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Prima di proseguire nel confronto obiettivi/risultati della gestione Gold/Sullivan mi preme effettuare un paio di considerazioni.
Innanzitutto non farà parte della rosa claret&blue della prossima stagione il milanista Niang: contattato direttamente da Big Sam, pare che il ragazzino abbia rifiutato gli Irons giudicandoli team non idoneo ad accompagnare la sua brillante crescita di fenomeno del calcio mondiale. Intorno al mondo tutti i tifosi dei Martelli si stanno già stracciando le vesti per aver perduto il più degno erede del peggior Scanziani, per chi non lo sapesse, uno che, arrivato al Genoa dopo la parentesi da big del ciclismo, ha centrato sicuramente più parabrezza nel piazzale antistante lo stadio che specchi di porta. Insomma: tranquillo Niang, siamo d’accordo con te, non ti meriti questa maglia!
E a proposito di maglie arriviamo alla seconda ed ultima considerazione prima di passare al punto numero quattro della nostra rassegna: cara Adidas, come accidenti ti viene in mente di conciare le maglie da trasferta della prossima stagione come se fossero banali jerseys di citizens qualunque o peggio, simil-blues? Il danno ormai è fatto, quindi godetevi l’anticipazione delle nostre nuove maglie puffo per le gite fuori porta 14/15!
4. Continuare a ripianare il debito – Presi sull’orlo del fallimento in condizioni economiche disastrate, ecco che l’economicità e l’efficienza della gestione divennero le parole d’ordine per il futuro in claret&blue: fair play finanziario, gestione oculata delle risorse accompagnata da un’iniezione di nuovi capitali per rilanciare la squadra, sanando i “buchi” e contemporaneamente creando valore.
Purtroppo qualcosa deve essere andato storto in questo meraviglioso piano, perché i nostri draghi della finanza sono riusciti ad allargare la voragine del debito del West Ham, nonostante i prestiti concessi alla squadra, ben oltre quella che era nel momento in cui presero in mano le redini della società.
Urge rapido cambio di strategia, magari l’assunzione di qualche dirigente davvero capace, perché a meno di non scoprire un’infinita riserva di petrolio sotto l’Olympic Stadium, i soldi per ripianare le falle non ci cadranno addosso dal cielo.
5. Bloccare i prezzi per i rinnovi degli abbonamenti – Bella iniziativa: non si ricarica ulteriormente sul tifoso di lungo corso il peso del tracollo finanziario a cui la società è sfuggita per un pelo, ed inoltre è un bel segnale in considerazione delle intenzioni di lasciare Upton Park.
Sotto questo profilo mi pare che le dichiarazioni siano state seguite da fatti concreti, per cui, se si esclude l’aumento VAT (Value Added Tax, ovvero l’amatissima IVA in versione UK), gli abbonati hanno potuto acquistare il loro season ticket alle stesse condizioni dell’anno precedente: bene così!
6. Ricostruire lo status e l’immagine del club – Il West Ham United è da sempre una delle squadre più rispettate per l’immagine che ha saputo costruirsi negli anni di team che predilige il bel calcio, per il suo essere fucina di giovani talenti, The Academy of Football, per essere Moore than a football club.
È difficile spiegare in poche righe cosa sia il WHUFC, e sicuramente per noi non valgono considerazioni studiate a tavolino sul valore del brand, sulle strategie di marketing et similia: per questo motivo, il punto numero 6. è stato il più clamorosamente toppato da una dirigenza che non ha mostrato alcun vero rispetto per la storia di questo club e per i suoi colori.
Che senso ha usare il nome di Bobby per ogni qualsivoglia campagna, se poi manchiamo in quello che sappiamo fare meglio da quando ancora ci chiamavamo Thames Ironworks FC?
Palla a terra, giocare per vincere col bel gioco, lottare su ogni pallone come se ne andasse della vita, crearci “in casa” uomini veri, prima che campioni, da lanciare in prima squadra perché portino con orgoglio i nostri colori… invece ci siamo ridotti a gioire per un risicato uno a zero su rigore, “primo non prenderle”, il risultato sopra ogni cosa: insomma, unici eredi dello spirito tradizionale del West Ham sembrano essere rimasti i tifosi, sempre encomiabili nel non far mai mancare il sostegno ai ragazzi, e alcuni giocatori in cui davvero, nonostante tutto, batte un cuore claret&blue, come Noble o Adrian.
A questo proposito credo che alla nostra dirigenza gioverebbe un aiuto da parte di qualcuno un pochino più avvezzo al mondo del calcio, ed in particolare che fosse più legato ai nostri colori: qualcuno con la conoscenza giusta dell’ambiente che sappia toccare i tasti giusti e intraprendere i passi necessari per ricostruire quella credibilità e quel modo di essere unico, che ci ha portati ad essere squadra da leggenda nonostante il palmares scarnissimo rispetto ad altri team dell’olimpo del calcio.
In questa seconda tranche di top/flop dei nostri prodi condottieri da scrivania, dunque, solo un obiettivo su tre è stato centrato, e si è trattato oggettivamente del più semplice (blocco dei prezzi degli abbonamenti): oggettivamente i dirigenti Hammers non mancano certo di impegno, di capacità forse, ma di voglia di far bene sicuramente no, pertanto non tutto è da buttare, ci si rimbocchi le maniche, si capisca dove si è sbagliato, e si cominci a correggere il tiro!
Appuntamento al prossimo Irons Corner per vedere come se la sono cavata Gold e Sullivan con gli ultimi punti del loro piano West Ham:
COME ON YOU IRONS!
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