MANCHESTER UNITED – Moyes S A C K E D. Le 6 parole chiave dell’addio.

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La mattinata è iniziata così, con questi tweet da parte del Manchester United a ufficializzare voci che si inseguivano sulla rete tra i giornali inglesi da ieri. Sarà Ryan Giggs a traghettare il SUO United per le prossime quattro partite (tre in casa, una in trasferta: Norwich, Sunderland, Hull City e Southampton), dopodiché la società prenderà le sue decisioni sul futuro allenatore. Su cui, peraltro, già si specula da ore. Prima ancora che Moyes venisse esonerato, già erano stati chiamati in causa Klopp, Simeone, Conte, Van Gaal, Guardiola e qualcun altro. Ci sarà tempo perché si faccia questa scelta, e che sia “the right one“, stavolta.

Moyes SACKED” è stato trend topic per ore su Twitter tra ieri e oggi. Allora vogliamo divertirci a salutare Moyes così, con le parole chiave della sua stagione, di chi l’ha seguita, commentata, sofferta.    

Successor. 

Il 9 maggio 2013 il Manchester United con una nota sul suo sito ufficiale annunciò di aver affidato l’incarico di allenatore a David Moyes.
http://www.manutd.com/en/News-And-Features/Football-News/2013/May/manchester-united-appoints-new-manager-david-moyes.aspx
Dopo ventisette lunghi, gloriosi anni di Sir Alex Ferguson, la guida dei Red Devils sarebbe passata nelle mani di un uomo esperto come lo scozzese, che veniva da undici anni sulla panchina dell’Everton. Lo stesso Ferguson raccomandò Moyes, anzi sembrò entusiasta della scelta, sicuro di non fare un salto nel buio: “Quando abbiamo discusso dei candidati che avevamo l’impressione avessero le giuste caratteristiche, siamo stati unanimemente d’accordo su Moyes. David è un uomo di grande integrità […]. Non ci sono dubbi che abbia tutte le qualità richieste per allenare questo Club”.

Aston Villa. 
Il 22 aprile 2013, un anno fa esattamente, il Manchester United batteva per 3-0 l’Aston Villa e vinceva il suo ventesimo titolo in Premier League

Ironia della sorte, 365 giorni dopo, lo United torna indietro. Si pente della sua scelta, la cancella. Ma indietro non si torna: la stagione è persa, buttata, come peggio non si poteva. E il ricordo diventa ancora più doloroso.

Collapse.
11 sconfitte in 34 partite: 1.68 punti a partita, contro i 2.34 dell’anno scorso. Negli ultimi vent’anni, solo una volta (nella stagione 1996-97), il Manchester United aveva avuto una media punti a partita inferiore a 2, e comunque in quell’occasione aveva vinto il titolo. In quest’annata, la percentuale di partite perse è del 32,4%, mentre nell’intero periodo 1992-2013 superava di poco il 14%. Per la prima volta dal 1995, lo United non si qualificherà per la Champions League.

Key.
Il vero problema di Moyes e della stagione di Moyes è stato quello di aver sempre dato la sensazione di non essere all’altezza, di non saper gestire i momenti chiave, di essere a un passo dall’uscire dal tunnel e poi non uscirci mai. Il punto è che non abbiamo assistito a una debacle evidente, che ha avuto un suo culmine in una data partita o in un dato momento della stagione: ed è stato proprio questo il problema. Quando c’è un disagio evidente, si cerca la medicina giusta per farlo passare. Moyes non è stato né il male né la cura: è stato solo una infausta perdita di tempo. Ed è grave, perché un anno fa si doveva ripartire, non ora; lo United è fuori tempo, fuori stagione, si trova a fare i conti con qualcosa (o meglio, qualcuno) che quei conti doveva metterli in ordine. Non ha saputo adattare le necessità di un Club “pesante”, che aveva il palese rischio di crollare dopo un cambio così epocale, senza farlo crollare: probabilmente, ha considerato questa opportunità come un salto in avanti per la sua carriera, è salito sul carro dei vincitori invece di rendersi conto che avrebbe dovuto prima toglierlo dalla strada. Non era la sua occasione, non lo è mai stata. Non si è reso conto che il Manchester United non stava lì per lui, per essere la sua chance, semmai Moyes doveva essere una chance per lo United. Non si sono incontrati sulla strada della mutua salvezza, oggi si sono separati come era giusto che fosse. Per il bene più grande, quello dello United.

Everton.
Il cerchio si chiude. L’ironia si spreca sul web, quando i tifosi riecheggiano le parole di Moyes di qualche mese fa: “Renderò l’Everton un club migliore dello United. Io non faccio promesse che non posso mantenere”. Ben detto, David! Well done!

Ci sono frasi che non andrebbero mai pronunciate, ma ci sono storie che non andrebbero mai raccontate: l’Everton ha per la prima volta dal 1969-70 battuto i Red Devils sia all’andata sia al ritorno, ottenendo presumibilmente un piazzamento migliore a fine stagione, giocando platealmente meglio, e soprattutto gestendo nel miglior modo possibile i momenti critici. 11 anni sulla panchina dei Toffees, e sono stati proprio i Toffees a condannare Moyes all’undicesima sconfitta dell’anno in Premier League. In mezzo, tra un Everton amico e un Everton nemico, il giro di giostra è stato amaro: a settembre, 4-1 all’Etihad; la prima sconfitta contro lo Stoke City dal 1984; le due batoste prima dal City (3-0 all’Old Trafford), poi dal Liverpool (idem). E in Europa, lo sciagurato 0-2 all’andata contro l’Olympiakos, che, secondo molti, è stato il vero punto di svolta nell’opinione dei proprietari del Club.

Derision&Devolution.
I giudizi su Moyes e sul suo lavoro sono stati severi fin dall’inizio, così come la derisione durante l’anno non si è limitata; oggi, poi, il web ha dato il meglio di sé…
Ci piace chiudere così, a metà tra il dispiacere per una scelta sbagliata e l’amarezza per il tempo perso: nell’incrocio di questi due sapori, finiamo anche noi in quella ironia, un po’ mesta, un po’ acre, un po’ arrabbiata. 

 

Ilaria Ferraro