FOCUS – Roker Park, l’antico fortino di Sunderland

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La realizzazione di Roker Park permise, al proletario Nord dell’Inghilterra, di prendersi una rivincita verso lo snobismo borghese di Londra

La tappa odierna del nostro consueto tour in UK ci porta a Sunderland, laddove rievocheremo la storia ed i fasti del leggendario Roker Park, casa dei Black Cats per cento anni precisi (1897-1997).
Entrato nell’immaginario collettivo come un catino infernale dove la presenza attiva del pubblico costituiva un fattore portante, ha rappresentato un valore aggiunto per la squadra. Tristemente demolito nel 1998 per lasciare spazio ad un centro residenziale a prezzi popolari (più o meno lo stesso destino di Boleyn Ground), segnò gli anni d’oro del football britannico, ed in quel periodo avvicinarsi a Sunderland significava fare i conti con il ruggito di Roker Park.
Inaugurato proprio il 10 Settembre del 1898, vide la partecipazione alla cerimonia inaugurale del marchese di Londonderry, un certo Charles Vane-Tempest-Stewart; se negli ultimi vagiti l’impianto arrivava a contenere appena la miseria di 20mila spettatori, nel periodo d’oro degli anni Sessanta-Settanta si arrivò persino ad una demenziale portata di oltre 70mila unità, tutte pronte ad “alitare” sul collo dei calciatori e soprattutto dei tifosi avversari. Memorabili i derby contro il Newcastle, dove praticamente l’intera città di Sunderland, volente o nolente, finiva per riversarsi all’interno di Roker Park.
L’entrata in vigore del Taylor Report non modificò però le abitudini della gente, pronta a prendere d’assalto la Clock Stand in ogni partita casalinga.
Il Sunderland giocò e vinse i primi tre suoi campionati (1891/92, 1892/93 e 1894/95) su di un rozzo campo di gioco, con spalti spartani e campo sempre infangato, situato nei pressi di Newcastle: figuriamoci che razza di show pittoresco doveva andare in onda ogni santo Sabato!
Per rimediare a questo dettaglio non da poco, gli allora vertici della società optarono per la realizzazione di un nuovo impianto, posto nei quartieri popolari della città e con il fiore all’occhiello di un prato importato direttamente dall’Irlanda; l’entusiasmo, inutile dirlo, arrivò subito alle stelle ed il Sunderland vinse ancora una volta il titolo nel 1901, questa volta all’interno del perimetro della città e con oltre 50mila tifosi in delirio sulle neonate terraces di Roker Park.

I lavori di ampliamento degli anni Trenta consegnarono una capienza aggiuntiva di altri 15mila spettatori, e proprio a cavallo tra i due decenni il team riuscì a mettere in bacheca anche la prima FA Cup della propria storia.
Tuttavia, dopo un altro campionato vinto (il sesto), arrivarono gli anni oscuri della Seconda Guerra Mondiale, ed anche il bellissimo Roker Park non venne risparmiato dalle bombe. La ricostruzione fu lunga, dolorosa e lenta, ma al termine della stessa l’impianto si guadagnò un’innovazione non da poco: l’illuminazione artificiale, primo stadio nel Regno Unito a poter vantare questo enorme passo in avanti tecnologico, insieme ad Highbury. Ma la conquista di tale primato fu vissuta in maniera assai diversa, essendo Sunderland una delle città del Nord e quindi decisamente distante dalla ribalta mediatica troppo spesso concentrata solo sulla City di Londra.
Quindi non fu assolutamente casuale la scelta di Sunderland come una delle sedi destinate ad ospitare gli incontri dei mondiali 1966, quando la Clock Stand venne rimessa a nuovo e la Fulwell End, situata all’opposto, fu munita di copertura. La spedizione italiana durante quella Coppa del Mondo, come ben sappiamo, si rivelò un disastro, ma per dovere di cronaca citiamo i due incontri disputati a Rocker Park contro l’URRS ed il Cile.

Il progetto di un nuovo stadio, lo Stadium of Light, completò un intervento di promozione sociale volto a riportare sulle gradinate quanti più spettatori possibile, volendo rinforzare ancora di più il già ferreo sodalizio tra squadra e tessuto sociale. Un amore infinito, contornato da un orgoglio senza limiti e la paura di nessuno: questa è la città di Sunderland!
L’ultima partita disputata a Rocker Park, stagione 1996/97, fu un pirotecnico 3-0 contro l’Everton; al triplice fischio, grande fu la commozione quando l’immortale Charlie Hurley, miglior giocatore del secolo per i Black Cats, scavò una piccola zolla di terra da dischetto di centrocampo, posizionandola poi nel nuovo Stadium of Light.

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi