ARSENAL – What’s the problem, may I ask?

0
515

PodolskiTRA IL DIRE E IL FARE – E’ difficile fare i conti con l’Arsenal. Ogni anno. Non si capisce mai se ad Holloway abbiano voglia di crescere e mettere un punto alle “ambizioni”, o stiano tutto sommato a loro agio nella bambagia del “ci riproveremo l’anno prossimo”.

Nel giro di qualche settimana, i Gunners sono precipitati al terzo posto. 59 punti, meno 4 dalla vetta, con il City alle calcagna. Come amiamo ripetere, però, non è il distacco nei punti a dover preoccupare l’ambiente, gli appassionati e chiunque desideri vedere una squadra finalmente consapevole di sé. Forse la parola “immaturità” può aggiungere qualche contorno alla questione.

Ci sono momenti nella stagione di una squadra nei quali è fondamentale trovare il senso della propria annata, nei quali ci si deve sentire a proprio agio nel ruolo che si sta avendo. L’Arsenal del 2014 non ha mai dato l’impressione di aver trovato il suo senso.

Fino a Natale, su per giù e bene o male, lo spettatore interessato della Premier guardava giocare una squadra ben assemblata, convincente nel gioco, e soprattutto abbastanza consapevole dei propri passi. Cosa sia successo nelle vacanze è una domanda che non possiamo farci. Tant’è, i Gunners versione new year sono apparsi disintegrati nello spirito, totalmente allo sbando.

IL MATCH – Ieri pomeriggio, la partita è stata bruttina, impalpabili presenze (da Podolski a Rosicky, a un Özil che ancora non ha riscattato i soldi spesi per portarlo via da Madrid, e un Giroud a tratti indisponente) e assenza di un’impostazione di gioco convincente. La sconfitta in casa dello Stoke (1-0, su calcio di rigore) ha confermato l’incapacità da parte del gruppo di creare tensione all’interno dello stesso, l’assenza di responsabilità. Quella responsabilità che, tanto per prendere d’esempio uno che non si lascia intimorire, Mourinho ha affrontato a quattr’occhi quando sapeva che bisognava prendersela: è andato all’Etihad, ha messo i suoi di fronte a un bivio e insieme hanno preso la strada giusta. E poi la vetta è andata da loro.

ALLA FINE DELLA FIERA – La vetta l’Arsenal l’ha conquistata quest’anno, e l’ha tenuta, ma non ne ha fatto buon uso. Non ha imparato come-si-fa.

Sconfitta per 2-0 contro il Liverpool all’andata. Vergognoso 6-3 dal City. E da ultimo il 5-1 suonato dal Liverpool ad Anfield. In mezzo, pareggini stretti con Chelsea, Everton, United. Manca la stoffa, manca l’abitudine a vincere. Ebbene? Sono delle scuse valide?

Alla fine del match di ieri, quando in un’intervista gli è stato chiesto se il Chelsea abbia definitivamente preso terreno sull’Arsenal, Jack Wilshere ha intonato un flebile canto di riscossa: “La cosa bella è che in questo mese le affrontiamo, affrontiamo tutte le squadre di alta classifica, questa è una cosa buona”. 16, 22, 29 marzo. Segnatevi queste date. Tottenham, Chelsea, City. Le prime due in trasferta, la terza all’Emirates. Se sarà una cosa buona, e Wilshere avrà avuto ragione, lo vedremo. Di sicuro, sarà come quando si tolgono le rotelle alla bicicletta di un bambino: non è più tempo di sostegni.

Ilaria Ferraro