The Beatles Reds Corner – Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band – Song 7

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Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band

Beatles non hanno mai fornito risposte, si sono sempre divertiti piuttosto ad insinuare dubbi. Sono veramente tanti gli enigmi rimasti poco chiari nel corso della storia, tra testi ambigui, copertine particolari e riferimenti improbabili. Nel corso di questa rubrica avremo modo di illustrarne alcuni, stavolta ci soffermiamo a guardare la copertina di “SgtPeppers Lonely Hearts Club Band” 

Questo album è stato pubblicato il 1° Giugno 1967 in UK e segna la fine di un periodo di quasi inattività del gruppo, infatti i FabFour ormai sfiancati dalle incessanti e isteriche urla delle fan, confessavano di essere “stufi di dover essere i Beatles”. Il titolo dell’album venne riutilizzato anche per la prima delle tredici canzoni che lo componevano e già dai primi secondi di traccia si intuiva che i quattro ragazzi di Liverpool volessero dare una svolta musicale alla loro carriera.  

Il brano inizia con la voce squillante di Paul Mc Cartney che annuncia ad un caloroso pubblico in sottofondo l’ingresso sul palco della Sgt. Pepper’s Band. Il testo prosegue con un continuo ringraziamento al pubblico per la presenza e con la promessa di rendere lo show il più divertente possibile. L’atteggiamento della band è, come solito, ironico. Bisogna sapere che negli anni ‘50 e ‘60 era d’obbligo iniziare un concerto rivolgendo più volte, quasi in maniera stucchevole, parole di affetto e riconoscenza nei confronti del pubblico presente, i Beatles, specie nei primi anni di carriera non erano soliti farlo, fortunatamente la gente si lasciava andare ai soliti balli sfrenati e dimenticava velocemente il piccolo sgarbo.   

Tornando all’immagine della copertina, possiamo contare ben 39 personaggi famosi pescati dal più variegato panorama mondiale: si va dal mondo dello spettacolo con Marlon Brando, Marylin Monroe e Fred Astaire, al cantante Bob Dylan, scoprendo poi lo scrittore Edgar Allen Poe e lo psicanalista Freud, salutando lo scomparso Stuart Sutcliffe membro della primissima formazione dei Beatles, per arrivare infine ad Albert Stubbins. Proprio quest’ultimo è uno dei rari riferimenti del gruppo al calcio, il personaggio in questione è stato infatti un famoso attaccante del Liverpool (dal 1946 al 1953) segnando 75 gol in poco più di 150 partite, aiutò inoltre i Reds a vincere il campionato inglese del 1946/47.  

L’outfit bizzarro e colorato di JohnPaulGeorge e Ringo è un voluto richiamo alle divise militari, con tanto di baffo pronunciato, gradi sulle spalle e berretto, sembrano proprio quattro sergenti. Sergeant Pepper non è mai realmente esistito, si dice piuttosto sia frutto di un errore di comprensione del loro roadie che, durante una cena con i quattro ragazzi, alla gentile richiesta di ‘salt and pepper’ esclamò esterrefatto “Sergeant Pepper?!” scatenando le risa di tutti i presenti.  

Le divise militari dei Beatles e la posizione ordinata e in fila dei personaggi della copertina ricorda molto uno schieramento militare, in particolare richiama una vecchia foto del 1900 riferita alla guerra anglo-boera, dove i soldati boeri sono schierati davanti ad una collina denominata Spion Kop nella regione del Natal in Sudafrica. Purtroppo in quella battaglia persero la vita numerosi soldati inglesi, in particolare provenienti da Liverpool. Tale battaglia rimase scolpita nella mente della popolazione inglese e proprio durante le partite di calcio, in particolare all’Anfield, nei primi anni di vita dello stadio, la gente paragonava la curva dei tifosi più caldi proprio ai soldati dell’immagine, quasi in segno di difesa, quasi ad incutere timore a chiunque passasse lì davanti. 

Atre squadre inglesi, e non solo, utilizzano il nome KOP per identificare la propria curva, sebbene però sia un appellativo molto diffuso, è chiaro che la curva dei Reds se n’è appropriata più di chiunque altro e ad ogni partita rinnovano questo binomio, schierati come soldati, con il petto in fuori gonfio di amore per i colori del Liverpool, a cantare e incitare la propria squadra, difendendola da chiunque provi a intralciare il loro cammino verso l’obiettivo finale che, in quel di Anfield, da un po’ di tempo a questa parte, si chiama vittoria. 

Simone Ferracci