Ben ritrovati anche questo giovedì, dopo un mesetto di pausa, con la nostra consueta rubrica alla scoperta degli stadi inglesi. Oggi ci andremo ad occupare di un impianto antichissimo e a sua volta di una squadra, il Newcastle, che dal 1881 fino ad oggi ha sempre ed esclusivamente giocato al St. James’ Park!
Come abbiamo accennato in precedenza questo stadio ospita le partite casalinghe del Newcastle United che attualmente milita nella massima divisione del campionato inglese. Il St. James’ Park ha la fama di essere il più vecchio stadio di tutta la Premier League. Già durante il Basso Medioevo (per chi non apre il libro di storia da un po’ è quel periodo che va dall’anno 1000 fino al 1492; data della scoperta dell’America) era divenuta una zona in cui vivevano i cosiddetti “freemen”, uomini del tempo, liberi da ogni vincolo feudale. Arrivando alla prima metà del XIX secolo possiamo dire che questo luogo diventò un sito per le esecuzioni pubbliche, che attirava una grande fetta della popolazione.
Nel 1880 ecco la costruzione del primo terreno di gioco, caratterizzato da una lieve inclinazione. Questo campo era di proprietà del Newcastle Rangers, una delle prime squadre semi-professionistiche che si erano costituite a quel tempo in tutta l’Inghilterra. La società del Newcastle Rovers utilizzò molto poco questo campo e infatti nel 1882 venne presto abbandonato. Pochi mesi dopo, un’altra squadra sfruttò il campo: il Newcastle West End. Questa società non apporto migliorie di carattere architettonico, ma ridusse la pendenza del terreno, giudicata insopportabile dai calciatori dell’epoca. Sempre nello stesso anno il Newcastle West End trovò un campo più attrezzato e la società ci si trasferì, ma il terreno di gioco non rimase inutilizzato: i rivali del West End lo occuparono, tale società investì molto in quanto ad architetture, costruendo già due stands. La prima partita giocata in questo campo fu contro il Celtic, nel 1882, e dopo quella partita la squadra mutò il nome in Newcastle United. Questa partita è ricordata perché vi assisterono un numero incredibile di spettatori per l’epoca: 6 mila persone a veder giocare una partita di football.
Ricordate i “freemen” di cui vi ho parlato poco fa? Ecco, proprio loro, essendo ancora a capo di quella zona, non vollero che il terreno si ampliasse troppo, ma un evento tragico mosse le acque: nel 1898, il Newcastle giocava per la prima volta nella massima divisione e nella partita contro il Blackburn si raggiunse quota 15 mila tifosi. Le due stands in quel match non ressero il peso di così tanti tifosi e poco dopo le recinzioni che delimitavano il campo dai tifosi cedettero, causando molti feriti e qualche morto. Questo evento scosse i “freemen” tanto da ricostruire da zero lo stadio aggiungendo migliorie, come la prima terrace.
Adesso quindi arriviamo ai primi anni del ‘900 quando iniziò la rivalità contro il
Sunderland. Durante una partita fra queste due squadre, nel 1901, i tifosi arrivarono ad essere 35 mila e altrettanti tifosi rimasero fuori dallo stadio. Fu un attimo e i cancelli furono rotti e i tifosi delle due squadre avversarie entrarono nel campo da gioco, sospendendo quindi la partita, cominciando a darsene di santa ragione; scatenando il delirio. Dopo questo evento si decise di ampliare veramente lo stadio prendendo ispirazione dai campi precedentemente costruiti (soprattutto quelli dell’
Arsenal e del
Fulham, che abbiamo visto nei precedenti focus) dall’architetto più in voga a quel tempo:
Archibald Leitch. Questa volta
Leitch non fu chiamato in causa, ma sicuramente i progetti erano molto simili a quelli dell’
Highbury e del
Craven Cottage. Venne quindi aperta la
West Stand, che poteva contenere più di 4000 posti, ma una cosa importantissima fu l’introduzione degli spogliatoi, in quanto prima i giocatori del
Newcastle andavano a cambiarsi e prepararsi per il match in un pub limitrofo. Al termine dei lavori (1905) la capienza dello stadio era di 65 mila posti, ma realmente solo metà dei seggiolini furono occupati dai tifosi durante i match casalinghi del
Newcastle United. Durante la prima guerra mondiale il terreno divenne zona di addestramento militare ed equestre. Al termine di questo conflitto la società sborsò 4000 sterline soltanto per rimettere a posto il campo da gioco, molto rovinato anche per le forti nevicate che avevano colpito la città in quegli anni. Nel 1926 la stessa società affidò il compito a
Leitch in persona di costruire delle tettoie ed un nuovo stand per raggiungere quota vertiginosa di 70 mila tifosi. Il presidente i suoi collaboratori non fecero bene i conti e per realizzare tutte queste migliorie si doveva avere un patrimonio enorme che negli anni ’20 del ‘900 il
Newcastle non aveva. Quindi, per problemi economici, si costruì solo una tettoia che coprì totalmente la
North Stand.
Durante gli anni ’30 e ’40 assistiamo al record di presenze allo stadio: 68 mila persone circa assistettero al match contro il Chelsea. Dopo la sosta durante la seconda guerra mondiale, nel 1958 il St. James’ Park vide l’introduzione dei riflettori, dei veri e propri pilastri alti 45 metri in grado di illuminare non solo il campo ma anche tutta la zona circostante. Sempre in quegli anni fu bocciata l’idea di costruire un parcheggio intorno al campo perché snaturava la vera essenza dello stadio che doveva essere ammirato senza ostacoli artificiali. Negli anni ’60, precisamente nel 1962, il St. James’ Park doveva essere una sede della Coppa del Mondo organizzata in Inghilterra, ma la società si rifiutò nuovamente di espandere i posti a sedere, soprattutto per complessi motivi politici che contrapponevano il leader del Concilio Cittadino di Newcastle, alla dirigenza della squadra bianco-nera. Questo scontro fra due potenze della città colmò con l’arrivo della Football Association che tolse lo stadio come meta della Coppa del Mondo in Inghilterra per darla alla città di Middlesbrough. Durante questi anni si iniziò a parlare di un cambio di stadio, addirittura i giornali dell’epoca parlavano di un terreno che doveva essere spartito con i rivali di sempre: il Sunderland!
Dopo la delusione della
Coppa del Mondo, le due parti si misero d’accordo e quindi si poté espandere il
St. James’, venne arruolato
Faulkner Brown che realizzò la maestosa
East Stand. Tale
stand fu innovativa, in quanto, la copertura era realizzata con un materiale e con una forma totalmente diversi rispetto alle copertura delle altre
stands, ma anche dei tetti delle case della zona, tanto da risultare “sciatto” per gli abitanti di
Newcastle di quel tempo. Sempre durante quel decennio, più precisamente nel 1977, il
Newcastle United fu retrocesso in seconda divisione e la società perse molti tifosi. Allo stadio affluivano al massimo 20 mila persone contro le 68 mila di trent’anni prima. A metà anni ’80 la
“questione tifosi” si risolse con l’avvento di
Kevin Keegan che trascinò la squadra verso il ritorno in
First Division. Con i soldi del trionfo si modernizzò la vecchissima
West Stand che arrivò a toccare quota 6000 posti a sedere, tutti coperti.
Il team di Newcastle tornò pochi anni dopo in Division Two e i progetti e le idee di imprenditori e architetti che volevano far diventare il St. James’ Park tutto “all-seater” rappresentava una spesa troppo cospicua per la società; nel progetto originario c’era anche l’idea di riformare la East Stand e la famosissima Leazes End, aumentandone la capienza.
Pochi anni dopo (1992) un’incredibile promozione in Premier League fece trovare i fondi per modernizzare la Leazes End, costruita nuovamente tutta da zero. Questa nuova stand fu collegata fra la West e la East e una curosità e un fatto singolare è quello che avvicinandosi man mano al confine con le due tribune, il tetto si abbassa a vista d’occhio. Con i soldi rimanenti vennero rifatti il manto da gioco e un nuovo impianto di illuminazione. Grazie a questi ammodernamenti i tifosi dei Magpies erano finalmente soddisfatti ed erano soliti i “tutto esaurito”. Nel 2000 fu inaugurato il St. James’ Park che noi attualmente conosciamo: la West e la East Stand aumentarono la capacità totale dello stadio, facendolo salire a quota 52 mila posti, come possibile? Si aggiunse un nuovo anello ad entrambe le tribune aumentandone, quindi, la capacità globale dello stadio. Il 23 agosto del 2000 il Newcastle giocò la sua prima partita in questo modernissimo terreno di gioco contro il Derby County.
L’attuale impianto, come si può vedere nell’immagine, è asimmetrico. Abbiamo due stands doppie, quindi su un piano rialzato rispetto ad altre due, che invece sono più basse; essendo singole. Dalla fine del 2012 l’azienda inglese Sports Direct ha acquistato i diritti dello stadio cambiandone anche il nome in Sports Direct Arena, scatenando per ovvi motivi l’ira dei tifosi dei Magpies. La protesta è stata così forte che pochi mesi dopo la catena di articoli sportivi ha nuovamente accettato il solo ed unico nome dello stadio: il St. James’ Park, da non confondere con l’omonimo parco situato a Londra che, però, si scrive in maniera differente: St. James’s Park, e sappiamo quanto ci tengono gli inglesi a questo genere di cose.
Anche oggi questo piccolo viaggio termina qui, spero vi siate divertiti e che dire: alla prossima (tappa)!
“Don’t take me home
Please don’t take me home
I just don’t want to go to work
I wanna stay here
Drink all the beer
Please don’t, please don’t take me home”
-Giovanni Maria Zinno