FOCUS – Chris Waddle, nostalgia degli anni Novanta

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Taglio di capelli decisamente vintage, tecnica di buon livello ed una storia che ha il profumo di altri tempi: stiamo parlando di Christopher Roland Waddle, meglio noto come Chris.
Nato nel 1960 a Felling, nella parte Settentrionale del Tyne-Wear, trascorse tutta la sua infanzia e gioventù nel Nord-Est dell’Inghilterra, arrivando a vestire la maglia del Newcastle all’età di venti anni, periodo in cui un calciatore di First Division già avrebbe dovuto aver espletato la trafila nei settori giovanili; tuttavia Waddle, fino alla primavera del 1980, aveva calcato unicamente i campi della Non-League con la maglia del Tow Law Town.

Definire queste categorie come “minori” e queste terraces come “fatiscenti” è un qualcosa di riduttivo e tipicamente latino, laddove si ha la presunzione che il nostro calcio sia un’eccellenza, l’unico ad essere degno di venire preso in considerazione. Tuttavia le serie minori in Gran Bretagna hanno, da sempre, un loro aspetto romantico e romanzesco al contempo, quasi come fossero la continuazione di un epico poema del ciclo arturiano.
Scartato dopo un provino a Coventry 3-4 anni prima, Chris Waddle trovò il tempo per completare la sua istruzione primaria e firmare un contratto di lavoro come macellaio-disossatore in una fabbrica del Nord, in un periodo di pieno fervore sindacale e dove la working class era granitica, al pari di una muraglia compatta.

Il nostro ragazzo, dedito alla causa proletaria in maniera ammirevole, rifiutò a 19 anni la prima proposta del Newcastle in quanto, udite udite, aveva terminato da poco le ferie estive e la fabbrica avrebbe rischiato di trovarsi sotto organico!
Dopo una stagione, l’ultima trascorsa nel Tow Law Town, arrivò finalmente il salto di qualità nella nazione Geordie, ma il motivo per cui Chris iniziò ad essere conosciuto dagli appassionati europei fu solamente uno: il suo taglio di capelli “alla McGiver”. Al St.James Park, durante una delle prime uscite in maglia bianconera, lo stesso Waddle sentì rumoreggiare alcuni lads all’altezza della bandierina del corner, laddove gli stessi si stavano prodigando in sonore risate di scherno all’indirizzo del calciatore e della sua acconciatura.
Dopo tre o quattro mesi, lo stesso Chris si voltò mentre si accingeva a scodellare un calcio d’angolo al centro dell’area di rigore e, meraviglia delle meraviglie, vide che quasi tutti i ventenni ed i trentenni sugli spalti del St.James sfoggiavano un taglio “alla Waddle”. Una cosa decisamente singolare.
Ma ancora più singolare furono i cartelli esposti da barbieri e parrucchieri sulle vetrate esterne delle loro botteghe, dove si pubblicizzava proprio quel taglio di capelli alla modesta (?) cifra di 5 pounds.
Ma veniamo finalmente all’aspetto tecnico e tattico; dotato di un sinistro abbastanza educato, Waddle fu un ottimo crossatore nonchè tiratore scelto di punizioni. La sua tipica azione, il marchio di fabbrica, era il dribbling stretto, in un fazzoletto, sulla corsia esterna vicino alla linea di fondo, superando gli avversari ed entrando palla al piede in area di rigore, pronto al servizio per il movimento a rimorchio dei compagni. Dall’incedere lento, dribblava a testa alta usando spesso la suola, un pochino come gli odierni Diego Perotti ed Erik Lamela.
Al termine di quattro combattutissime stagioni in seconda divisione, finalmente i magpies riuscirono a conquistarsi la promozione sul campo, e la ribalta mediatica offerta dalla massima serie permise a Chris Waddle sia la conquista di un posto in nazionale (nel classico ruolo di ala sinistra, ispirazione British al cento per cento), che il trasferimento a Londra sponda Tottenham.

A White Hart Lane, il caro Christopher incontrò due mantra del footie, destinati poi a divenire leggende a diverse latitudini, vale a dire Glen Hoddle e Paul Gascoigne. Dopo quasi 140 presenze e 33 reti collezionate con la maglia degli Spurs, arrivò il grande trasferimento all’estero, per la precisione all’Olympique Marsiglia dove il ragazzone del Tyne-Wear disputò quattro stagioni, condite da 22 reti ed un numero imprecisato di assist.
Nel 1992 il ritorno nella madrepatria, a Sheffield con il Wednesday, e poi ancora avanti ed indietro per tutto il Nord, da Sunderland a Burnley, con una piccola e fallimentare esperienza in Scozia con il Falkirk.
Dagli anni 2000 in poi, Chris Waddle decise di tornare in quelle paradisiache serie inferiori che tanto amò quando era adolescente: Torquay, Worksop Town e Glapwell. Appese gli scarpini al chiodo nel 2003, conscio di essere divenuto un’icona degli anni Novanta e di tutti i nostalgici di quell’irripetibile epoca.

Il tutto malgrado l’errore dal dischetto nella semifinale di Italia 90 contro la Germania Ovest, che costò agli inglesi l’eliminazione dal torneo ad un passo dalla finale dello Stadio Olimpico di Roma contro la vincente di Italia-Argentina (ma su questo, meglio soprassedere).

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi