THE VOICE OF BRANCHES – Italian Blue Moon, i tifosi italiani del Manchester City

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Cari amici di Passione Premier, eccoci giunti ad una nuova “puntata” di  The Voice of Branches, la nostra nuova rubrica dedicata ai fans club italiani, dove ci racconteranno la loro storia, le loro iniziative e tanto altro.

La nostra esclusiva di quest’oggi ci porta in casa Manchester City, dove abbiamo intervistato Renato Tubere, fondatore e presidente del club dedicato al mondo dei Citizens.

Ciao Renato, la prima domanda che ti voglio fare è quasi abbastanza ovvia, ovvero come è nato l’amore per il Manchester City?

“Ciao ragazzi, ci troviamo nel 1978, metà novembre: io allora tifoso milanista che vive vicino a Torino vado a San Siro dove il City gioca l’andata degli ottavi di finale dell’allora Coppa UEFA. E’ un giovedì e Milan-Manchester City si disputa alle 13,45, per via della nebbia che ha costretto l’arbitro al rinvio dalla sera prima. Entro trafelato al fischio d’inizio ma sbaglio settore e mi trovo circondato da un mare azzurro di sciarpe, striscioni e bandiere. Neanche un quarto d’ora e, grazie al mio inglese, faccio amicizia con alcuni tifosi che poi ritroverò a distanza di anni su a Manchester. In quei tempi si parlava di hooligans e di fans inglesi pericolosi? Ebbene già allora i Citizens erano una lodevole eccezione! Quella che allora sembrava solo una simpatia è diventata passione autentica!”

Come mai un italiano come te si è innamorato così tanto di una squadra inglese?

“Un po’ per l’attrazione fatale che il Regno Unito esercita su di me fin da bambino, molto per la progressiva disaffezione verso il calcio italiano con il suo codazzo infinito di polemiche, odio viscerale fra tifoserie e società e stadi semideserti”

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Cosa vuol dire tifare City in Italia, considerando che è una squadra nota al grande pubblico relativamente da pochi anni?

“Wembley 1999, finale dei play-offs per la promozione in Championship contro il Gillingham: sugli spalti quasi 90mila fans accompagnano il City a una spettacolare rimonta, da 0-2 a 2-2 proprio nei minuti finali. Dopo i supplementari la lotteria dei rigori ci premia ma, al di là della partita, è l’entusiasmo irrefrenabile per la squadra che mi colpisce in un momento societario veramente difficile come quello! Di lì in poi il film “Jimmy Grimble” dedicato a un ragazzino prodigio che rifiuta il corteggiamento del Man U, club allora ricco e soprattutto potente, e l’amore viscerale dei fratelli Gallagher, leader degli Oasis, diffondono sempre più in Italia la fama del nostro City. Nel maggio 2012 poi c’è l’epilogo drammatico ma a lieto fine con la conquista della Premier League al minuto 93 dell’ultima di campionato col QPR in casa: allenatore Roberto Mancini, in campo pure un certo Mario Balotelli!”

Come ti è venuta l’idea di fondare un club italiano sulla tua squadra del cuore inglese?

“Nel 2007, dopo una serie di trasferte con tifosi provenienti da ogni parte d’Italia, ho conosciuto l’organizzazione dei Manchester City Supporters Club (MCSC) e ci siamo iscritti. Avevamo bisogno di supporto e consigli su come trovare biglietti per le gare e la nostra branch, denominata Italian Blue Moon, da allora rappresenta ufficialmente il club skyblue di Manchester nella penisola”.

Quanti membri contate all’interno? Quali sono le attività che svolgete e quali sono gli obiettivi che vi siete posti internamente?

“A tutt’oggi siamo 126 ma quasi in mille sono iscritti alla pagina Facebook Mancity Italia dove io e altri Italian Blue Mooners cerchiamo di tenere aggiornati gli appassionati del City su come vanno le cose su a Manchester. Abbiamo pure una squadra di calcio che, pur fra mille difficoltà, partecipa a tornei amatoriali in Lombardia: affrontiamo di solito squadre composte da tifosi di altri club britannici. Inoltre partecipiamo attivamente alle iniziative di solidarietà prese dalla MSCS e dal City raccogliendo donazioni presso i nostri iscritti”

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Sappiamo che avete organizzato qualche trasferta in terra inglese, quale è la partita che più avete a cuore?

“Ricordo con vivo piacere un City-Everton del dicembre 2012. Ci ritrovammo quasi in venti italiani nello stesso settore dell’Etihad Stadium. Prima, durante e dopo la partita quanti momenti di felicità tra di noi che, per la prima volta, ci incontravamo di persona! Da allora siamo rimasti sempre in contatto tra noi pur vivendo in città diverse”.

Come si differenzia il clima a “livello di tifo” rispetto a quello italiano?

“Spalti sempre gremiti, prezzi dei biglietti contenuti, tifo caloroso ma sempre o quasi rispettoso verso gli avversari e soprattutto verso le terne arbitrali, terreni di gioco in condizioni fantastiche: questo è ciò che troviamo quando andiamo a tifare City a Manchester o nelle altre città inglesi. Stendo un velo pietoso su cosa invece succede da noi in Italia: la parola “ribrezzo” fotografa al meglio quel che provo quando mi limito a osservare in televisione qualsiasi match della nostra serie A!”

Un’ultima domanda: cosa ti aspetti da questa stagione 2016/2017?

“Mi aspetto di lottare per tutti gli obiettivi che ci siamo prefissati da quando Pep Guardiola è diventato il nostro manager. Il suo è un progetto a lungo termine, ambizioso ma che appunto richiede tempo per funzionare come si deve. Forse non vinceremo il titolo in Premier League, ma in Champions e in FA Cup contiamo di andare fino in fondo: da qui a fine maggio il nostro City potrebbe regalarci qualche gioia oggi insperata. Noi Italian Blue Mooners crediamo fermamente nell’allenatore catalano: in Pep we trust!”

Un ringraziamento speciale a Renato Tubere per la disponibilità con cui ha risposto alle nostre domande. Ogni riproduzione di questa intervista deve avvenire citando la fonte.

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Lorenzo Cracchiolo