FOCUS – Community Shield 2016: Mourinho prevedibile, Ranieri arrugginito

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L’urlo di Ibra terrorizza l’Occidente: il match andato in scena la scorsa Domenica 7 Agosto può essere riassumibile con una semplice frase di ispirazione cinematografica.
Un gran colpo di testa dell’asso svedese ha infatti permesso ai Mancs di mettere in bacheca l’ennesimo Piatto della loro gloriosa ed invidiabile storia; eppure lo svolgimento della partita è stato a lunghi tratti in equilibrio, con gli stessi Red Devils messi in seria difficoltà dai campioni d’Inghilterra, soprattutto nel corso della seconda frazione di gioco.
Ma andiamo con ordine.
Ai nastri di partenza, il Manchester United si è presentato con un 4-2-3-1 elementare e scolastico, con Fellaini e Carrick a fare da frangiflutti davanti alla difesa (disastrosa la loro prova, in particolar modo quella del belga); la linea dei tre appena alle spalle di Ibrahimovic, composta da Martial, Lingard e un Rooney volitivo ma con le polveri bagnate, ha invece disputato un eccellente primo tempo per poi spegnersi nell’ultima mezz’ora.
Le Foxes, schierate dal tecnico di San Saba con il consueto 4-4-2, hanno dato vita ad un primo tempo abulico e privo di trame di gioco, fatta eccezione per un paio di contropiedi ficcanti conclusi fiaccamente da Okazaki e per una traversa, colpita di testa dopo palla inattiva, dallo stesso nipponico. La mancanza di Kantè c’è e si sente e la scelta di King, tecnico centrocampista di costruzione, ha destato molta perplessità soprattutto alla luce delle tante (anzi, troppe) palle perse nel corso del primo tempo. Mettiamoci anche un Drinkwater ancora completamente fuori forma sia fisicamente che a livello di “pensiero” ed un Mahrez svogliato e con la testa a Londra (leggasi Arsenal), ecco venire fuori un quadro abbastanza deprimente di una squadra che è sembrata essere ancora alloggiata sugli allori della vittoria in campionato.

Dopo il (gran bel) goal di Lingard, che ha rotto l’equilibrio che regnava sovrano, il Leicester nella ripresa ha provato a cambiare marcia con gli ingressi del veloce ma pasticcione Musa e del giovane peperino Gray, piazzato nel ruolo di ala sinistra. La squadra di Ranieri ha quindi iniziato una discreta pressione, trovando il goal del pari con il solito Vardy “on fire” che ha approfittato di un errore da categoria dilettantesca di Fellaini: da sottolineare anche la buona condotta del working class hero, che ha preferito resistere al fallo di De Gea e depositare la sfera in rete, piuttosto che lasciarsi andare e beneficiare di un calcio di rigore facendo sventolare il cartellino rosso in faccia al portiere spagnolo. Una volta raggiunto il pari, i detentori della Premier League sono riusciti a trovare la quadratura del cerchio, difendendo in maniera ordinata e punzecchiando i Diavoli Rossi in contropiede, fino a sfiorare la rete del vantaggio con Musa, come sempre però assai impreciso in fase realizzativa. E, come nelle logiche più spietate del footie, ecco arrivare la beffa: cross dalla destra di Valencia, contrastato forse in maniera troppo sufficiente, e super goal di Ibrahimovic con un imperioso colpo di testa a sovrastare un Wes Morgan in evidente difficoltà e palesemente fuoriforma. A pesare però sulla prodezza dello svedese è un fuorigioco di partenza non segnalato ed il goal, per quanto bello atleticamente e stilisticamente, sarebbe stato da annullare.
Inutile l’assedio finale del Leicester, che ha portato in avanti anche Kasper Schmeichel nel tentativo disperato di agguantare il pari; nella valutazione finale del match, mancherebbero all’appello anche un paio di “rigorini” per le foxes, uno proprio su Schmeichel trattenuto vistosamente per la maglia e poi scaraventato brutalmente a terra, ed uno per un fallo di mano (da posizione ravvicinata, va detto) di Schneiderlin dopo una potente conclusione di Mahrez.
Una vittoria probabilmente immeritata per la scarsa mole di gioco espressa dagli uomini di Mourinho, e probabilmente visto il raccapricciante spettacolo offerto anche dal Leicester il giusto epilogo sarebbero stati i calci di rigore, dati anche gli episodi arbitrali capitati tutti a favore del Man Utd.
Per entrambi i tecnici ci sarà veramente tanto da lavorare, a partire dal portoghese che avrà bisogno di tempo e pazienza per rendere più fluida la manovra e per riuscire a schermare una difesa sembrata sin troppo vulnerabile ai contropiedi avversari: l’innesto di Pogba sarà preziosissimo da questo punto di vista, in quanto l’asso francese sarà in grado di assicurare sia una adeguata schermatura nella zona centrale che una eccellente qualità nell’impostazione.
A stupire i tifosi e non solo è stata comunque la banalità tattica con cui Mourinho ha preparato il match: semplice possesso palla, a tratti anche stucchevole, ed improvvise folate sugli esterni con la palla scodellata al centro per Ibrahimovic. Più o meno la stessa impostazione tattica di Van Gaal, arricchita da un fenomeno al centro del proprio attacco. Va bene il poco tempo avuto a disposizione, va bene la preparazione ancora in atto, ma da un manager tanto pubblicizzato sarebbe lecito aspettarsi sempre qualcosina in più.

Ma a tenere banco è anche il caso Mata: entrato al 60esimo e contro-sostituito a 5′ dalla fine per fare spazio a Mkhitaryan, lo spagnolo è apparso nervoso e si è reso necessario l’intervento del team manager per calmare gli animi che altrimenti si sarebbero scaldati un pò troppo. C’è chi dice che tra i due non corra buon sangue sin dai tempi del Chelsea, non è dato sapere se si tratti solo di indiscrezioni o di altro, ma comunque è altamente probabile che il cambio sia stato deciso per motivi tecnico-tattici e non per chissà cos’altro.
Ranieri ha invece dato l’impressione di avere tra le mani una squadra dalle idee tattiche oramai completamente acquisite, ma sia la condizione atletica che quella mentale non sono sembrate quelle dei giorni d’oro: bisognerà impegnarsi a fondo per togliere quel leggero strato di ruggine che al momento offusca Morgan e compagni. E che nessuno si adagi sugli allori, questa è un’altra stagione.

Gabriele Fumi