La storia del St Andrew’s, casa del Birmingham City

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In Inghilterra una delle specialità della casa è legata agli impianti sportivi in cui le squadre disputano le proprie partite. Stadi ricolmi di storia, tradizione, una vera e propria immersione nella magica atmosfera del football britannico. Campi che a loro volta, grazie alla loro struttura e capienza, trasmettono ai propri beniamini in campo quella grinta in più che male non fa e incutono timore agli avversari. Uno dei più antichi e caratteristici di tutta la Gran Bretagna è il St Andrew’s di Birmingham.

Prima della sua edificazione nel 1906 il Birmingham City giocava le sue partite casalinghe nel minuscolo Muntz Street, situato a pochi passi dove sarebbe poi sorto il St Andrew’s. Inizialmente dotato di 10.000 posti a sedere con la costruzione di una tribuna in legno la capienza salì a 30 mila, il tutto grazie anche all’impennata delle vendite dei biglietti; al termine dei lavori si arrivo a 75.000 posti. Successivamente allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale la tribuna venne resa completamente inagibile, causa i bombardamenti tedeschi sul suolo inglese.

Al termine del conflitto iniziò la ristrutturazione che si concluse solamente negli anni Cinquanta con l’installazione dei riflettori, e la conseguente riduzione dei posti a sedere. Lo stadio però cadde in disgrazia quando trent’anni più tardi un ragazzino rimase ucciso in seguito al crollo di un muro. Con la tragica vicenda dell’Hillsborough Stadium di Sheffield nel 1989 e la pubblicazione del rapporto Taylor, un insieme di regole legate alla sicurezza negli stadi anglosassoni, quattro anni più tardi fu promosso un programma che andava a ridisegnare la capienza del St Andrew’s, per poi arrivare ad essere quell’istituzione storica che oggi noi tutti conosciamo.

di Tommaso Vecchiarelli

Tommaso Vecchiarelli