Pochi minuti fa si è concluso il derby d’Inghilterra tra Manchester United e Liverpool. Uno scontro titanico tra le due più titolate di Inghilterra, con due tra le coppie d’attacco più prolifiche d’Inghilterra. Ripercorriamo quanto accaduto a Old Trafford, in novanta minuti tesi e a volte raccapriccianti, ma comunque inevitabilmente determinanti per entrambe.
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— Manchester United (@ManUtd) 16 Marzo 2014
LA PRIMA FRAZIONE DI GIOCO – Un primo tempo strano, verrebbe da dire, a Old Trafford. Nessuna delle due squadre ha preso mai davvero il sopravvento, in 45 minuti (più 2 di recupero) in cui si sono alternati buoni momenti del Liverpool a momenti discreti dello United.
Primi dieci minuti veloci, senza un attimo di sosta, con un’occasione per parte (Suárez e RVP). Il primo vero spunto dello United arriva al 19’ proprio con Van Persie, che però si intestardisce in area e, invece di passare a Mata libero dietro di lui, si fa fermare dai difensori del Liverpool. Ribaltamento di fronte, nella stessa azione, che porta Sturridge ad avere un’occasione enorme, ma anche lui non riesce a giocare per Sterling e non concretizza.
Il primo corner arriva solo al 25’, ed è a favore del Liverpool: niente di fatto.
Al 25’ Flanagan viene ammonito dopo almeno due falli che potevano già costargli il giallo in precedenza. Ma il clou ha da venire. E’ un one-man-show quello a cui dà vita Rafael in un paio di minuti: al 32’ viene ammonito per un fallaccio su Gerrard; al 33’ si trova nel posto giusto, al momento giusto, ma nel modo sbagliato: Suárez mette un pallone in mezzo che Rafael devia platealmente con la mano destra in area di rigore. L’arbitro si attiene al regolamento nel concedere il penalty, non nell’ammonire Rafael, che a quel punto avrebbe visto il resto del match dagli spogliatoi.
Dal dischetto, alla 660esima presenza con la maglia dei Reds, Gerrard spiazza De Gea: pallone da una parte, portiere dall’altra, è davvero il caso di dire; e porta in vantaggio il Liverpool.
Seguono dei minuti in cui lo United non riesce a mettere insieme i pezzi (ironia della sorte, una testata di Gerrard apre letteralmente la fronte a Fellaini: giallo per il capitano dei Reds al 37’).
Tanti errori da entrambe le parti, ma finalmente il Manchester United riesce a tirare fuori la testa dalla sabbia: prima al 42’ ci prova Van Persie, ma il suo tiro viene deviato da Skrtel; poi, al 44’, solo Rooney contro tutti calcia due volte verso la porta, senza riuscire a far passare il pallone, al terzo tentativo prova a far filtrare per Fellaini, ma il pallone – anche stavolta – non gli arriva.
Ultimo tentativo di Januzaj al 45’, ma il primo tempo si conclude in sordina.
Inutile dire, un Rafael disastroso. Fellaini fuori dalle trame (insomma, qualcosa che sia vicino a essere chiamato tale) e uno Januzaj non percepito sulla sua corsia.
Urgono dei cambi da parte di Moyes, per rafforzare la manovra dello United e per aumentare il tasso di razionalità in campo. Oltre che per risparmiare un fremente rosso per Rafael.
LA RIPRESA – Vediamo cosa è successo però nel secondo tempo.
Non si ha neanche il tempo di iniziare, che, dopo 30’’ l’arbitro fischia rigore per il Liverpool per una spinta di Jones su Allen. Gerrard dal dischetto, ancora: stesso lato, stesso esito. 2-0 per i Reds.
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I piani tattici di Moyes, ammesso che ne avesse, già messi in discussione da un primo tempo scialbo, fanno fatica a trovare ancora ragion d’essere.
Lo United prova con la forza della disperazione: Rafael al 50’ entra in area e mette in mezzo, ma non pesca nessun compagno; pesca, invece, la mano di Johnson, ma l’involontarietà dell’accaduto non lascia spazio all’ipotesi di un calcio di rigore. Idem può dirsi quattro minuti dopo, quando Mata imbecca Rooney che si scontra (cerca, a dire la verità, lo scontro) con Skrtel appena dentro l’area.
Le squadre si allungano e gli spazi diventano amplissimi, tra i reparti e soprattutto tra i giocatori. E’ in quegli spazi che il Manchester cerca di infilare la propria riscossa, senza alcuna minima apparente idea di gioco.
Al 56’, uno scontro in area su corner fa passare qualche brutto momento ad Agger, che però se la cava con due occhi gonfi e continua a giocare.
Il Liverpool non si affatica ad attaccare con continuità, ma quando lo fa non ha alcuna difficoltà a mettersi in mezzo tra la propria bravura e l’imbarazzante incapacità della difesa dello United di tenere.
Al 65’ Flanagan rischia il rosso (e ci sarebbe stato) per un fallo inutile, ma se la cava. Un minuto dopo, Evra crossa dalla sinistra, trova Mata che calcia ma il suo tiro viene ribattutto; ci prova Fellaini, che ignora Van Persie, ma finisce alto. Al 71’, esce Sterling per il Liverpool ed entra Coutinho.
Ci prova Rooney, tre minuti dopo, che crossa per la testa di Van Persie, il quale non trova la porta.
Al 76’, Fellaini esce per Cleverley, e Januzaj lascia posto a Welbeck.
Si prepara un momento brutto per il calcio: al 77’, Sturridge cade in area, apparentemente fermato da Vidic, in realtà ostacolato solo dall’aria, e dalla sua malafede. L’arbitro ammonisce Vidic, che per secondo giallo viene espulso. Ma se c’è giustizia nel calcio è in questi momenti che fa capolino: ancora Gerrard dagli undici metri, cambia lato, cambia sorte, becca il palo.
Quando, all’81’, c’è davvero un contatto in area su Sturridge da parte di Carrick, l’arbitro non fischia. La coerenza dell’errore, la chiamavano. All’83’, Suárez si fa parare da De Gea, ma al minuto 84 sfrutta un passaggio filtrante di Sturridge e, sul filo del fuorigioco, mette in rete il 3-0.
Entrano Lucas per Gerrard e Ferdinand per Mata (87’).
I tifosi continuano ad applaudire la propria fede, più che la propria squadra; ma non possono fare a meno di esprimere ironicamente il proprio disagio: “David Moyes is a football genius”, la scritta su uno striscione.
L’arbitro concede 4 inutili e larghi minuti di recupero, nei quali su punizione Rooney mette poco alto sulla traversa. Finisce qui, in maniera disarmante per lo United.
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E ALLORA? – Il resoconto vien facile. Gerrard, intervistato prima della partita, all’arrivo a Old Trafford, aveva dichiarato di volere una conferma: il Liverpool avrebbe dovuto dimostrare di essere un vero contendente per il titolo, e una partita come questa sarebbe stata imprescindibile per farlo.
Il risultato non toglie nulla alle convinzioni che avevamo già prima: il Liverpool è una vera contendente per il titolo. Certo, il 3-0 non rende atto di una partita non giocata ma vissuta. Forse sarebbe stato così comunque, anche se i valori in campo fossero stati più vicini all’equilibrio; forse è il derby d’Inghilterra che non può essere “giocato” e basta. Ma a noi sembra che il Liverpool non abbia vinto per aver giocato meglio, né che il Manchester United abbia straperso per aver giocato male. Lo United ha dimostrato di non saper mettere le carte in tavola, il Liverpool ha dimostrato di vincere anche senza scoprire le proprie. Avrebbe potuto essere un’altra partita, è stata così.
Avremmo voluto vedere un Welbeck inserito a inizio ripresa (dopo il 2-0, il che equivale a dire: a inizio ripresa). Avremmo preferito veder correre Valencia sulla fascia al posto di Januzaj. Avremmo preferito vedere un Van Persie iscritto alla voce “fattori determinanti in positivo”, un Rooney ripagato dei suoi sforzi e un Moyes reattivo all’ecatombe della tela di Penelope della sua squadra in frantumi.
Lo United rimane a 48 punti, a pari dell’Everton che però ha una partita in meno. Il Liverpool sale a 62, a meno quattro dalla vetta.
E lo sguardo di Ferguson, in tribuna, è in qualche modo anche il nostro.
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