TOFFEES CORNER – L’estate sta finendo (per fortuna)

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Bentrovati amici del Toffees Corner, su PassionePremier.com! Questo corner andrà in onda in edizione ridotta un po’ perché sono appena tornato dalle ferie, un po’ perché non ho alcuna intenzione di parlare dello scandaloso 3-5 d.t.s. maturato dall’Everton contro il Barnsley, un po’ perché lo 0-0 di sabato a White Hart Lane non ha lasciato un grande impatto nella memoria degli appassionati dei Toffees, un po’ perché i ragazzi ora sono impegnati con le rispettive nazionali e quindi non abbiamo molto materiale nuovo di cui discutere.

Partiamo dallo 0-0 in casa dei Tottenham Hotspurs. La gara non era certamente delle più facili, considerando che due anni fa Tottenham ed Everton si giocavano il quinto posto e l’accesso in Europa League e considerando che ora i bianchi di Londra si ritrovano senza vittorie nelle prime quattro giornate di Premier League. L’ultima volta che successe era il 2008-09 e sulla panchina del Tottenham c’era Juande Ramos, che fu prontamente licenziato qualche settimana dopo. C’era pressione ma anche paura di sbagliare, probabilmente da entrambi i lati.

L’Everton si presenta nello stadio della capitale inglese col solito schema di Martinez, il 4-2-3-1. In porta inamovibile Tim Howard, nonostante la pessima prestazione della precedente gara, i centrali di difesa sono Stones – schierato titolare nonostante la querelle sulla sua richiesta di essere ceduto al Chelsea e la risposta negativa della società – e il capitano Jagielka, a destra Coleman e a sinistra si rivede finalmente Oviedo, non ancora in forma smagliante dopo l’infortunio dell’anno scorso, ma purtroppo dopo l’infortunio di Baines e quello di Galloway sono finiti i giocatori in rosa capaci di giocare in quella zona del campo. Forza Bryan, fai quello che puoi. Davanti alla difesa la diga composta da un Barry che dovrebbe fungere da regista-playmaker e da McCarthy, i tre dietro la punta Lukaku sono sempre Cleverley, Barkley e Kone.

Primo tempo di studio tra le due squadre, si conta una traversa più fortunata che voluta da parte di Vertonghen mentre sul lato Evertonian solo il Cleverley che tanto abbiamo apprezzato in questo inizio di campionato ci prova con più insistenza e quasi ci riesce, impensierendo Lloris con un bel tiro prima che Eric Dier decidesse che era ora che l’Everton continuasse la sua tradizione di perdere un giocatore a gara, franando con evidente fair-play sulla caviglia di Cleverley che, se tutto va bene, rivedremo tra due mesi.

Nel secondo tempo squadre ancora contratte ma Tottenham dominante. Gli Spurs ci provano con Mason, Alderweireld e un Kane irriconoscibile rispetto a quello ammirato nello scorso finale di stagione ma Tim Howard oggi ha indossato i panni dell’Uomo Ragno (non Zenga, per carità) e si ha l’impressione che il Tottenham potrebbe anche provarci direttamente con cannoni e bazooka ma la porta Toffees rimarrebbe inviolata. Le parole di Martinez a fine gara, infatti, elogiano la prestazione difensiva della squadra e del suo uomo-simbolo, John Stones: “Stones ha avuto una grande influenza su ciò che abbiamo combinato oggi a livello difensivo. Ho apprezzato molto la lettura della gara, sembra come se il ragazzo nelle ultime settimane, nonostante la pressione sia maturato. Ogni Evertonian gli mostra rispetto nonostante quanto successo (come accaduto qualche giorno fa scomodando addirittura i Beatles), sente l’attaccamento dei tifosi e dei compagni, vedo i segni di un futuro capitano dell’Inghilterra”.


Martínez says he’s not for sale/and I am satisfied/Chelsea want those kind of things/that money just can’t buy/I don’t care too much for money, Money can’t buy you Stones! <3

Ma in questa settimana l’argomento che più di tutti ha tenuto banco in tutta Europa è il calciomercato. Se abbiamo seguito la vicenda di Stones e sappiamo ormai come fosse la poesia di Natale che il ragazzo non si muove da Liverpool, registriamo un mercato molto positivo da parte della squadra amministrata da Bill Kenwright che non solo non si priva di quegli elementi con cui avrebbe potuto pragmaticamente battere cassa (lo stesso Stones ma anche McCarthy e Mirallas) ma accoglie a Goodison Park il ritorno del figliol prodigo Deulofeu, il ritorno sul filo di lana del deadline day di un (stavolta sorridente) Aaron Lennon voglioso di riprendersi la nazionale nell’anno dell’Europeo di Francia e l’arrivo direttamente dai Millonarios del River Plate di Buenos Aires del difensore Ramiro Funes Mori, pagato 9 milioni e mezzo di sterline, cifra importante per il club, buon centrale adattabile anche a terzino sinistro, viste le difficoltà che attualmente attraversa il reparto.


A completare gli acquisti dell’estate, il giovane Holgate e l’altrettanto giovane Leandro Rodriguez, il primo uruguaiano della storia dell’Everton di cui si sa ancora troppo poco, se non che Martinez creda molto nel giovane, che considera già pronto per giocare in prima squadra ed, eventualmente, far rifiatare Lukaku nella lunga stagione d’oltremanica.

lennon

Ora attendiamo il ritorno dei Blues internazionali dai ritiri delle rispettive nazionali, poi sotto a chi tocca. Ora la squadra c’è e forse per la prima volta da quando seguo questa squadra non abbiamo gli uomini contati, potremmo addirittura permetterci un po’ di turnover (sempre che non ci spacchino altri giocatori in itinere), qualora necessario, senza perdere molto di qualità. I presupposti ci sono tutti, la piazza come sempre supporta la squadra, ora la palla (è proprio il caso di dirlo), passa alla squadra, chiamata a riscattarsi dopo una stagione abbastanza deludente. Il prossimo impegno ci vedrà fronteggiare un Chelsea che fa acqua da tutte le parti ma che Mourinho striglierà a dovere, non fosse altro per rimediare l’affronto subito nella trattativa Stones, col portoghesino che stavolta non è riuscito ad avere il giocattolino che gli aveva promesso paparino. Sarà una partita molto sentita e, speriamo, molto bella sul piano del gioco. Nel frattempo appuntamento al prossimo corner, COYB!