FOCUS – Van Gaal tra FA Cup, esonero e polemiche

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Una serie di malumori all’interno dello spogliatoio, causati dai metodi rudi dell’olandese, avrebbero spinto la società verso la decisione drastica

Siamo al 21 di Maggio del 2016, il Manchester United ha appena sconfitto per 2-1 il Crystal Palace a Wembley nella 135esima finale di FA Cup della storia. Niente da dire, una vittoria assolutamente meritata ma per larghi tratti sofferta, con i ragazzi di Pardew portati ad una difesa ad oltranza in cui si è scelto quasi completamente di rinunciare alla fase offensiva.
Ciò nonostante, è stato proprio il club di Croydon a passare in vantaggio con un bel diagonale mancino di Jason Puncheon a circa dieci minuti dalla fine; la reazione dei Red Devils è stata subito furiosa, e prima dello scoccare del novantesimo i mancs sono riusciti a raggiungere il meritatissmo pareggio grazie ad una bellissima azione corale culminata con una sfortunata autorete di Delaney su conclusione di Mata. La sconfitta sarebbe stata una beffa atroce vista la netta supremazia in campo dello United, che tra le altre cose aveva anche dovuto fare i conti con la sfortuna colpendo due legni con Fellaini e Rashford.
L’espulsione di un inguardabile Smalling durante il secondo tempo supplementare ha lasciato presagire a tutti un colpo di coda del Palace per evitare i rigori: tuttavia un grandissimo goal di Lingard, direttamente sotto il sette, ha lasciato di stucco il popolo Eagles e tutto il resto degli spettatori.
Dopo che l’arbitro internazionale Clattenburg ha fischiato la fine, il manager olandese Louis Van Gaal ha potuto così finalmente respirare la sua prima boccata di aria fresca in due anni, esattamente il tempo che gli è servito per alzare un trofeo alla guida del Manchester United; ma nemmeno il tempo di percorrere gli storici scalini di Wembley, che l’ex allenatore tra le altre di Barcellona ed Ajax ha dovuto ricacciare in gola l’urlo di gioia. La lettera di esonero gli è stata infatti recapitata direttamente il giorno successivo, in uno stile discutibile e con una mancanza di rispetto e di garbo che ha lasciato stupita anche la frangia più accesa di contestatori dell’olandese.

Come dire, perché non lasciare quantomeno una settimanella di giubilo a tutti quei tifosi dello United che negli ultimi 3 anni hanno dovuto sopportare un travaso di bile dopo l’altro?
I motivi, più che tecnici, sembrerebbero essere di natura caratteriale: una parte dello spogliatoio ed anche degli addetti ai lavori avrebbe avuto una serie di discussioni interne, ponendo di fatto la fine al proprio idillio con il santone olandese. Ma dopo due stagioni di transizione o presunta tale, non sarebbe forse stato meglio ripartire dalla vittoria in FA Cup per poter finalmente mettere fine al nervosismo, proseguendo la ricostruzione della squadra? Individuati i punti di forza e quelli deboli, si sarebbe potuto intervenire finalmente in maniera intelligente e chirurgica nelle sessioni di mercato dopo i roboanti spendi-spandi degli anni precedenti.
Tuttavia la società, spalleggiata come dicono i tabloid anche da una parte dello spogliatoio, ha deciso di mandar via il manager e di sostituirlo con Josè Mourinho (anch’egli voglioso di rivincita dopo i chiaroscuri nella sua costruzione del Chelsea 2.0).
Attenendoci a fonti rigorosamente inglesi, abbiamo potuto apprendere di come Carrick e De Gea avessero addirittura chiesto la cessione, mentre Rooney e Mata si sarebbero detti infelici e costernati dai metodi di Van Gaal (i tabloid hanno ripetutamente utilizzato il termine “unhappy”); inoltre alcuni storici protagonisti dei tempi d’oro di Sir Alex non hanno fatto altro che mettere il carico da novanta su di una situazione già di per sé abbastanza esplosiva. Peter Schmeichel si è detto annoiato e deluso dalla gestione tattica di alcune gare, in cui lo United una volta in vantaggio avrebbe pensato solo alla gestione del possesso palla, abbassando i ritmi ed addormentando la partita: inaccettabile per un club glorioso e storicamente sempre votato all’attacco. Scholes e Rio Ferdinand si sono invece espressi in maniera netta contro l’integralismo di Van Gaal e la sua poca duttilità, vista come un elemento negativo e come la causa principale della mancanza di risultati delle ultime due stagioni.
Tutto vero, tutto certificato e fino a qui chiunque potrebbe essere d’accordo. Ma siamo sicuri che l’avvento di Mourinho possa rivoluzionare l’ambiente in maniera profonda sin dall’inizio?
Il portoghese, superfluo dirlo, è un manager brillante e preparatissimo, ed il suo CV lo conferma anche ai più scettici; ma di certo l’ex Chelsea non ha mai fatto del calcio-champagne il suo punto di forza, puntando piuttosto su di una fase difensiva organizzatissima e su di un centrocampo in grado di offrire un decente filtro alle retrovie. E per sviluppare queste idee, finalizzate ad ottenere poi risultati immediati, servono e serviranno sempre calciatori d’esperienza, in grado di essere smaliziati nei momenti giusti e capaci di avere la forza mentale per resistere agli impatti micidiali dello stress ambientale ed alle difficoltà che si andranno ad incontrare in campo.
Ed il Manchester United ha invece in rosa una “vasta gamma” di giovani talentuosi da far ulteriormente maturare e da lanciare poi alla grande ribalta del football internazionale; e questo, forse, è sempre stato l’unico tallone d’Achille per Mou nella sua fantastica carriera.
Martial, Depay, Rashford, Fosu-Mensah, Lingard, e chi più ne ha, più ne metta. Il Manchester United sembrerebbe attualmente costruito più per un progetto di questo genere che per un instant-team, ma le cose nel calcio sono sempre destinate a cambiare in maniera piuttosto rapida.
E magari lo stesso allenatore portoghese potrebbe anche smentirci in toto, riuscendo a lanciare definitivamente anche le stelline ancora acerbe in rosa.

Certo che il calcio praticato dai Red Devils dal dopo Ferguson ad oggi è stato abbastanza noioso, attacco sterile e difesa perforabile, malgrado gli investimenti enormi compiuti dalla società (tra cui spiccano i 29 milioni di Sterline spesi per Ander Herrera, i 27 per lo sfortunatissimo Luke Shaw, i 59.7 per Angel Di Maria ed i 25 per Morgan Schneiderlin). Una sorta di compulsivo “fare e disfare” che ha continuamente costretto i giocatori in campo alla ricerca continua di un equilibrio tra reparti, perché è ovvio che l’intesa in campo tra compagni arriva al suo culmine solo dopo un periodo di transizione e di difficoltà. Ma il continuo cambio di uomini da una stagione all’altra ha reso difficile, se non impossibile, la costruzione di uno spirito di squadra in cui ognuno è in grado di coprire le difficoltà dell’altro e viceversa, ottenendo un beneficio totale per il collettivo. Questo, che era il punto di forza nella gestione Ferguson, è ora il principale punto debole del Manchester United su cui Mourinho dovrà lavorare in maniera ossessiva.

Un compito decisamente arduo, vista anche l’ennesima rivoluzione in organico che si prospetta per la stagione 2016/17.
Tanto per rendere l’idea, basti pensare al cammino spaventoso della Juventus durante le ultime 5 stagioni: il pacchetto difensivo Buffon-Barzagli-Bonucci-Chiellini, prima di diventare uno dei migliori d’Europa ed essere riproposto con un copia-incolla anche nella nazionale azzurra, ha avuto bisogno di un paio di stagioni di rodaggio e di insuccessi. Una volta trovata la quadratura del cerchio, i movimenti sul campo hanno iniziato ad olearsi grazie ad ogni compagno in grado di agire a seconda delle caratteristiche dell’altro. Ed in questo grande merito deve essere dato alla dirigenza, che non si è mai lasciata prendere dalla fretta e dal panico. Queste sono le cose che servono al Manchester United, vale a dire quello che è stato uno dei segreti della incredibile longevità di Ferguson.
La scelta della società americana di ingaggiare Mourinho può voler dire solo una cosa: a Manchester si vuole vincere subito. Ma sarà possibile, vista la mole di lavoro che dovrà fare lo Special One?
L’unica cosa certa è che il nuovo manager è forse l’unico in grado, in questo periodo storico, di saper sopportare pressioni disumane concentrandosi unicamente sugli obiettivi tecnici della squadra. E quindi buon lavoro a Josè Mourinho ed al Manchester United per la nuova stagione.
Unico appunto da non poter omettere: il trattamento pessimo riservato a Van Gaal. Nemmeno il tempo di poter alzare la coppa, e gli viene recapitata la lettera di esonero. Poca eleganza, poca cortesia, poco garbo inglese, a tutti gli effetti un siluramento indecoroso arrivato da una dirigenza a stelle e strisce già abbondantemente contestata, in passato, anche dai tifosi.

Gabriele Fumi

(per le fonti: Daily Mirror)

Gabriele Fumi