FOCUS – Shaun Goater e Maine Road, Man City old memories

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L’arcipelago delle Bermuda, famoso per il misterioso triangolo e per le spiaggie incontaminate, ha dato i natali a quello che è diventato nel corso degli anni l’idolo assoluto della Manchester Blue.
Shaun Goater, classe 1970, rappresenta ancora oggi per i tifosi del City uno di quegli elementi che meglio incarna lo spirito Old di Maine Road, ambientino working class niente male, incastonato tra le case a schiera di Moss Side dall’atmosfera tetra. Un vero dedalo di terrore per i tifosi avversari che si recavano in trasferta.
Si parla di un periodo storico in cui il Man City era l’eterna ombra dei cugini affermati, ed a Manchester l’unico colore che si associava al calcio era il rosso dei ragazzi guidati da Cantona.
All’epoca i “vicini rumorosi” (per parafrasare Ferguson), impazzivano per Shaun Goater, centravanti alto e longilineo ma al contempo molto ben piazzato fisicamente e difficile da marcare per il suo atletismo. Se poi a queste doti aggiungiamo una buona tecnica di base ed una certa rapidità di esecuzione negli ultimi 5-6 metri, allora possiamo capire il perchè degli 84 goals realizzati in 184 presenze con la maglia del City.

Arrivato in Inghilterra sul finire degli anni 80′, venne inizialmente tesserato con il Manchester United, nella cui academy trascorse una sola stagione; successivamente Goater passa al Rotheram, nello Yorkshire, e vi rimane per sette stagioni, fino al 1996.
Passa poi al Bristol City, dove inizia a farsi notare per la sua straripante media reti: 40 in 75 presenze.
Ed ecco che nel 1998 arriva la chiamata da Maine Road. Il club arranca nei bassifondi della classifica, e le scoppole nei derby sono all’ordine del giorno; malgrado la retrocessione in Second Division alla prima stagione, Goater rimane allibito dalla passione dei tifosi di Moss Side (quartiere tra l’altro popolato da tantissimi caraibici come lui) e decide di sposare la causa del Manchester City anche nella serie inferiore. Grazie ai suoi goals a grappoli (50 in due campionati!), i Citizens tornano in Premier nel giro di due stagioni. Il ritorno però è un fuoco di paglia.

Nonostante gli undici gol segnati da Goater, miglior marcatore della squadra, il City retrocede di nuovo in Championship.
Sotto la guida sapiente di Kevin Keegan la squadra riesce a reagire di nuovo, e Goater regala una gioia indescrivibile ai tifosi di Maine Road: il ritorno alla vittoria nel derby, grazie ad una doppietta divina del caraibico e ad un gol di Anelka.
Al termine della stagione, Shaun Goater decise di non rinnovare il suo contratto con il Manchester City e, ironia della sorte, la sua ultima apparizione con la maglia blu fu proprio in occasione dell’ultima partita disputata nello storico impianto, poi abbattuto per lasciare spazio all’Etihad Stadium ed ai mercati fatti di sterline a raffica.
Ancora oggi i tifosi del City intonano a squarciagola il coro storico che intimoriva tutti gli avversari che si presentavano al Maine Road: “Feed the Goat and he will score”.
Questa è una storia particolare che va oltre il valore, tra l’altro abbastanza elevato, del calciatore in questione. Per i più giovani il Manchester City significherà solo ricchezza e colpi di mercato a ripetizione, ma la base popolare della tifoseria – lo zoccolo duro – è stata e rimarrà per sempre legata ai tempi ormai andati, quando tifare per i Citizens era veramente un qualcosa che nasceva dal cuore. Una fede di nicchia, per local lads e pochi altri. Contro ogni moda, oltre ogni globalizzazione.
Blue Moon you saw me standing alone, without a dream in my heart, without a love of my own.

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi