“Con me non è mai successo che i tifosi lasciassero lo stadio in anticipo nonostante i problemi che anche sotto la mia gestione ci sono stati. Non è mai successo perché c’era dignità nei comportamenti e i tifosi lo capivano. In questo caso non lo so, ma di certo la squadra è allo sbando ed è normale che sia così”
Piove sul bagnato e quanto pare a nessuno interessa comprare un ombrello. Paolo Di Canio dagli studi di Fox Sport imperversa a briglia sciolta in un monologo di oltre tre minuti sul delicato momento del Sunderland, intervenendo a gamba tesa sulla sciagurata gestione di chi abita i piani alti della società. Ed è interessante ascoltare il racconto dei suoi sette mesi a Sunderland, ripete con costanza la parola indecenza, sciorina su prese di posizione mancanti, sui due italiani “artefici di disastri quasi irreparabili e di un mercato orribile” (ndr Valentino Angeloni, responsabile degli osservatori ed ex capo degli osservatori dell’Inter, e il direttore generale Roberto De Fanti), di calciatori inadeguati acquistati e spariti nell’arco di un anno (ndr tra i quali Altidore, pagato oltre 10 milioni, Ignacio Scocco, l’attaccante argentino preso a Gennaio dal Newell’s Old Boy o ancora Charis Mavrias, 3 milioni per il suo cartellino e sole 4 presenze). Poi sposta l’attenzione sull’attuale gestione, puntando il dito contro chi l’ha sostituito, ovvero Gus Poyet. E qui la sua analisi si fa se possibile ancora più intrigante. Di Canio spiega come durante questa stagione Poyet abbia avuto carta bianca sul mercato (e gli acquisti di Bridcutt e Buckley, già allenati dall’uruguayano a Brighton & Hove, danno credito alle sue parole), e individua il punto debole nella gestione del gruppo – “Non voglio imputare nulla a Poyet, ma se non multi un giocatore perché hai paura, poi arrivano il problemi. Come quando dai il potere a dei giocatori (per di più scarsi, perché l’anno scorso si sono salvati all’ultima giornata e quest’anno è la stessa storia). Se dai potere a una squadra che non ti dà certezze, una squadra che perennemente piuttosto di conquistare dei meriti sul campo preferisce sperare che ce ne siano 3 peggiori“.
Tutto ciò si innesta in una pungente invettiva contro colui che indica come primattore del disastro-Sunderland, il proprietario del club Ellis Short. In una delle sue prime interviste da ex tecnico Di Canio aveva profeticamente avvertito che una politica di gestione tutta italiana che Short voleva importare nel club non avrebbe funzionato – “In Italia il direttore generale sceglie il manager, l’allenatore e i giocatori. Se qualcosa va storto dopo due mesi è l’allenatore a fare le valigie” – Di Canio sarà poi licenziato dopo lo 0-3 interno contro il West Brom, ultimo con un solo punto ottenuto nelle prime 5 giornate di Premier League
Ho scelto di aprire con le parole di Di Canio poichè mentre si avvicina un finale di stagione di cui avremmo fatto volentieri a meno, porsi qualche domanda diventa inevitabile. La prima è senza dubbio “dove crediamo di andare ?”. Sono trascorse già quattro stagioni da quando il timone della nave “Sunderland” è stato affidato a Steve Bruce, e da quel giorno non abbiamo mai smesso di imbarcare acqua. Il traguardo Wembley, raggiunto lo scorso anno con Poyet, è valso al manager uruguagio un grosso bonus per la deprimente stagione in corso, ma non è bastato a giustificare il mancato cambio di rotta che tutti attendevano dopo l’insperato strappo finale dello scorso Maggio. Da allora è stato un susseguirsi di errori su tutti i livelli, dalle scelte di mercato a quelle del campo.
Entrare nel merito della decisione di allontanare Poyet appare un’operazione inutile. Il raffronto con i numeri della scorsa stagione è umiliante, tutto ciò nonostante la miracolosa rincorsa finale che ha garantino la permanenza nella massima serie. E in termini di risultati la brusca frenata dal gennaio 2015, con soli 6 punti ottenuti in 10 incontri e un calendario alla nostra portata echeggia come una sentenza definitiva sull’operato dell’ormai ex tecnico.
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— Sky Sports News HQ (@SkySportsNewsHQ) 16 Marzo 2015
Nelle scorse ore la società ha nominato Dick Advocaat allenatore ad interim fino al termine della stagione. Per l’olandese, che alla guida della Nazionale Oranje estromise l’Inghilterra dal Mondiale del 94′ , si tratta dell’ennesima prima volta. Nonostante una carriera da nomade del calcio, Advocaat non ha mai allenato in Premier League (ha guidato i Rangers, con cui ha conquistato il treble nel 98′), e questo ha sollevato il timido scetticismo dei tifosi, inclini alla scelta di un profilo meno autorevole, magari British fino al midollo. Ciò che fa ben sperare è la fama di sergente di ferro che il tecnico trascina con sè, la disciplina e la cultura del lavoro necessarie per ripulire rapidamente lo spogliatoio estirpando le mele marce che hanno trascinando il Sunderland ai margini della red-zone.
Solo nove partite e conosceremo il nostro futuro
#HAWAYTHELADS
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