Not so tragic. Alla quasi vigilia del derby SW6 contro i dirimpettai milionari del Chelsea, gara che potrebbe allontanare ancor di più i Cottagers dalla quartultima piazza in classifica, ci piace soffermarci per qualche attimo a considerare l’eventualità di una retrocessione in Championship non proprio come una tragedia assoluta.
Gathering. In questi giorni infatti stiamo assistendo ad un particolare fenomeno tra i tifosi del Fulham: tutti più o meno hanno la propria ricetta-salvezza; chi stila tabelle, chi guarda le statistiche degli anni passati, chi tira in ballo i cosiddetti “corsi e ricorsi storici”. Nel frattempo però non si ferma la corsa al biglietto: sia in casa che fuori casa i biglietti per le partite vanno per il “selling fast”. Per le partite in trasferta il Club ha messo a disposizione per i possessori dei biglietti autobus gratuiti con cui raggiungere lo stadio “away”.
Assistiamo ad un compattarsi della tifoseria quantomeno “strano” per chi come noi in Italia è abituato a vedere situazioni in cui se la nave affonda poco prima di saltar giù si fa in tempo a trovare i colpevoli.
Fulhamish. Invece i tifosi del Fulham, e questo non ci sorprende affatto, oltre a continuare a credere nella salvezza, dicesi Still Believe, allo stesso tempo si scatenano sui social per cercare di mettere le mani avanti nel caso vada male.
In tipico Fulham style, aggiungiamo noi, o Fulhamish come nella zona è chiamata quella qualità dei tifosi che consente di trovare il lato comico della situazione anche quando va male.
Buoni propositi . Molti tifosi infatti da un punto di vista puramente sportivo considerano tutto sommato non esattamente negativa la prospettiva di disputare i prossimi derby non già contro i ricchi Blues (we must admit that we have no hope nowadays with them…) ma per esempio contro gli odiati vicini del QPR, per non parlare del Brentford in caso di promozione delle Bees, ipotesi tutt’altro che campata in aria (a match we can win…); da un punto di vista invece logistico c’è chi si dice ansioso di poter andare in trasferta finalmente a Blackpool o a Bournemouth (just to see the sea…) o per visitare finalmente Yeovil (no other reason than football to go there…).
Esempi. Chi pensasse però che il “Fulhamish” colpisca solo i tifosi del Fulham sarebbe fuori strada:magari in questi giorni negli spogliatoi del Cottage la voglia di buttarla sul ridere è poca; magari negli anni è venuta un po’ meno la fantasia, anche se sappiamo da fonte certa di un certo “scherzetto” che Al Fayed soleva fare a certuni ospiti del ristorante del Cottage prima delle gare casalinghe, ma in passato sono stati gli stessi giocatori in maglia bianconera a rendersi protagonisti di scene memorabili.
Come quella volta che Tosh Chamberlain, ala sinistra degli anni ’50, vistosi trascurato dai compagni in campo si sedette accanto ad uno spettatore vicino alla linea laterale chiedendogli una sigaretta e spiegando:”sono 20 minuti che non mi passano un pallone, tanto vale che me la prenda comoda”.
O come quando nel 76 George Best e Rodney Marsh, compagni di squadra, si contesero un pallone in dribbling a metà campo giusto per farsi una risata. Chi scrive ha visto con i suoi occhi il portiere Jim Stannard chiedere ai tifosi della Hammy End delle barrette di cioccolata che poi consumava appoggiato al proprio palo quando l’azione si svolgeva dall’altra parte.
Ecco, questi sono solo pochi esempi di “Fulhamish”, un qualcosa che ti spinge ad amare sempre di più questa squadra, questo Club, questo Quartiere. Life goes on in any case è il suo significato intrinseco, e il Fulham rimane sempre il Fulham.
Non troppo “Sir”. Pensate che riuscirono a ridere anche nel momento più deludente nella storia sportiva del Club: la finale di FA Cup del ’75 persa col West Ham con due gravi errori del portiere Peter Mellor: al rientro negli spogliatoi rivolgendosi al proprio manager Sir Alec Stock il portiere porse le proprie scuse:
“sorry Boss, I should have kept my legs closed”. La risposta fu insieme lapidaria ed esilarante: “I wish your mother had”.
Fulhamitico.
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