L’incredibile storia di John McGovern, centrocampista biondino e specialista degli inserimenti. Nella sua carriera ha indossato 5 maglie in tutta la sua lunga carriera, trovando continuità solo con il leggendario manager Brian Clough. Lo scozzese fu una vera spalla destra del vincente allenatore inglese, e giocò con le categorie inferiori della nazionale blu-crociata, dimostrando un vero attaccamento a Clough, e senza mai confermare le sue qualità lontano da lui.
Capelli biondi e fisico longilineo, eccolo lì, in mezzo al campo. John McGovern ha sempre emanato una certa aria di malinconia romantica calcisticamente parlando, e non è mai riuscito ad entrare nell’Olimpo del football. Elegante, ma non troppo, preciso, ma non troppo, agile, ma non troppo. Insomma, un centrocampista completo, ma non troppo! Per riempire ciò che mancava nelle caratteristiche del giocatore serviva la mano forgiante di un manager come Brian Clough. Al di là delle varie credenze e dicerie sul film Il maledetto United, il manager fu davvero fondamentale per il carattere del giocatore. Il motivatore per eccellenza, che fece crescere lui e molti altri giocatori. Con lui McGovern fu un giocatore fondamentale e molto duttile da utilizzare a centrocampo.
Spesso fu impiegato come mezzala, ma avendo una buona abilità nei colpi di testa, fu in grado di mettere a segno una discreta quantità di gol soprattutto nell’esperienza a Derby,
Iniziò la carriera nelle giovanili del Hartlepool, ed esordì in prima squadra nell’1965, quando aveva soltanto 16 anni. Fino a poco tempo prima però, è davvero interessante il fatto che fosse un discreto giocatore di rugby a 15, tanto da essere capitano della squadra della scuola. Quando entra a far parte dell’Hartlepool, i Monkey Hangers, come oggi, militavano nei bassifondi delle categorie professionistiche inglesi, ed erano già guidati da Clough e Taylor. Prima di passare al Derby County, lo scozzese colleziona moltissime presenze, migliorando sensibilmente stagione per stagione tanto da meritarsi la chiamata del suo manager a rimanere con lui, e a passare dalla Ligue One alla Championship, se vogliamo utilizzare i nomi attuali di terza e seconda divisione inglese.
Non c’è neanche bisogno di raccontare le sue avventure nella città di Derby: la magica squadra degli anni ’60-’70 può essere associata all’odierno Leicester, artefice di una gloriosa scalata verso il successo. La squadra è rabbiosa, un grande mix di rabbia, personalità, esperienza ed estro, e McGovern calza a pennello nei piani della dirigenza e del suo allenatore. E’ lui il fulcro del gioco, e sarà protagonista con il Derby per 190 partite, prima di passare al Leeds United.
Passato agli storici rivali del Derby, al Leeds subisce le sfortune del suo fidatissimo, quasi padre, manager. Brian Clough ha raggiunto la panchina di una delle squadre più forte d’Inghilterra, ma è assolutamente incompatibile con i giocatori a sua disposizione, che preferiscono un calcio duro e pieno di foga agonistico, ad uno ragionato e ben giocato. Clough viene esonerato, ma non può fare la sua stessa fine il povero McGovern: sarà costretto a rimanere in rosa per tutta la durata del girone d’andata, collezionando soltanto 4 presenze da settembre a gennaio, tutte ad inizio campionato. Risulta inutile a Jimmy Armfield, successore sulla panchina del Leeds del tanto discusso Clough, e per lui sembra essere la fine.
Tuttavia, come ben spiega ancora una volta Il maledetto United, Clough va ancora alla ricerca del successo, e lo richiama con sè in quel di Nottingham, dai Reds del Forest. Lì arriva la sua apoteosi: un giocatore che era risultato discontinuo a seconda dell’ambiente in cui lavorava, non utile a nessun altro allenatore se non ad uno ben preciso, e anche in leggero calo fisico, trova le motivazioni per tornare ad essere un grande. E’ ancora giovane quando inizia questa nuova esperienza, i capelli biondi sono sempre sulla sua testa e la carta d’identità dice che ha 25 anni, l’età perfetta per un calciatore.
Con il Nottingham lo scozzese comincia a vincere, e vincere parecchio. Colleziona 253 presenze in 8 stagioni con la maglia dei Garibaldini inglesi, e mette nel suo palmares 1 First Division, 1 Charity Shield, 2 Coppe di Lega inglesi, 1 Supercoppa Uefa e ben 2 Coppe dei Campioni. Questi trofei saranno praticamente gli unici che il Forest raggiungerà nel corso della sua storia, risultando ancora oggi l’unica squadra in Europa ad avere ottenuto più Coppe dei Campioni che campionati.
Concluse la sua attività vicino a Manchester, nel Bolton, dove per la prima volta si separò da Brian Clough, senza ottenere clamorosi risultati sia per l’età che avanzava che per le limitate ambizioni della squadra.
Gloriosa la carriera di un centrocampista che ai più potrà sembrare anonimo, ma che ha ridimensionato l’ideale sia di centrocampista che di giocatore fedele di un football che ormai non esiste più.
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