“Ora andiamo a Norwich. Esattamente allo stesso modo“: nella bolgia di Anfield e fra gli strilli di gioia dei compagni, Steven Gerrard riesce a farsi sentire, con parole forti, non banali. Nonostante l’euforia generale, non perde la calma. È teso, lo si capisce dalle lacrime che non possono non traboccare; ma un capitano mantiene la lucidità, è un leader: prova emozioni fortissime, eppure trova la forza per spronare i compagni a continuare a vincere, riportandoli sulla terra, perché ogni partita è una storia a sé e va interpretata da grande squadra, con cattiveria e tenacia. “Exactly the same”: si gioca a Norwich come se di fronte ci fosse il Manchester City.
Non si può smentire Steven Gerrard, la carica motivazionale della sua arringa è indiscutibile, ma domani, in caso di vittoria contro il Norwich, l’occasione è più ghiotta rispetto a quanto si potesse pensare domenica scorsa. Il Sunderland si è trasformato in deus ex machina e ha esaltato ancor di più gli Scouses, pareggiando al City of Manchester e sbancando nel tempio del Chelsea di Mou, Stamford Bridge. A quattro dal termine, 2 punti di vantaggio sui Blues e 4 sui Citizens avvicinano il titolo alla Merseyside, dove non si festeggia da 24 anni: una vita.
Sono arrivati tanti trofei durante l’attesa. FA Cup, Curling Cup, Community Shield, una Champions League e una Coppa UEFA, ma nella lunga maratona della Premier i Reds non hanno mai tagliato il traguardo da primi.
Non è il momento di aver il braccino corto: il Liverpool negli ultimi 24 anni è stato spesso bello da vedere, ma nelle fasi decisive si perdeva, come se nella mente di allenatore, calciatori e tifosi fossero instillati il tarlo della confitta, la paura del fallimento, la maledizione dell’eterno incompiuto.
Non ha senso analizzare la rosa di questo Liverpool ed il suo valore: questa squadra è stata incantevole, ha regalato azioni magnifiche, concretizzate in gol altrettanto belli, ma lo spettacolo tecnico offerto non è stato fine a se stesso. I Reds di Rodgers sono stati concreti, cinici e operai: hanno corso tanto, mai come gli avversari, sempre di più.
I campionati si vincono soffrendo, non solo grazie a rapidi uno-due sulla fascia o dribbling sublimi. Quando il titolo non è sembrato utopistico ma alla portata, il Liverpool ha tirato fuori gli attributi, desiderando spasmodicamente le vittorie che ha raggiunto con la tenacia e la cattiveria di chi è stanco di arrivare secondo.
I Reds hanno fame, fame di un trofeo, ma per riportare in bacheca la coppa della Barclays Premier League si devono portare a casa i 3 punti quest’oggi. Per andare nel paradiso di chi vince serviranno il sacrificio, la grinta e la voglia di vincere dimostrata finora. “Now we go to Norwich. Exactly the same”
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