David Silva e il City: then, now, forever

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Photo by Getty Images

Come valutare l’impronta che lascia un determinato calciatore nella storia di un club? Difficile, specialmente perché, solitamente, si parte da un’incognita parametri. Bisogna dare un’occhiata al palmarès o al rendimento? I goal, le partite disputate o gli assist? Indubbiamente, delineare l’esperienza di un giocatore in una compagine non è un lavoro semplice, ma fortunatamente le eccezioni son fatte per confermare le regole. L’eccezione risponde al nome di David Silva; anzi, David City Silva.

Impronta

All’anagrafe non dovrebbero offendersi più di tanto, perché un appunto sul nome è più che lecito. L’impronta del nativo di Arguineguín, infatti, va decisamente oltre i trofei custoditi in bacheca, le reti (74) o le presenze (425) complessive con questa maglia; dal suo arrivo sulla sponda celeste dell’Irwell, David Silva ha fatto una promessa ed ha saputo mantenerla nel corso degli anni: dare tutto per la maglia, sempre.

Le eccezioni, spesso, trascinano con sé anche i paradossi. Ce n’è uno in particolare nell’analisi della carriera dell’ex Valencia, capace di conquistare 4 Premier League e 5 Coppe di Lega, tra le altre, con gli Sky Blues: troppo spesso è stato associato al concetto di “sottovalutato“, il che denota uno spirito d’osservazione fin troppo carente nel mondo del pallone, britannico e non solo. Il paradosso ancor più grande, però, è che non c’è del falso in quest’affermazione: David Silva lascia un’impronta significativa negli annali del calcio moderno, ma non è mai stato invitato al banchetto dei migliori fuoriclasse d’Europa.

Blue Moon

Nell’estate 2010, fu il primo di una lunga serie di faraonici acquisti. Arrivava dal Valencia, dove dopo quattro stagioni aveva lasciato i tifosi del Mestalla in lacrime: non volevano andasse via, ma c’era bisogno di nuovi stimoli, che arrivarono dal “City of Manchester Stadium”, quando ancora l’ultima parola non era preceduta da Etihad. Sarebbe inutile e controproducente ridurre 9 anni di gioie, dolori, successi e fatiche in poche righe, perciò ci limiteremo a ragionare allontanando la lente d’ingrandimento.

David Silva lascerà il Manchester City al termine di quest’atipica e surreale stagione calcistica; esattamente come nell’estate 2010, in casa City c’è bisogno di rinnovamento, ed il numero 21 sa che è arrivato il momento di far spazio alle nuove leve. Nonostante ciò, però, come anticipato in precedenza, il suo capitolo coprirà pagine e pagine del romanzo della realtà dei colori del cielo sopra Manchester.

Giocando con la fantasia, per mettere un punto (di sospensione, perché la sensazione è che dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, tornerà a Manchester) sull’avventura di David Silva in Premier League si potrebbe alzare lo sguardo all’insù, in una di quelle nottate serene, senza nuvole che coprano la bellezza del cielo stellato. Si potrebbe scorgere una Blue Moon, quella che solitamente è il satellite, ma che per il Manchester City è l’unico pianeta che conta; al suo fianco, pronto ad avvolgerla a ritmo di classe e fantasia, c’è il satellite venuto dalla Spagna. David Silva, once a Citizen, always a Citizen.