L’emergenza Coronavirus ha investito praticamente qualsiasi settore che possa essere preso in considerazione e, ovviamente, anche lo sport non è stato escluso da questa situazione di grande emergenza, che ha avuto i suoi effetti nel mondo del calcio, particolarmente, e non solo. A seguito dei primi casi che si sono verificati nel mondo professionistico del calcio, è stato Daniele Rugani – difensore della Juventus – ad essere il primo positivo nel calcio internazionale che fosse preso in una considerazione maggiore.
Successivamente, in pochi giorni, i casi di quarantene, isolamenti volontari, positivi e comunicativi sono stati considerevoli e hanno portato all’idea di sospendere il campionato di Premier League, analogamente con quanto deciso anche negli altri campionati definiti “maggiori”. Ma, se negli altri campionati si pensa a delle soluzioni classiche, in Premier League l’idea che possa portare a completare il campionato britannico appare essere piuttosto folle: come si concluderà il campionato inglese di Premier League?
I casi di Coronavirus in Premier League e la sospensione del campionato
La sospensione del campionato di Premier League è stata determinata da quella serie di positività che sono state evidenziate all’interno del campionato britannico. Nonostante il diffondersi del Coronavirus e le misure adottate nei diversi campionati professionistici (sospensione da un lato, match a porte chiuse dall’altro), in Premier League si è cercato di posticipare – seguendo le direttive governative – quanto più possibile la sospensione del campionato. I primi casi di Coronavirus (Hudson Odoi del Chelsea, tre giocatori non specificati del Leicester, Arteta dell’Arsenal) hanno portato ad un’inversione di tendenza, che ha determinato la sospensione del campionato di Premier League.
Il Chelsea, a seguito della positività riscontrata in Hudson Odoi, ha rilasciato un comunicato in cui spiegava la situazione; la società ha spiegato: “Il giocatore della squadra maschile Callum Hudson-Odoi è risultato positivo al test del Coronavirus. Il personale del Chelsea che è stato in contatto con lui in questi giorni si autoisolerà come da disposizione governative. Tra le persone in quarantena ci sarà tutta la squadra, lo staff tecnico e i collaboratori del club”.
E ancora: “Callum ha manifestato sintomi simili a un lieve raffreddore lunedì mattina e da allora non è più sul campo di allenamento come precauzione. Tuttavia, il suo test si è rivelato positivo stasera e subirà quindi un periodo di autoisolamento – e ancora – Nonostante sia risultato positivo per il virus, Callum sta bene e non vede l’ora di tornare al campo di addestramento non appena sarà possibile. Continueremo ad aderire alle Linee guida del governo e della sanità pubblica in merito alle nostre strutture e al nostro personale e discuteremo il da farsi per le nostre partite con la Premier League venerdì mattina. Forniremo ulteriori aggiornamenti, se necessario, tramite il sito Web del club. Auguriamo a Callum una pronta guarigione e non vediamo l’ora di dargli il benvenuto nel club”.
Dello stesso proposito, e con toni comunicativi simili, è stato il comunicato dell’Everton, che ha scelto la quarantena volontaria a seguito dei primi casi sospetti di Coronavirus. Di seguito, quanto riportato dalla formazione di Liverpool: “L’Everton Football Club può confermare che, come misura precauzionale, tutta la prima squadra e il personale tecnico stanno vivendo un periodo di autoisolamento a seguito di una consulenza medica. Il passo è stato fatto dopo che un giocatore della prima squadra ha riportato sintomi collegabili con il Coronavirus. Il Club è regolarmente in contatto con il giocatore in questione e sta monitorando il benessere di tutti i giocatori e dello staff. La salute, il benessere e la sicurezza di tutti i giocatori, il personale e le parti interessate dell’Everton sono la priorità assoluta del club. Pertanto, il club ha deciso di chiudere tutti i luoghi di lavoro dell’Everton, tra cui la USM Finch Farm, Goodison Park e il suo quartier generale presso il Royal Liver Building nel centro di Liverpool”.
Come si sospenderà il campionato di Premier League?
Nei diversi campionati sono tantissime le dichiarazioni che vengono rilasciate in merito alla possibilità di ripresa dei campionati, considerando le sospensioni che sono state messe a punto dai diversi organi sportivi. Dato il rinvio dell’Europeo del 2020, ci sarà tempo per recuperare i campionati e assicurare i loro termini, ma esistono tante altre problematiche che sono legate a diritti televisivi, contratti dei calciatori, assicurazioni societarie e tanto altro ancora. Per questo motivo, in tutti i campionati si cerca – qualora sia possibile – di assicurare il termine dei campionati entro il 30 giugno del 2020.
Non c’è dubbio che il termine del campionato di Premier League sia una pura formalità: la vittoria del Liverpool appare essere incredibilmente scontata (basti guardare quella ormai mancanza di quote relative alla vittoria dello scudetto da parte dei Reds, e dare un’occhiata Stanleybet che offre quote in merito e non solo), eppure la formazione, nonostante la vittoria ormai assicurata, non si è certamente scomposta in merito, avendo rilasciato un comunicato in merito: “Il Liverpool continua a implementare le misure suggerite dal governo sull’epidemia di coronavirus e ritiene benvenuta la decisione odierna della Premier League di rinviare tutte le partite, nell’interesse dei calciatori, degli addetti ai lavori e dei tifosi. Il club ha implementato le sue precauzioni nei luoghi di lavoro per minimizzare il contatto, rinforzando l’invito a tutti a mantenere l’igiene personale. I biglietti già acquistati per le partite saranno validi nei giorni in cui i match saranno recuperati. E se qualcuno non potrà assistere al match nella nuova data, ci sarà un rimborso”.
Un’idea condivisa dai diversi club di Premier League è quella che porti a realizzare gli ultimi match del campionato ogni tre giorni, attraverso una trafila rapida che possa assicurare il termine del campionato entro i limiti stabiliti. Non solo: tutti i match si effettueranno a porte chiuse, in campo neutro e disponibili in chiaro; la location scelta sarebbe quella di tre stati nel Midlands, tali da assicurare una massima protezione possibile. Non mancano, ovviamente, le polemiche relative a pay-tv e contratti societari, ma la soluzione attualmente sembra essere l’unica praticabile.
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