È stata una settimana intensa per il WHUFC questa: da un estremo all’altro, da un lato la fondamentale partita coi Red Devils, dall’altro le news sui biglietti per le ultime partite in casa nell’ambito dell’operazione “farewell Boleyn” e quelle sul procedere degli abbonamenti all’Olympic Stadium. In mezzo a tutto ciò, una squadra che sta facendo meraviglie grazie a investimenti solidi, duro lavoro e…Dimitri Payet, like you could understand!
Nella tana del lupo – La gara di domenica non si presentava certo come una passeggiata di salute, indipendentemente dai problemi che quest’anno sta affrontando il ManUtd, ma i ragazzi si sono presentati a Manchester con il cervello acceso e la giusta dose di sfacciataggine conquistando un pareggio che, con un pelo di obiettività dell’arbitro o di fortuna in più, sarebbe potuto essere una vittoria.
Siamo arrivati a questo: fino all’anno passato avremmo considerato un pareggio all’Old Trafford una vittoria, oggi, siamo ai rimpianti di non aver sistemato subito il discorso qualificazione, costringendoci ad un replay in casa che sarà anche l’ultima sfida ospitata dal nostro amato Boleyn Ground.
Solo la scarsa mira di Emenike (ma solo a me Emmanuel sembra particolarmente scarso?) e la sfortuna di The Second Coming ci hanno impedito di finire il primo tempo in vantaggio, quando come approccio alla gara e gioco espresso siamo stati dominanti pur non essendo spettacolari, e del resto questa fuori casa non era certo una sfida in cui si potesse pretendere il “calcio prosecco” (calcio champagne per i provinciali francofili). Il secondo tempo ha visto il ritorno dei Red Devils e la partita si è più equilibrata: a spezzare lo stallo, come al solito, ci pensa The Flash Payet, una punizione dalla distanza, parte del suo incredibile repertorio, che De Gea può solo raccogliere in rete.
Per un po’ ci abbiamo creduto, e i ragazzi sembravano stare tenendo bene il ritorno dei diavoli rossi feriti, che, quasi si fossero improvvisamente svegliati, hanno iniziato ad attaccare con intensità sempre maggiore, fino al pareggio – doccia fredda – di Martial su cross di Herrera, mentre il povero Randolph (al solito in campo in coppa al posto del portierino spagnolo)spendeva il suo tempo a liberarsi delle amorose effusioni di Bastian Schweinsteiger. Il tedesco, in evidente carenza di affetto in stagione visti i magri risultati dello United, ha pensato bene di appiccicarsi al nostro portiere alla ricerca di un contatto umano, purtroppo per noi questo ha impedito a Darren l’uscita decisiva a sventare la minaccia per la nostra porta e così ci ritroviamo a commentare un pareggio invece di una vittoria.
L’ultima ad Upton Park – Alla fine, quindi, saranno proprio loro, i Red Devils a consentirci di salutare per l’ultima volta il nostro magico stadio prima del trasferimento nel più moderno e anonimo Olympic Stadium: tutto sommato va bene così, salutiamo la storia che passa con una sfida degna e di altissimo livello, che potrebbe proiettare ulteriore luce su una stagione già abbagliante dei nostri ragazzi.
Diremo addio al Boleyn Ground il 10 Maggio, quando alle 19:45, orario della perfida e seducente Albione, l’arbitro fischierà l’inizio dell’ultima partita in quello che più che uno stadio è il santuario di un calcio senza tempo, e che da quel momento in poi continuerà ad esistere solo nei nostri ricordi.
Non riesce ancora a sembrarmi vera questa storia del trasferimento, lo stadio olimpico è così grande, brillante, luminoso, moderno, ricco e certamente porterà introiti e vantaggi alla società (magari anche qualche biglietto in più disponibile per gli ospiti d’oltremanica non farebbe schifo), ma non so se sarà mai casa come lo è stato Upton Park.
I tempi cambiano e noi dobbiamo farlo con loro se non vogliamo farci schiacciare dalle ruote della storia, inoltre, certamente, se anche il West Ham giocasse in un mini stadio di provincia come il Mario Sandrini di Legnago io e tutti i tifosi claret&blue lo seguiremmo con la stessa passione, quindi ugualmente dovrebbe valere per un impianto sportivo gioiello di modernità, però… ecco deve essere il problema di chi si è trovato coinvolto in svolte epocali che hanno segnato un confine di netta demarcazione tra passato e futuro: alle spalle uno stadio, sì datato, ma ammantato di leggenda che verrà trasformato in anonime palazzine, davanti un anonimo ovale patinato che alletta per i vantaggi economici che può portare al club, ma che intimorisce per il rischio che ha sempre portato la monetizzazione della passione.
Parliamoci chiaro, la paura che il WHUFC perda parte del suo fascino, il timore che la nostra casa diventi un club plastificato in cui gli addetti passano prima del match a portare sciarpine e bandierine (qui ogni riferimento al Ch3lsky è puramente intenzionale), la preoccupazione che non si respiri più aria di casa, ma atmosfera da apertura domenicale del centro commerciale è legittima e giustificata se si pensa da dove veniamo: basteranno queste preoccupazioni ad affievolire l’amore per una squadra che è Moore than a football club? Io non credo, i tifosi di oggi, quelli che hanno vissuto la storia, hanno davanti una grande responsabilità: tramandare la West Ham way alle nuove leve, far capire chi siamo e da dove veniamo, mantenere la nostra identità a dispetto degli stadi ovali e dei fancy restaurants, perché il West Ham è qualcosa di più di un passatempo del weekend, e per questo, nonostante i legittimi timori, affrontiamo questo nuovo capitolo di storia a testa alta, consapevoli che non sono quattro seggiolini colorati a definirci, ma il cuore e la passione con cui teniamo alta la nostra bandiera.
A proposito di stadi patinati, bandiere in comodato d’uso e soldi come se piovessero, questo week end ci aspetta proprio una gita a Stamford Bridge, casa di quei parvenu del Chelsea: l’occasione è ghiotta, i ragazzi di Hiddink vengono da due sberle con Everton e PSG, e per quanta voglia di riscatto abbiano, è evidente che si trovino in un momento di difficoltà che noi potremmo sfruttare per portare a casa un risultato positivo. La rosa dei blues è superiore sulla carta alla nostra, ma i valori espressi in campo in questa stagione fanno credere giustamente il contrario, infatti il Chelsea ci segue a ben nove punti di distanza, occupando la decima posizione in Premier: non male per chi può sperperare centinaia di milioni in giocatori e allenatori “speciali”. I nostri ragazzi devono presentarsi a Stamford Bridge concentrati, perché, al di là di tutto, negli undici blues ci sono certamente giocatori che con un colpo di genio possono risolvere la partita e noi non dobbiamo contare solo sulla straordinaria forma di The Flash, ma giocare una gara attenta con l’entusiasmo di chi, con un risultato positivo, potrebbe consolidare il quinto posto e mettere pressione sullo scontro diretto della domenica tra le due di Manchester. Ebbene sì, i Citizens che ci precedono di due punti e i Red Devils che ci seguono alla stessa distanza si affrontano il giorno dopo: cerchiamo di fare il nostro dovere, magari con una vittoria, che è certamente alla nostra portata, e poi vediamo cosa dovesse saltare fuori.
Insomma gentlemen, tra passato e futuro del West Ham, per ora scelgo il presente: birre in fresca e scaldare la voce per il prossimo impegno degli Irons, sabato alle italiche ore 16:00…
COME ON YOU IRONS!
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