Premier League, in arrivo il tetto salariale per le squadre? Manchester non ci sta

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Manchester, England, 23rd May 2021. Fernandinho of Manchester City lifts the Premier League trophy during the Premier League match at the Etihad Stadium, Manchester. Picture credit should read: Darren Staples / Sportimage PUBLICATIONxNOTxINxUK SPI-1063-0029

La Premier League sta valutando l’introduzione di un tetto salariale per le squadre: una misura che potrebbe segnare un cambiamento epocale nella gestione economica del campionato più ricco e seguito al mondo. L’obiettivo principale è contenere l’aumento costante dei costi legati agli stipendi dei calciatori, che negli ultimi anni hanno raggiunto cifre sempre più elevate. La proposta, ancora in fase di discussione, mira a stabilire un limite massimo alla spesa complessiva per gli ingaggi, legandola alle disponibilità economiche delle società meno ricche del torneo.

La proposta del tetto salariale in Premier

Secondo le ipotesi attualmente al vaglio, il tetto massimo consentito sarebbe pari a cinque volte la spesa in salari della squadra ultima in classifica. Nel corso della stagione 2023/2024, ad esempio, questo limite sarebbe equivalso a circa 550 milioni di sterline. Si tratta di un valore che, per molti club di medio livello, rappresenterebbe un margine più che ampio. Per le società più ricche e competitive come Manchester City e Manchester United, però, risulterebbe una restrizione molto forte rispetto ai consueti standard abituali di spesa.

L’introduzione di un tetto salariale non è una novità assoluta nel mondo dello sport, ma costituirebbe un passo inedito per il calcio inglese. Attualmente la Premier League si basa sul rispetto delle regole del fair play finanziario, introdotte nel 2013 e ancora oggi in vigore. Queste norme stabiliscono che le perdite di un club non possono superare i 105 milioni di sterline nell’arco di tre anni. Di contro, secondo molti dirigenti e osservatori del settore, tale sistema non rispecchia più la realtà economica attuale, caratterizzata da ricavi in costante crescita e da una competizione finanziaria sempre più aggressiva.

Il tetto salariale proposto si inserirebbe in questo contesto come una misura di riequilibrio, con l’intento di favorire una maggiore parità tra le squadre e limitare l’influenza del potere economico sui risultati sportivi. Ovviamente cambierebbero le carte in tavola, dato che il campionato verrebbe reso più “democratico”. Cambierebbero i rapporti di valore e, di riflesso, anche le quote aggiornate sulla Premier League risulterebbero coinvolte in questo livellamento. In sintesi, non esisterebbe più l’attuale e profonda spaccatura tra i club attualmente favoriti per lo scudetto e le squadre di media classifica.

I club di Manchester non sono d’accordo

Ovviamente la proposta non trova un consenso unanime tra i venti club del campionato. Per essere approvata, dovrà ottenere almeno 14 voti favorevoli, ma il fronte contrario appare già solido. Manchester United e Manchester City hanno espresso apertamente la propria opposizione, con la seguente motivazione: una regola del genere penalizzerebbe, ingiustamente, le società che hanno costruito nel tempo una struttura finanziaria sostenibile e una capacità di generare ricavi superiore rispetto ad altre.

Le due squadre di Manchester sostengono che limitare artificialmente la spesa per gli stipendi rischierebbe di ridurre la competitività della Premier League a livello internazionale. Il campionato inglese è infatti quello che attrae i migliori giocatori e allenatori del mondo, grazie alla sua solidità economica e ai ricavi derivanti dai diritti televisivi, i più alti in Europa. Un tetto salariale rigido potrebbe rendere meno appetibile il torneo per i top player, spingendoli verso campionati dove le regole risultano meno restrittive, come la Liga o la Saudi Pro League.