MANCHESTER UNITED – Una storia di tutti

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Everton-West Browich

“Il Mister ha pronto il cambio. Entra Giggs.”

Fino a qualche settimana fa sarebbe stata una frase priva di alcun contenuto ulteriore; oggi ha un senso ben più ampio. Checché se ne dica, la figura dell’allenatore-calciatore ha comunque del bizzarro: fa un po’ strano (più che un po’) vedere il mister dimettere lo smoking (in senso ideale, visto che ieri era già in tuta, in previsione dell’ingresso in campo) e indossare maglietta e pantaloncini. Fa ancora più strano vederlo correre in campo dopo. E pensarlo nei panni di allenatore, di nuovo, cinque minuti dopo il fischio finale, quando corre a rimettersi lo smoking.
La verità è che Ryan Giggs lo smoking lo ha sempre indossato, è nato in giacca e cravatta.

Sono pochi i calciatori nella storia del calcio (e non parliamo di quello giocato e basta) che possano avere l’onore di essere accostati tra di loro come fari di eleganza, gratitudine, lealtà. Pochi al mondo, duri a morire, che rimangono come pietre miliari del calcio che ci piace. E che sanno cancellare, solo loro, con un colpo di spugna le brutture del loro mondo. Che poi è il nostro.

AL TAPPETO – In Italia sabato scorso abbiamo assistito a episodi di una violenza morale inaudita. Ci sono stati scontri, fisicamente parlando, che hanno steso ancora una volta un velo di amarezza pesante sulla nostra civiltà; ma, ancora peggio a pensarsi, sono state prese delle decisioni in merito a una partita di calcio in un modo inconcepibile per un Paese con un ordinamento costituzionale, con delle autorità democratiche, con un popolo pensante e votante.

In poche ore, il Paese sportivo, politico, istituzionale si sono uniti, dandosi la mano mentre cadevano nel baratro della noncuranza, della malvivenza, degli abusi.

La politica dovrà reagire, prendendo esempio dalle misure adottate in Inghilterra, ad esempio; che è una nazione pilota nell’ambito dei diritti civili, del welfare, ma ancor più dovrebbe esserlo per noi italiani, amanti del calcio ma incapaci di gestirlo, in questo ambito. L’Inghilterra di Margaret Thatcher ha fatto retrocedere gli Hooligans dal grado di “ribelli” e “delinquenti” a quello di “idioti”, gestendo una situazione gravissima. E non c’è, apparentemente, altra via se non fare lo stesso: siamo dei pessimi tifosi, abituati a “tifare contro” più che a “tifare per”, e meriteremmo di vedere la nostra squadra a casa, penalizzata dallo Stato, che le vieta di partecipare alle Coppe europee. Sicuramente, la radicalità del problema impone riflessioni serie, scelte ponderate, misure controllate; ma comunque pesanti, gravi. O non se ne esce.

PER SEMPRE –
L’episodio di Ryan Giggs che entra in campo, forse per l’ultima volta all’Old Trafford, al 70’ di un Manchester United – Hull City qualsiasi ha a che vedere con questo, e molto. Ha a che vedere con il calcio. E ormai quasi più niente lo ha (pensate al Brasile, a cosa succede a pochi giorni dall’inaugurazione dei Mondiali).

Da appassionati di quel calcio, di quello per cui si “tifa” ma non si “gufa”, di quello per cui si gioca ma non si dice “ok, si può giocare”, di quello in cui la poesia di un gol di tacco non vale duecento milioni ma il prezzo degli occhi che lo guardano, sogniamo di essere orgogliosi di immagini come questa.

E come questa.

E come questa.

E come questa.

Ilaria Ferraro