ARSENAL – Finché la barca va… E se poi affonda?

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Il disastro, al microscopio, risulta formato da una catena di errori apparentemente senza conseguenze”. E’ con questa citazione di Dino Basili che ci accingiamo a parlare del pomeriggio di bufera dell’Arsenal a Stamford Bridge.

PERCHE’ SI POTEVA FARE DI MEGLIO – Le premesse sembravano poter orientare il match in modo diverso: i Gunners venivano dalla vittoria del derby del nord di Londra (di cui il tecnico oggi ha riproposto la stessa formazione, volente o nolente); Wenger festeggiava il traguardo delle mille panchine all’Arsenal; sempre Wenger avrebbe avuto lo stimolo in più di fare uno sgambetto al suo acerrimo rivale, Josè Mourinho.

E invece le premesse sono andate infrante, contro il muro di una squadra oggettivamente più forte, di un allenatore più preparato ad affrontare un big match.

La panchina numero 1000 è stata amara, come peggio non poteva essere. 6-0, il risultato finale.

IL MATCH IN BREVE – Dopo soli 17’ minuti, il Chelsea era già avanti per 3-0 e con un uomo in più. Il primo gol è arrivato dal piede di Samuel Eto’o (infortunatosi poi al flessore della coscia destra dopo circa cinque minuti e sostituito dal niño Torres), all’ottavo gol in campionato (curiosità: tutti a Stamford Bridge) e undicesimo della stagione. Una difesa, quella dei Gunners, inguardabile, auto-costrettasi ad un impietoso 2 contro 2 sia in occasione del primo gol sia in occasione del secondo. Il 2-0 è stato firmato da Schürrle, al 7’, dopo due minuti dal primo. Il 3-0 è venuto facile: al 15’ un tiro di Hazard dal limite dell’area – letteralmente presa d’assedio dai Blues – con Szczesny battuto, viene respinto da Chamberlain in tuffo: ma, nel tuffarsi, Ox ci ha messo la mano. Calcio di rigore sacrosanto, espulsione sacrosanta: ma il pessimo arbitro Marriner sanziona il calciatore sbagliato: fuori Gibbs, al posto di Chamberlain (nonostante le spiegazioni dello stesso e la sua auto-assunzione di colpa). Hazard, dunque, ha messo a segno il rigore, che è valso il 3-0. Il quarto gol, poi, è arrivato sul finire del primo tempo, dal piede di Oscar, praticamente sotto porta.

Il Chelsea avrebbe potuto fare molto più male di quanto ha fatto all’Arsenal, in entrambi i tempi; al 66’, ancora Oscar ha piazzato il gol della “manita”; e, infine (sì, davvero infine), il 6-0 ha visto la firma di Salah.

MOU – Mourinho, implacabile in panchina, ha incitato i suoi per tutti i 90 minuti: un po’ per carattere, un po’ per ambizione, un po’ per fare un bel regalo di millesimo compleanno a Wenger; un po’, non bisogna sottovalutarlo, per sistemare quella differenza reti che attualmente, con il Chelsea a +39, vede ancora primeggiare il Manchester City (+49) e il Liverpool (+44). Con la vittoria di oggi (peraltro la più ampia ottenuta con il Chelsea), Mourinho ha confezionato un record incredibile: 76 gare interne senza sconfitte da allenatore dei Blues.

GLI ALTRI – L’Arsenal, inutile a dirsi, non ha fatto nulla. Ha avuto un’occasione proprio all’inizio della partita con Giroud, un minuto prima che Eto’o segnasse l’1-0; per il resto, qualche vano tentativo di ripartenza e un numero abominevole di palle perse a centrocampo. Nella ripresa, con gli inserimenti di Jenkinson e Flamini, l’Arsenal ha provato a imbastire una qualche idea di gioco, evitando perlomeno un’altra imbarcata di gol (2 soli gol in un tempo, visti i risultati del primo, non sono da disprezzare). Nel finale, Rosicky ha provato a segnare perlomeno il gol della bandiera, ma un notevole Cech gli ha negato la gioia dell’onore.

E MOU CONTRO WENGER – Molti titoli a fine partita erano dedicati allo scontro “Mourinho-Wenger”, palesemente finito a favore del primo; ma ci sentiamo di dire che una partita come quella di oggi pomeriggio non può consegnare solo questo esito. Alla resa dei conti, probabilmente, davvero Mourinho risulterà migliore di Wenger, ma oggi il campo ha detto altro: ha detto che l’Arsenal non sa affrontare le grandi sfide (negli scontri diretti con Liverpool, Manchester City e Chelsea in trasferta ha preso in totale 17 gol). E’ vero che gli infortuni continui, gravi e che hanno interessato giocatori chiave della rosa a disposizione di Wenger hanno indebolito la squadra nel complesso, ma comunque non si può ignorare che il divario tecnico tra le due compagini è stato imbarazzante. Al di là dell’approccio alla gara, in troppi casi i Gunners hanno “difeso” in 2 e hanno sbagliato tante situazioni di fuorigioco. L’Arsenal si è dimostrata una squadra senza peso, senza spunti dei singoli abbastanza validi da reggere il gioco, senza organizzazione nel momento in cui si trova ad affrontare un avversario tecnicamente forte e tatticamente ben messo.

Mourinho ha vinto e Wenger ha perso, senz’altro. Ma, oltre alle polemiche tra i due, qui si parla ancora una volta di una concorrente impreparata a trovarsi lassù in cima. E infatti da quella cima, ormai, si è allontanata preoccupantemente. Quarto posto e 62 punti (con 30 partite giocate) per i Gunners, a meno 7 dal Chelsea (a 69, con 31 partite in cassaforte). E, tenendo conto che il Manchester City ha ancora 3 partite da recuperare ed è già a 63 punti, non sarebbe una cosa da nulla per l’Arsenal tentare di scalare di nuovo quella classifica così ripida e impervia.

Non sono i punti di distacco a spaventare, men che meno in un campionato come quello inglese. Ma una squadra che si comporta così male negli scontri con le dirette concorrenti non solo non riesce a tenere il passo e non può stare in altro, ma, forse, non lo merita neanche.

Meditate, gente. Meditate.

Ilaria Ferraro