“Per i neri, o comunque per le persone appartenenti ad un’altra etnia, è più difficile trovare lavoro. Io stesso avrei problemi a trovare un altro incarico quando lascerò questa panchina’.
Ad affermarlo il nuovo tecnico dei QPR, Chris Ramsey, chiamato a sostituire Harry Redknapp fino alla fine della stagione, di fatto traghettando la squadra alla fine del campionato, l’unico nero ad allenare una squadra di Premier League.
Frasi molto impegnative e che gettano ombre lunghe sul calcio inglese, considerato spesso, a torto, esente da tali fenomeni e problematiche, che il 52enne ha espresso in uno scambio di battute con un giornalista, in cui ha più volte ribadito tale tesi, puntando il dito sulla necessità di denunciare tale stato di cose e combatterlo in modo efficace.
“E’ difficile per qualsiasi manager trovare una squadra” afferma Ramsey “ma per un uomo di colore è ancora più difficile. Il fatto di essere qui non cambia il mio punto di vista. Il fatto che siamo ancora a questo punto e che sono il solo manager nero in Premier League dimostra che non è la consuetudine avere persone provenienti da minoranze etniche in questa posizione. Fin quando tutto ciò sarà normale, e non sarà gettata luce su tale situazione, il razzismo sarà evidente”.
La tesi dell’allenatore del club di Loftus Road è chiara, le sue parole più che dirette, che nel proseguo dell’intervista ha continuato a sviluppare e definire, promuovendo anche degli strumenti pratici per contrastare lo strisciante razzismo della Premier League: “Con questo non intendo parlare solo delle minoranze etniche, vorrei denunciare lo stato delle cose, che taglia fuori molti: c’è un problema di etnie, genere, orientamento sessuale”.
Quanto alle soluzioni, Chris Ramsey propone di prendere in prestito una norma del football americano della NFL, che obbliga le squadre a interpellare persone appartenenti a minoranze etniche quando si libera un posto da allenatore, la cosiddetta Rooney Rule.
“È una norma importante – ha concluso Ramsey – perché c’è la consapevolezza che qualcosa deve essere fatto per influenzare il modo di pensare della gente che occupa ruoli dirigenziali. Non sto parlando solo di razza, ma anche di genere, di omofobia e molte altre questioni generali di pari opportunità. Forse serve una maggiore consapevolezza sui diversi fattori che influenzano le scelte”.




