Via Pochettino, cosa porta Mourinho al Tottenham

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Mauricio Pochettino non è più il tecnico del Tottenham. A sostituirlo nel ruolo di head coach è stato chiamato Josè Mourinho. Il cambio sulla panchina degli Spurs è una delle notizie più clamorose dall’inizio della stagione. A sorprendere sono anche state poi le tempistiche, con l’annuncio fatto a soli tre giorni dal derby contro il West Ham. Cosa ha spinto la dirigenza dei londinesi a fare questo annuncio? Cosa può guadagnare il Tottenham con l’arrivo di Mourinho?

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Rivelazione nella scorsa stagione, soprattutto a livello europeo con la finale di Champions League raggiunta, il Tottenham ha invece iniziato questa stagione in malo modo. A pesare, certamente, è stata la delusione dal punto di vista dei risultati. Attualmente il Liverpool, primo in classifica in Premier, dista 20 punti dalla vetta. Sicuramente però hanno inciso anche l’eliminazione in EFL Cup contro il Colchester ai rigori ed un paio di gare deludenti in Champions League (più che la rimonta subita ad Atene, ha pesato il 2-7 interno contro il Bayern Monaco). Nessun top club ha perso quanto gli Spurs nel 2019. Ma i risultati non sono l’unica motivazione. Pochettino, complici i casi dei tanti giocatori in scadenza di contratto, sembrava aver perso le redini dello spogliatoio. Da qui probabilmente la scelta di chiamare Mourinho: un “sergente” in grado di costruire un rapporto non troppo “da amico” con i giocatori.

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Forse questo ha pagato Pochettino, che ad inizio anno aveva chiesto una rivoluzione che Levy non ha saputo portare a compimento. Da qui i tanti giocatori rimasti in rosa con il contratto in scadenza e i conseguenti malumori nello spogliatoio in aumento. E allora giusto cambiare? Pochettino paga (anche) gli errori fatti dalla proprietà in estate, che non è stata in grado di esaudire le sue richieste. Forse però, vista questa situazione, difficile trovare qualcuno migliore di Mourinho per sostituirlo. Grande motivatore, tecnico di esperienza, conoscitore della Premier, uno degli allenatori più vincenti del panorama mondiale.

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E in un club che, nonostante gli elogi ricevuti, non vince un trofeo da 12 stagioni (la League Cup 2007-2008), portare alla guida un uomo con una mentalità così vincente può essere la soluzione giusta. Levy si augura poi che, per le doti caratteriali, Mourinho possa garantire quello scossone all’interno dello spogliatoio che tanto farebbe bene alla squadra. Sorprende però la decisione di affidarsi solo adesso al lusitano, a tre giorni di distanza dalla gara contro gli Hammers. Perché non farlo prima, visti i dieci giorni a disposizione con la pausa delle nazionali? Evidentemente l’attrito decisivo dev’essersi creato in questi giorni, altrimenti la decisione sarebbe abbastanza inspiegabile. Intanto fremono già i rumors di mercato: gennaio si avvicina, non è escluso che qualche fedelissimo del portoghese possa approdare alla corte degli Spurs. Uno su tutti? Nemanja Matic, ormai in uscita dal Manchester United.