I grandi numeri 7 della storia del Manchester United

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LONDON - FEBRUARY 04: Cristiano Ronaldo of Manchester United acknowledges the fans applause as he is substituted during the Barclays Premiership match between Tottenham Hotspur and Manchester United at White Hart Lane on February 4, 2007 in London, England. (Photo by Richard Heathcote/Getty Images)

Tutti conosciamo il Manchester United di oggi, una squadra che sta cercando faticosamente di ripartire dai giovani dopo anni parecchio difficili e successivi all’era di Sir Alex Ferguson. Dopo ben quattro allenatori e risultati alquanto discutibili, soprattutto se pensiamo a David Moyes, sembra che i Red Devils abbiano trovato in Ole Gunnar Soskjaer, tra l’altro ex bandiera del club, il manager da cui far partire il progetto rinascita. I tifosi un po’ più in la con l’età, invece, associano lo United ad una squadra di campioni, stelle del football in grado di battere qualsiasi avversario; un team nato e programmato per vincere.

Molti sono i giocatori che hanno incantato l’Old Trafford, in particolare ci concentriamo su alcuni di loro che hanno vestito la maglia numero 7, sacra qui a Manchester.

DENIS LAW

Arrivato al Manchester nel 1962, voluto fortemente da Sir. Matt Busby,“The King” ha rappresentato la speranza di una rinascita dalle ceneri, quelle posate pesantemente sulla pista dell’aeroporto di Monaco il 6 febbraio 1958; quel giorno un pezzo di football è morto. Con un passato nelle giovanili del City e proveniente dal Torino, a soli ventidue anni è stato pagato la bellezza di £115.000 sterline, che negli anni successivi si sono rivelate persino poche in confronto al suo rendimento. Affiancato da Bobby Charlton e da George Best, due geni con i piedi al posto del cervello, ha contribuito alla vittoria dei due titoli, un FA Cup, ma soprattutto si è reso protagonista nella cavalcata verso la vittoria della Coppa dei Campioni del 1968; purtroppo saltò la finale con il Benfica a causa di un infortunio. Infine quello che si può considerare un must per un vero campione; l’edizione 1964 del Pallone D’Oro.

GEORGE BEST

“Matt, ho trovato un genio!”. Così esordì Bob Bishop, scout del Man United, quando nel 1963 vide giocare per la prima volta un certo George Best; un ragazzo talmente talentuoso da guadagnarsi un contratto con i Red Devils a soli quindici anni. All’inizio George in Inghilterra non ci voleva stare, troppa la nostalgia della sua amata Blefast, e se non fosse stato per Busby forse oggi non lo ricorderemmo nemmeno. Insomma, Sir. Matt ha fatto un fondamentale servigio alla cultura del football. Spregiudicato, di classe, con un dirbbling ubriacante, dotato di una grande forza fisica nonostante il fisico gracilino, ma talvolta un irresponsabile. Numerosi i goal e altrettanti i trofei, per un calciatore tanto straordinario ma che al di fuori del rettangolo verde ha fatto fin troppo parlare di sè a causa del suo vizio dell’alcol, tra l’altro oggetto della sua triste fine. Nonostante tutto, uno delle stelle del calcio mondiale ad aver brillato più a lungo.

ERIC CANTONA

Una testa calda? sì, un genio fuori dal comune? Ebbene sì. Lo possiamo descrivere così Eric Cantona. Il ragazzo di Marsiglia esordì nel 1992 in un derby di Manchester vinto dallo United per 2-1, niente male come inizio. Successivamente i primi goal e le prime magie, più tardi contribuì alla vittoria della prima edizione della Premier League nel 1993. Altrettanto contributo ma con una maggiore continuità nei minuti disputati lo diede per la vittoria del titolo anche nella stagione successiva. Ottima tecnica, fiuto del goal e un innata foga agonistica hanno contraddistinto la sua carriera, e non solo nei cinque anni passati al Manchester United. In particolare, ricordiamo il famoso calcio in stile kungfu rifilato ad un tifoso del Crystal Palace, Matthew Simmons, che si era rivolto a lui con frasi ingiuriose e di stampo fascista-xenofobo. La Football Association decretò la sua squalifica di nove mesi dai campi di gioco. A squalifica scontata, numerosi trionfi seguirono, nello specifico quattro campionati vinti su cinque stagioni passate all’Old Trafford. Si ritirò inspiegabilmente nel maggio del 1997 a soli trent’anni, perfettamente nel suo stile; come un calcio in faccia, ma che provoca una strana sensazione di piacere.

MICHAEL OWEN

Il 3 luglio 2009 il Manchester United acquista a parametro zero un trentenne proveniente dal Newcastle, nel quale si era rifugiato in seguito all’esperienza tutt’altro che positiva con il Real Madrid. Il suo nome è Michael Owen. Appena arrivato prende la maglia numero 7 lasciata libera da Ronaldo, che nel frattempo era andato a scrivere un altro pezzo di storia con il Real Madrid. Nemmeno il rapporto con i tifosi è semplice all’inizio data la sua mai nascosta simpatia per i rivali del Liverpool in cui tra l’altro ha militato, ma presto le cose sarebbero cambiate. Godendo della fiducia di Sir. Alex, non uno qualunque, inizia a ingranare ed entra nel cuore dei tifosi grazie al goal decisivo siglato a tempo scaduto contro i rivali del Manchester City. Contribuisce in modo determinante alla conquista della Premier League nella stagione 2010-2011, annata in cui li club giocò e perse la finale di Champions League contro il Barcellona di Guardiola.

DAVID BECKHAM

La carriera di David Beckham al Manchester United inizia alla tenera età di 16 anni, quando nel 1991 firma un contratto come Youth Training Scheme. Nel frattempo, un giovane David cerca di farsi strada tra le giovanili dei diavoli rossi ma con scarsi risultati; in seguito viene ceduto in prestito al Preston North End. Di ritorno a Manchester viene subito buttato nella mischia da Ferguson, mosso a fiducia che un gruppo di ragazzini dell’academy, Beckham compreso, avrebbero sostituito in modo egregio i veterani che avevano lasciato il club. Dopo qualche svarione iniziale la sua seconda chance con lo United si rivela un tripudio di trionfi: vittoria del titolo in nella stagione 1995-96, altri successi in quella successiva. Assist-man eccezionale e considerato uno dei migliori battitori di punizioni di tutti i tempi, si è distinto soprattutto per la sua calma e professionalità in ambito calcistico. Realizza insieme ai suoi compagni un favoloso treble nell’annata ’98-’99, caratterizzata soprattutto dalla vittoria della coppa dalle grandi orecchie in quella fantastica notte spagnola in cui a perire fu il Bayern Monaco. 6 campionati, 2 Coppe d’Inghilterra,1 Coppa Intercontinentale, la tanto beata Champions League e 85 goal in 394 partite; dodici anni belli pieni.

CRISTIANO RONALDO

Un campione. Così Alex Ferguson definisce un giovane portoghese sconosciuto che aveva appena visto giocare nella gara tra il suo United e lo Sporting Lisbona. Un certo Cristiano Ronaldo, nell’agosto del 2003 viene acquistato dai Red Devils per circa 12 milioni di sterline. Legato sentimentalmente alla numero 28, numero che chiede non appena sbarcato in Gran Bretagna, Sir. Alex lo giudica pronto per una maglia di un certo peso, la numero 7. Dopo un periodo di appannamento dovuto al cambio di frequenza, completamente diversa da quella della Liga Nos, Ronaldo sbriciola ogni record superando addirittura George Best per quantità di reti segnate in una sola stagione. Al termine della stagione 2006-2007 conquista il suo primo campionato inglese, ne seguiranno altri due consecutivi; nel 2008 segna il goal del vantaggio nella finale di Champions tutta inglese con il Chelsea che poi i diavoli rossi vinceranno ai calci di rigore. La stagione seguente vince il Mondiale per Club, l’ultimo titolo ad Old Trafford, prima di trasferirsi nell’estate del 2009 al Real Madrid, per la modica cifra di 94 milioni di euro. Il resto è storia.

di Tommaso Vecchiarelli

Tommaso Vecchiarelli