BEES CORNER – Brentford: finisce un’attesa durata 50 anni!

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Brentford
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La lunga attesa è finita. E’ durata 50 anni ma è finalmente finita. Erano infatti 50 anni che il Brentford non batteva il QPR. Va detto ad onor del vero che da quell’  ormai lontano 6-1 dell’agosto ’65 al Griffin Park le due squadre si sono fronteggiate soltanto 8 volte ma forse proprio per questo motivo la rivalità è cresciuta nel tempo con episodi anche non del tutto edificanti.

A parte la “normale” rivalità tra due squadre  e due tifoserie di fatto vicine di casa, la questione si fece grossa quando nel 1967 la dirigenza del QPR rese pubblica la propria volontà di acquisire il piccolo vecchio Brentford  in difficoltà finanziarie e trasferirsi armi e bagagli al Griffin Park facendo di fatto “sparire” il piccolo club biancorosso.
Ne nacque una sollevazione popolare dei tifosi delle Bees  che indignati e usurpati si coalizzarono raccogliendo fondi per garantire la sopravvivenza al Brentford, cioè la loro piccola ma dignitosa squadra di quartiere, un  qualcosa che gli abitanti del sobborgo consideravano e considerano tuttora, una cosa di famiglia. Per tutto questo tempo la questione non è stata certo dimenticata dalla memoria elefantina dei tifosi del Brentford  piu’ attempati , per quanto riguarda invece i meno anziani , a parte i racconti, a tener vivo il risentimento ci ha pensato una decina di anni fa un certo Martin Rowlands, giocatore del Brentford che in maglia biancorossa prima giura eterno amore ai tifosi delle  Bees, poi però, passato guarda caso proprio al QPR, al termine della gara vinta al Loftus Road nel 2003 si intrattiene  coi suoi compagni sotto la End del Brentford baciando ripetutamente la propria maglia del QPR e sbeffeggiando in tal modo i tifosi ai quali poco tempo prima aveva, forse con eccessivo trasporto, giurato fedeltà.
Un episodio che tuttora genera malcontento e risentimento nei tifosi delle Bees se interpellati sull’argomento e che dà una precisa idea del tipo di sentimento che lega i tifosi a questa piccola grande squadra di quartiere. Piccola sì ma fiera della propria identità e Storia e anche  (ora) con grandi ambizioni.

Ecco perché venerdì sera al Griffin Park c’era quello che si suol dire il pubblico delle grandi occasioni, 12.037 paganti, il mancato sold-out secondo i maliziosi commenti dei locali, dovuto al mancato riempimento della Away End, ed in effetti anche in TV si scorgevano diversi posti vuoti nella sezione dedicata agli ospiti, ma un avanzo di circa 500 tickets non ce lo aspettavamo.

Il derby è stato atteso dalle opposte tifoserie in maniera differente: con malcelata impazienza quelli del Brentford, sicuri di vincere, quindi non vedevano l’ora; quasi con indifferenza quelli del QPR con la spocchia di chi punta alla Premier League e non può certo preoccuparsi del piccolo Brentford. Questa, piu’ o meno, l’aria che tirava sui social.

Le formazioni non presentavano particolari novità, quella del Brentford era la stessa dell’ultima gara, il tecnico del QPR Ramsey teneva ancora in panchina la stella Austin, ancora convalescente dal lungo infortunio.

E bisogna dire che i primi 45’ minuti dicevano  ben poco a  chi si aspettava qualcosa di pirotecnico, la squadra di casa sembrava  sentire la “pressione” di una gara cosi’ delicata e appariva contratta; gli ospiti sembravano giocherellare in attesa di piazzare la zampata vincente, come si confà ad una squadra di (presunto) rango.
Erano tutto sommato gli Hoopers a rendersi piu’ pericolosi non tanto con un predominio territoriale o con il prolungato possesso palla, quanto con due episodi che potevano certamente cambiare il corso della gara, protagonista l’italo australiano Luongo che nei 5’ finali del primo tempo prima impattava un cross di testa che si stampava sul “sette” (Button sembrava comunque esserci), poi concludeva appena dentro l’area con un tiro a rientrare il cui “giro” però risultava incompleto con la palla che rimbalzava sul palo prontamente scagliata da un grato Tarkowski in uno dei condomini della adiacente Ealing Road.

Lo scampato pericolo o  la probabile strigliata di Carsley nella pausa ( piu’ certamente entrambe le cose) scuotevano il Brentford che cominciava infatti la ripresa con altro piglio: una penetrazione di Yennaris trovava appena dentro l’area Djiuricin pronto alla battuta ma il portiere Green respingeva prodigiosamente, la successiva conclusione di Swift andava alta (e meritava esecuzione piu’ adeguata); susseguentemente si cambiava fascia ed esito  finale: innestato da un esterno destro lungo la fascia di Diagouraga, Alan Judge da sinistra crossava prontamente basso in area dove questa volta Djiuricin non falliva la conclusione sottomisura. Il Griffin Park detonava.
Mancava a quel punto piu’ di mezz’ora al termine ed era lecito attendersi una qualche reazione da parte ospite, Ramsey “rischiava” anche Austin il cui apporto però risultava alla fine nullo, ed era soltanto il netto, ma sterile, dominio di campo a tenerci in apprensione, oltre al lentissimo incedere delle lancette dell’orologio. Poteva succedere qualcosa solo in qualche mischia derivante da calcio da fermo o corner, ma niente di ciò si verificava e con il cuore in gola prendevamo atto che controllavamo bene la gara senza concedere occasioni agli avversari , ma non riuscivamo mai (detto: mai) a ripartire per cercare  di andare a segnare il 2-0 e chiudere la gara. Ci sarebbe piaciuto tanto.

Al fischio finale scene di grande gioia in campo e sugli spalti per i giocatori e tifosi del Brentford, che inanella la quarta vittoria di seguito, e spogliatoi guadagnati frettolosamente dai giocatori del QPR che dopo la sconfitta nel derby col Fulham incassano anche questa con il  (non più) “piccolo” Brentford.

Nota a margine: nella notte tra venerdì e sabato è nato il primogenito di Alan Judge, un piccolo Irish Messi
e , supponiamo, un nuovo tifoso delle Bees. Auguri ai neogenitori e complimenti, se ce ne fosse bisogno, ad Alan Judge che, si è poi scoperto, è sceso in campo con la moglie in ospedale per il travaglio.
Anche questo è Amore.
Goodbye mr Rowlands…..

Giancarlo Manunta
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