FOCUS – 1990, quando la FA Cup fece da preludio ai Mondiali

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Un anno irripetibile ed impossibile da dimenticare per chiunque, specialmente per chi in quell’epoca ancora si crogiolava nei sogni fanciulleschi e nell’illusione di un mondo iperuranio dove tutto sarebbe stato perfetto: stiamo parlando del 1990, divenuto una pietra miliare sotto svariati punti di vista, non ultimo quello calcistico.
Le notti magiche, Edoardo Bennato e Gianna Nannini, Totò Schillaci, Gary Lineker, Paul Gascoigne, David Platt. Ma il 1990 non fu solo l’anno dei mondiali in Italia: il calcio inglese conobbe una delle stagioni più memorabili degli ultimi anni.
In FA Cup le due semifinali vedevano di fronte Crystal Palace-Liverpool ed Oldham-Manchester United: due sfide dal pronostico iniziale assolutamente scontato (almeno all’apparenza). Il Manchester United stava attraversando un periodo di transizione, ed il progetto di rifondazione era stato affidato ad un tale scozzese proveniente da Aberdeen, chissà se qualcuno ancora si ricorda di lui. La partenza lenta non aiutò di certo a vincere la diffidenza dei tifosi, e la FA Cup era un’occasione troppo ghiotta per provare a gettare un pochino di acqua sul fuoco. L’avversario, l’Oldham, sembrava cucito appositamente per condurre i Red Devils verso un sicuro approdo a Wembley, ma la battaglia che seguì fu un qualcosa dal sapore assolutamente epico. Il calcio d’inizio venne dato a Maine Road (il buon vecchio Old Trafford era inagibile) e lo spettacolo in campo non deluse le attese, con i tempi regolamentari chiusi con un pirotecnico 2-2: i supplementari che seguirono videro lo United andare in vantaggio e poi venire raggiunto nuovamente, inchiodato sul 3-3 dal modesto Oldham!
Si andò al replay, tre giorni dopo (11 Aprile), sempre in quel di Maine Road; stavolta la contesa si risosle a favore dei Mancs ma anche questa volta tra mille e più sofferenze. In vantaggio comodamente per 1-0, i ragazzi in rosso sfiorarono a ripetizione il goal che avrebbe chiuso definitivamente i giochi, salvo poi vedersi infilati da tale Ritchie ad una manciata di minuti dalla fine. Ancora supplementari, sbloccati stavolta da Robins al 114′. Arrivò così la prima finalista: Manchester United a Wembley.

Se questa appena descritta viene da molti considerata una sfida storica, affascinante e degna di essere tramandata ai posteri, allora quella tra il Liverpool ed il Palace può tranquillamente venir descritta come un evento sovrannaturale, più o meno paragonabile allo schianto di Roswell o all’avvistamento dello Yeti. Roba per criptozoologi, insomma.
Ai nastri di partenza un confronto impietoso, in termini pratici un vero esempio di giant-killing. I Reds stavano letteralmente uccidendo il campionato, mentre le eagles arrancavano nei bassifondi di un torneo durissimo, ma in campo la musica fu completamente diversa: sul neutro del Villa Park, il giorno 8 Aprile del 1990, il Palace riuscì a ribaltare il goal-lampo di Rush ed a portarsi sul 2-1. Finita? Nemmeno per sogno.
Il Liverpool, spintosi in attacco alla garibaldina nei minuti finali, riuscì a “contro/ribaltare” il punteggio con McMahon e John Barnes. Punteggio, inerzia, gestione della palla ed aspetto psicologico dalla parte degli uomini del Mersey. Partita chiusa? Ma non scherziamo.

I ragazzi di Croydon hanno insito nel loro DNA il non voler arrendersi mai, praticamente la transubstanziazione in campo dello spirito del quartiere, e quindi l’assalto all’arma bianca finale, con tanto di palloni sparacchiati “into the box”, produsse il 3-3 proprio in zona Cesarini. Pazzesco, incredibile, micidiale! Ma non è tutto: ai tempi supplementari un certo Alan Pardew (lo conoscete?!?!) riuscì a mandare in estasi tutto il popolo Holmesdale, siglando uno storico (a dir poco) goal al minuto 109. Il Crystal Palace andò in vantaggio, lo mantenne ed eliminò la strafavorita corazzata di Anfield. E pensare che in campionato il punteggio complessivo tra le due squadre, tra andata e ritorno, era stato di 11-0 per il Liverpool (0-2 al Selhurst, addirittura 9-0 sotto la Kop).

Ed arriviamo così all’atto finale: Manchester United contro Crystal Palace.
In un Wembley tanto per cambiare gremito, uno United in maglia bianca impattò solo grazie a Mark Hughes contro un Palace coraggioso, guidato da uno Ian Wright assolutamente on-fire (memorabile doppietta); si andò quindi al replay, ennesimo tour de force per entrambe le squadre già logorate da una stagione micidiale. E malgrado l’arrivo in massa dal Sud di Londra di migliaia di supporters, il Palace si dovette arrendere ad un goal di Martin al sessantesimo. Uno a zero per i Red Devils ed Alex Ferguson che potè tirare un sospiro di sollievo. Questa voluta ma sofferta FA Cup fu una boccata di ossigeno purissimo, viste sia le critiche subite dal manager scozzese in Mancunia, sia le difficoltà a far recepire dettami di gioco ad una squadra ridotta (almeno inizialmente) veramente ai minimi termini sia dal punto di vista delle motivazioni che da quello agonistico.
Ma cosa sarebbe successo se la dirigenza del Man Utd avesse allontanato Ferguson prima della finale? L’idea effettivamente era nell’aria, e tabloid e tifosi non remavano certo dalla parte del tecnico. Probabilmente, ipotizziamo così come hanno già fatto in molti, che quel successo nella coppa nazionale fu la vera e propria chiave di volta per sedare animi di ribellione e voci di esonero. Ma alzasse poi la mano chi si sarebbe mai aspettato una serie di trionfi come quelli che Ferguson avrebbe fatto negli anni a seguire, facendo impallidire quel record del Liverpool, ritenuto da molti come inattaccabile.

Facciamo un salto temporale di ben 26 anni e, ironia della sorte, ci ritroviamo di nuovo una situazione simile, se non addirittura uguale! Nella maestosa atmosfera di Wembley, bagnata da una uggiosa giornata di pioggia londinese, il Palace seguito in massa da un numero abnorme di tifosi affronta il Manchester United di Van Gaal, su cui pende la spada di Damocle dell’esonero. E la storia è sempre la stessa: Pardew, che già da giocatore si era arreso ai Red Devils in una finale di FA Cup, deve alzare bandiera bianca anche da allenatore. Vince lo United per 2-1 in rimonta, ma questa è un altra storia da affrontare in un altro focus. Unico appunto da non poter omettere: il trattamento pessimo riservato a Van Gaal. Nemmeno il tempo di poter alzare la coppa, e gli viene recapitata la lettera di esonero. Poca eleganza, poca cortesia, poco garbo inglese, a tutti gli effetti un siluramento indecoroso arrivato da una dirigenza a stelle e strisce già abbondantemente contestata, in passato, anche dai tifosi.

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi