenatore top.
Tuttavia, qualche giorno prima dell’inizio dell’attuale stagione abbandona gli Eagles perché (giustamente) insoddisfatto della campagna acquisti della squadra di Londra. Solo pochi mesi lontano dai campi ed ecco che con l’avvento del 2015 trova subito una panchina ed è quella del WBA. Anche qui Pulis sembra trovarsi molto a proprio agio ed infatti dopo solo un mese di lavoro riesce a vincere nuovamente il titoli di ‘Manager of the Month‘. La squadra attualmente non ha ancora la salvezza matematica, ma c’è qualcuno di voi che scommetterebbe la retrocessione di Pulis?

LA RIFLESSIONE – Abbiamo analizzato insieme la carriera di quest’uomo partito dal basso. Grazie al suo quotidiano lavoro è riuscito a guadagnarsi importanti soddisfazioni sia di squadra ma anche personali. Dopo tanti anni in cui ha girovagato tra piazze medio-piccole dove ha dimostrato la sua estrema bravura di manager, non è che sia arrivata l’ora di avere una possibilità in un top-club?

Ciro Vieni