Tutti ricorderanno il drammatico caso del suicidio di Gary Speed, commissario tecnico della nazionale gallese ed in passato quotatissimo centrocampista offensivo di Leeds, Everton e Newcastle.
L’ex magpies venne ritrovato privo di vita, impiccato all’interno della sua abitazione nel Chester, alla prematura età di 42 anni.
Una tragedia spaventosa, una scena del sopralluogo drammatica; in quel freddissimo Novembre del 2011 tutto il mondo del footie europeo rimase senza parole. Versando tante lacrime.
Ma perchè un dramma del genere? I motivi che hanno spinto il povero Gary a togliersi la vita sicuramente non potranno mai essere compresi tramite un semplice memorial redatto su di un sito, e nemmeno abbiamo la presunzione di spiegare chissà cosa.
Quindi ci soffermeremo sul profilo tecnico/tattico di quello che è stato un grande calciatore, senza entrare nello specifico della clinica diagnostica e sulle ragioni socio-personali che hanno causato l’immane dolore.
I primi successi, gioie e dolori da calciatore, il buon Gary Speed li vive con la maglia del Leeds United: con i Peacocks mette a segno 38 reti in 199 caps, vincendo il campionato nella stagione del debutto 1991/92 ed alzando al cielo del vecchio Wembley il Charity Shield all’inizio della stagione immediatamente successiva.
Nell’estate del 1996 si trasferisce a Liverpool sponda Everton, dove rimane fino al gennaio ’98 quando viene acquistato dal Newcastle di Alan Shearer. A St James Park il dragone gallese disputa quasi sette stagioni, sempre da protagonista in tutte le competizioni nazionali e rubando l’occhio di molti in Champions League, grazie al suo carisma straripante ed al suo talento (spesso però discontinuo).
Dopo la bellezza di quasi 300 presenze ed oltre 40 gol messi a segno nella nazione geordie, il gallese si trasferisce al Bolton su esplicita richiesta di Big Sam Allardyce: ben oltre i trent’anni, Gary Speed riesce ad affermarsi alla grande nella Greater Manchester, con 14 gol in oltre 100 caps.
L’8 dicembre 2007 gioca in Bolton-West Ham 4-0 la sua partita numero 500 nella Premier League, diventando il primo giocatore a riuscire nell’impresa.
Si ritira dal football giocato nel 2010 dopo qualche apparizione con la maglia dello Sheffield United in Championship. Ma nonostante tutti i lustri nelle squadre di club, Speed è stato anche e soprattutto una grandissima bandiera della nazionale gallese, con quasi 90 partite disputate ed i gradi di capitano praticamente tatuati sul suo braccio; dopo il ritiro riesce persino ad ottenere la panchina della nazionale gaelica, mandando in estasi l’intera comunità malgrado l’inizio ad handicap (pesantissima sconfitta subita dall’Irlanda del Trap). Considerato un patriota, rimane ancora oggi nella memoria di tutti come un uomo assolutamente tronfio della sua madrepatria.
Ma in un quadro del genere, chi mai avrebbe potuto immaginare il sopraggiungere del “male oscuro” della depressione? Da Agostino Di Bartolomei a Robert Enke, fino a Gianluca Pessotto, ci sarebbe da raccontare una storia di buio e di demoni a volte mai realmente sopiti.
Le motivazioni scatenanti possono essere e sono sicuramente molteplici, tra cui abbiamo solo modo di ipotizzarne alcune; dall’eccessiva pressione dovuta alla smania del risultato, alle raffigurazioni offerte in pasto del pubblico dalla stampa, fino a giungere all’ormai trito e ritrito discorso in merito ai ritmi di vita a volte insostenibili. La sensibilità spiccata di alcuni esseri umani può sovraesporli a momenti di debolezza che andrebbero capiti e compresi prima che si imbocchi la via senza uscita.
Ma, come già specificato chiaramente all’inizio dell’articolo, questo vuole essere solo un semplice memorial per un grande protagonista della Premier League, e non una disamina banale e lapalissiana su di una sintomatologia clinica che, purtroppo, è assai diffusa.
La nazionale gallese ha da poco raggiunto la storica qualificazione agli europei transalpini del 2016, malgrado la sconfitta patita sul campo della Bosnia: e la dedica avuta in serbo dai dragoni di Gareth Bale è stata abbastanza scontata.
Gabriele Fumi
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