Liverpool e Manchester, due città separate da soli 57 chilometri, che però sembrano un anno luce. La rivalità è di quelle brutali, ed affonda le sue radici in un complicato paradigma sociale, economico e politico.
Nel lontanissimo 15 Settembre del 1830 venne realizzata la prima rete ferroviaria d’Inghilterra in grado di collegare due grandi città sviluppate e, per evidenti ragioni di trasporto merci, la scelta ricadde proprio sulla tratta Liverpool-Manchester; il viaggio inaugurale venne compiuto dalla locomotiva “Rocket” e, per tutto il 1830, i binari vennero percorsi esclusivamente da treni merci. Successivamente si passò, gradualmente, anche allo spostamento di passeggeri tra i due centri urbani. Si velocizzò così il tempo di percorrenza, da sempre fisso alle canoniche 8 ore stradali che divennero quindi due ore e mezza scarse di treno (se consideriamo il periodo storico, questa fu una simil-rivoluzione a grande impatto mediatico).
Andando avanti (e di parecchio) nel tempo, arriviamo nel 1970 e nel periodo in cui il crescente traffico navale lungo il Manchester Ship Canal iniziò ad aumentare a dismisura, mese dopo mese: le attività del porto di Liverpool si ridussero talmente tanto per via della concorrenza, che molti docks furono costretti a chiudere i battenti. Essendo l’economia della città del Merseyside basata quasi esclusivamente sulle imprese portuali, la fioritura del canale navale mancuniano generò impoverimento e crisi tra la popolazione scouse (per intenderci, il Manchester Ship Canal è quello rappresentato nei loghi sociali di United e City, con il celeberrimo veliero che viaggia sulle acque).
La rabbia ed il senso di repulsione che si generarono a Liverpool sono difficili da comprendere per un osservatore esterno, a tal punto che anche l’eterno Steven Gerrard si sbilanciò affermando quanto per lui fosse singolare dividere il ritiro della nazionale con calciatori nati a Manchester, in quanto fin da piccoli gli scouse imparano a provare antipatia nei confronti dei dirimpettai. Ed il coro dei Mancs “you’ll never get a job” è peggio di una pugnalata nel cuore dei Liverpudlians, sia per lo sfottò alla preghiera laica della Kop, sia per il chiaro riferimento al tema della disoccupazione già citato pocanzi. Di fatti, parecchi marinai e magazzinieri portuali si spostarono dal Merseyside verso Manchester in cerca di occupazione, ricevendo però una serie di porte in faccia. E quindi è questo l’antipasto di una rivalità calcistica esasperata.
Tralasciando le combattutissime sfide di campionato, notiamo subito come le due compagini si siano incontrate per ben 11 volte in FA Cup, con il primo storico match che venne disputato nella stagione 1897-1898. I reds si imposero nel replay per 2-1 ai danni del Newton Heath (antenato del Man Utd, dai colori sociali gialloverdi resi famosi recentemente per la protesta contro i Glazer). La risposta dei rivali non tardò a palesarsi, ed il primo Manchester United in assoluto (nuovo nome e nuovi colori sociali) si affermò di misura contro il Liverpool FC.
Le interruzioni di campionato forzate, dovute purtroppo ai venti di guerra che spiravano sull’Europa e sul Mondo, finirono per rimandare di diversi anni un nuovo scontro tra titani: stagione 1920/21, pareggio per 1-1.
In FA Cup assistemmo poi ad una nuova, sensazionale sfida nel 1948, quando i red devils schiantarono i rivali a domicilio con un sonoro 3-0, andando poi successivamente ad alzare il trofeo dopo aver sconfitti i tangerines di Blackpool in finale a Wembley per 4-2 (davanti a 99mila spettatori, andarono a segno Pearson, Anderson e per due volte Rowley). Negli anni cinquanta, le due compagini si affrontarono nella coppa nazionale solo in un’occasione con la vittoria del Man Utd per 3-1; nei Sessanta non vi furono partite di FA Cup tra le due contendenti, ma nel 1977 ecco arrivare finalmente la prima finale tra questi due titani del footie britannico. Davanti a 99.252 spettatori assiepati in ogni dove del Wembley delle due torri, i mancuniani si imposero per 2-1 con reti di Pearson e Greenhoff, inframezzate dal momentaneo pari realizzato da Case. Per la tifoseria dei diavoli rossi fu il delirio totale, con i festeggiamenti che durarono svariati giorni.
Nelle edizioni 1978/79 e 1984/85 la sfida arrivò al replay, con lo United ancora vincente in entrambi i casi; il giorno 11 Maggio del 1996, in un Wembley che si preparava ad accogliere gli europei più belli della storia, Liverpool e Manchester United si affrontarono nuovamente in finale. I reds, per l’occasione vestiti a scacchi biancoverdi, capitanati da John Barnes contro i red devils nella classica tenuta, guidati dall’inossidabile Eric Cantona. E fu proprio una bordata di pregevole fattura del francese a regalare ancora una volta la coppa allo United, bissando il precedente successo del 1977 e regalando altri giorni di giubilo ai lads della Stretford End.
Il dominio nelle sfide di coppa del Manchester United fu di fatto devastante, con il 2-1 del 1998/99 (stagione magica per Ferguson). La rivincita dei Liverpudlians arrivò nel 2006 grazie ad un uno a zero al V turno, con la squadra di Gerrard e Benitez che conquistò poi il titolo nella leggendaria finale di Cardiff contro il West Ham.
In campionato le cose, per quanto incredibile, sono ancora più effervescenti rispetto alla sola FA Cup: il Liverpool fu dominatore vero del torneo per tutti gli anni Sessanta, Settanta ed Ottanta, periodo d’oro in cui i reds riuscirono a mettere le mani anche su svariata argenteria pregiata proveniente da tutta Europa. I mancs, feriti nell’orgoglio e derisi puntualmente dai rivali, riuscirono a raccogliere ben poche briciole in quel preciso periodo storico. Poi, come un messia, arrivò un burbero scozzese direttamente da Aberdeen e le cose, nonostante le forti difficoltà iniziali, cambiarono completamente fino ad arrivare agli antipodi. Con una serie di trionfi irresistibili, il Manchester United prima raggiunse e poi superò i 18 titoli nazionali esposti con orgoglio ad Anfield: i diavoli rossi vantano attualmente addirittura 20 campionati nel proprio palmares, accompagnati da 7 titoli internazionali. Il Liverpool possiede però più allori conquistati al di fuori della patria con 11 titoli internazionali in tutto, su cui spiccano le 5 Coppe dei Campioni o Champions League che dir si voglia.
In tempi recenti abbiamo assistito a veri e propri duelli rusticani all’interno del rettangolo verde, con alcuni episodi memorabili da citare assolutamente e che risveglieranno l’orgoglio dei tifosi di ambo le fazioni: dal bacio sullo stemma di Patrice Evra sotto la tribuna centrale di Anfield in ebollizione, alla lunga cronistoria polemica tra lo stesso Evra e Suarez, dagli insulti alla mancata stretta di mano. E poi ancora il roboante 1-4 del 2009 con cui il Liverpool di Benitez espugnò Old Trafford con il bacio alla telecamera di un commosso Steven Gerrard, ed ancora lo 0-3 firmato Suarez con cui Rodgers umiliò lo United a domicilio.
Le due città, malgrado la vicinanza chilometrica, rimangono comunque tutt’oggi diverse in tutto e per tutto sotto diversi aspetti, una differenza che ebbe origine sin da tempi remoti. Scalo portuale e punto di incontro/scambio tra culture diverse una, castrum romano realizzato da Giulio Agricola l’altra, che ebbe poi modo di divenire anche il centro produttivo fondamentale per tutta l’Inghilterra durante la rivoluzione industriale. Il declino di Liverpool, di cui abbiamo già abbondantemente discusso, ha iniziato a diminuire da qualche decennio grazie al titolo di Capitale Europea della cultura assegnato dall’UE alla città dei Beatles: proprio la tradizione portuale, che in passato permise una grande mescolanza di persone e di idee, ha permesso di creare un mix culturale talmente brillante da essere rivendibile come prodotto commerciale e come calamita per i turisti. La riqualifica scouse parte quindi dall’ibridazione architettonica, musicale e ideologica, mentre Manchester continua ancora a mantenere le caratteristiche di città della scienza e dell’industria. Tenendo conto in maniera ineluttabile dell’importanza del football, elemento aggregativo basilare a cui è stato dedicato un museo storico, sorto sulle rovine della cattedrale distrutta dalle bombe naziste durante la Seconda Guerra Mondiale.
Proprio a voler dire che il più bello degli sport è come un’esperienza trascendente.
Gabriele Fumi
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