Più di mezzo secolo è andato via, ma di sicuro nessuno a Wolverhampton ha mai dimenticato le imprese compiute dei lupi coraggiosi a cavallo tra gli anni 50 e 60, l’ultimo decennio felice di una squadra che da allora non ha più vinto nulla.
Era il 7 maggio 1960, esattamente 60 anni fa. E l’aria era elettrica, come accade per ogni attesa trepidante: i Wolves erano arriva in finale di FA Cup con i Blackburn Rovers, portando dalla loro parte tutti i favori del pronostico guadagnati dopo grandi stagioni scandite da numerosi successi. Nei due anni precedenti la squadra era riuscita a vincere il titolo e soltanto qualche settimana prima si era fatta scappare la clamorosa tripletta per un solo punto, quanto bastò per premiare invece il Burnley. Dall’altra parte invece il Blackburn non era reduce da un annata molto emozionate, un alto fattore che faceva pendere pericolosamente l’ago della bilancia dalla parte dei lupi.
Chiunque prese parte a quella finale ricorderà sicuramente il clima rovente, in campo ma anche fuori. Infatti durante il corso della partita molti spettatori ebbero mancamenti per il troppo caldo, una situazione atipica per una città come Londra. Ma questo non impedì alle due squadre di giocare senza esclusione si colpi: neanche l’alta temperatura riuscì a placare la fame dei Wolves che, dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio per 1-0, si portarono a casa la quarta FA Cup della loro storia grazie all’indimenticabile doppietta di Deeley nella ripresa.
Anche l’after match rimase nella storia. Stan Cullis e i suoi ragazzi erano pronti per sollevare il trofeo, ma sugli spalti i tifosi del Blackburn erano irrequieti soprattutto nei confronti di Bill Slater, il capitano del Wolverhampton accusato di un’entrata troppo violenta su di un loro giocatore. D’improvviso Wembley si trasformò in una pericolosa bolgia. Sul campo fu lanciato di tutto: bucce d’arancia, nocciole di mela, panini stantii, bicchieri di plastica e spazzatura generale, tutta rivolta verso i Wolves che nel frattempo stavano festeggiando una vittoria meritatissima.
Nelle interviste dei giorni successivi nessun giocatore accennò alle proteste, e quasi tutti concordarono con il fatto che il Blackburn aveva lottato al massimo delle possibilità, provando a ignorare il grande divario che c’era allora tra le due squadre. Quella coppa, come detto, è stata uno degli ultimi trofei alzati al cielo dal Wolverhampton fino a oggi, in una situazione quasi surreale che nessuno potrà mai dimenticare.
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