Manca poco più di un mese alla fine di questo 2019. Un anno straordinario per gli uomini in rosso, da incorniciare. Se da un lato si continuano a gettare le basi per stare al top d’Europa, dall’altro lato finalmente anche i trofei cominciano a tornare verso Anfield. La Champions League e la Supercoppa Europea sono solamente un punto intermedio di un lungo percorso. Un percorso che in questo 2019 potrebbe concludersi con un altro trofeo (il Mondiale per Club, ndt) e molti altri il prossimo anno. Ma c’è un momento in cui tutto è cominciato. E non ci riferiamo esattamente a quando Jurgen Klopp viene nominato manager, ma a cinque anni prima. Un periodo in cui dalle parti di Liverpool campeggiavano stendardi con su scritto: «Built by Shanks, broke by Yanks». E invece…
La difficile conclusione dello scorso decennio
Nella seconda metà degli anni 2000 il Liverpool ottiene degli ottimi piazzamenti sia in Inghilterra che in Europa. Ma, con grande delusione dei tifosi, non arriva nessun trofeo da metà 2006 in poi. La fine di quel ciclo, senza molti dubbi, si può considerare la fine del campionato 2008/09. Secondo posto in Premier, quarti in Champions. Tanti giocatori nel pieno della carriera. C’è un piccolo problema però: quel Liverpool è letteralmente senza soldi. Ci sono più di £200 mln di debiti nei confronti della Royal Bank of Scotland e i due proprietari canadesi, Hicks e Gillett, non sono per nulla popolari dalle parti di Anfield.
[Qui un articolo sulla vicenda di qualche anno fa apparso sul Liverpool Echo]
Numerosi sono i cartelli esposti sia in casa che in trasferta: «Built by Shanks, broke by Yanks» (costruito da Shankly, lasciato senza soldi dagli americani). Hicks in particolare, attraverso una sua società, è proprietario, oltre che del Liverpool, anche dei Texas Rangers e dei Dallas Stars, franchigie impegnate rispettivamente nella MLB e nella NHL. In quegli anni si trova in fortissima difficoltà, deve ripagare molti creditori. Alla fine sarà costretto a vendere sia i Reds che i Rangers, mentre gli Stars addirittura andranno in bancarotta.
Il 2010
In campo le cose non vanno meglio per il Liverpool. Nel 2009 si vendono sia Arbeloa che Xabi Alonso, che faranno fortuna nel Real Madrid. Nel 2010 verrà venduto Mascherano, che vincerà tutto con il Barcellona. A giugno 2010 anche Benitez va via: rescissione consensuale. Lo attende l’Inter, con il quale il rapporto non sarà però buono e naufragherà in meno di un anno. Intanto i due americani alla guida del Liverpool continuano a combinarne di tutti i colori. La squadra continua costantemente a indebolirsi, al timone viene nominato addirittura Roy Hogdson, che viene da una finale di Europa League con il Fulham ma ha un curriculum pessimo con le grandi squadre. E infatti il Liverpool parte malissimo in campionato, trovandosi dopo mesi in piena lotta per non retrocedere.
La squadra cola a picco: Torres e Gerrard continuano ad avere problemi di infortunio, Reina vive un momento di calo di forma, Carragher comincia a faticare con l’età che avanza. Alonso, Arbeloa, Mascherano e Benayoun sono tutti andati via. Gli ultimi arrivi poi sono tutto un programma: Kyrgyakos, Jovanovic, Konchesky. Addirittura Hodgson punta a resuscitare Joe Cole, in fase calante da un paio d’anni (spoiler: non l’avesse mai fatto).
L’arrivo degli altri americani (quelli giusti)
Nell’estate del 2010, come se tutto il trambusto in spogliatoio non fosse già abbastanza, si intensificano le voci sui problemi finanziari dei due proprietari. Ad ottobre sembra chiuso l’accordo con la New England Sports Ventures, già proprietaria dei Boston Red Sox. Al timone altri due yankee, Tom Werner e John Henry (quest’ultimo anche azionista del Boston Globe). La NESV, che nel marzo 2011 assumerà il nome di Fenway Sports Group, ancora in uso, ripaga tutti i debiti e promette di far restare il Liverpool ad Anfield. Nel 2014 il progetto del nuovo stadio viene definitivamente abbandonato, mentre viene approvato quello relativo all’espansione della Main Stand, oggi Sir Kenny Dalglish Stand, completata nel 2016.
Sistemati i bilanci, è tempo di sistemare la rosa. I risultati non decollano, sebbene il benvenuto ad Anfield per la nuova proprietà sia una tripletta di Captain Fantastic nel 3-1 in Europa League al Napoli. Nel gennaio 2011 Hodgson viene messo alla porta, e proprio il signore a cui oggi è intitolata la vecchia Main Stand viene incaricato di trascinare i Reds fuori dal baratro. Nei suoi primi giorni al timone subito un cambio fondamentale: Torres viene spedito al Chelsea, al suo posto Carroll e Suarez, protagonisti di due esperienze in rosso totalmente differenti.
L’uscita dal limbo
Sebbene lo spirito della Kop risorga con Dalglish, i risultati non sono esattamente soddisfacenti, Carling Cup 2012 a parte. In campionato il Liverpool va molto male sia nel 2011 che nel 2012. Dalglish si dimette dopo soli 16 mesi in carica. Al suo posto Brendan Rodgers, che in due anni riporta i Reds in Champions League.
[Avevamo parlato di Rodgers al Liverpool alla vigilia del match con il Leicester]
Dopo Rodgers l’arrivo di Klopp. Quello che il tedesco ha costruito in questi anni è sotto gli occhi di tutti. Quello che si potrà ancora costruire è solo da attendere. Ma se dobbiamo ricercare il punto di inizio di tutta questa avventura, è a quel maledetto periodo di 12-14 mesi tra il 2009 e il 2010. Lì il Liverpool, tra problemi finanziari e una squadra debole, era veramente sull’orlo del baratro. «Built by Shanks, broke by Yanks». E invece…
di Daniele Calamia
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