Roy Hodgson, croce o delizia? Il momento della verità

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Roy Hodgson, l’allenatore immortale con le sue 72 primavere sulle spalle, è l’uomo copertina della settimana.

Il mercato invernale gli ha regalato l’attaccante tanto richiesto al Presidente Steve ParishMichy Batshuayi, maglia numero 23, il prototipo ideale di Roy. La punta che tiene palla, fa salire la squadra e tira da fuori area.

Quasi per caso, il rientro in campo di Benteke dopo il lungo infortunio è coinciso con l’arrivo di Batshuay. I tifosi sognano una coppia d’attacco tutta belga ma per adesso Roy sembra voler smorzare l’entusiasmo. Il 4-3-3 è iconico, forse troppo secondo alcuni.

Il Palace ha una rosa che non rispecchia la classifica attuale, ci sono tanti punti interrogativi sull’11 titolare, che l’allenatore schiera ogni Match Day; ad esempio, l’esclusione costante di Max Meyer, la giovane promessa classe ‘95 centrocampista tedesco, spesso impiegato solo nell’ultimo quarto d’ora.

La sua tecnica farebbe molto comodo e magari un centrocampo a 2, con Meyer ad affiancare Milivojevic, e Zaha e Townsend ai lati, costituirebbe la formazione ideale.
I tifosi, per quanto ne siano affezionati, riconoscono che James McArthur, avrebbe bisogno di riposo; imputano al mister di averci messo troppe partite a capire che Hennessey non era chiaramente il titolare, Guaita offre indubbiamente più certezze.

Ci sono peró punti fermi nell’idea di calcio tradizionale di Hodgson difficili da limare. È complicato lasciarsi alle spalle questo 4-3-3 più difensivo che offensivo, per mutare in un 4-4-2 con due punte vere e un centrocampo in grado di verticalizzare e non solo di interdire. Troppi punti persi: lo 0-0 in casa col Cardiff, la sconfitta maturata col Watford al Selhurst, il pareggio a Southampton dopo una partita dominata. Paradossalmente anche la sconfitta ad Anfield contro il Liverpool poteva avere un finale diverso.

Il derby col West Ham è solo l’ultima delle partite giocate a metà: un Palace che gioca con il cuore e riesce a mettere all’angolo l’avversario, ma che si rivela squadra a tratti inconcludente e ancora poco matura. Roy però ha comunque dalla sua i risultati. La scorsa stagione ereditò una squadra ultima in Premier, con una classifica pessima e terminò in decima posizione, andando a dettare calcio ad Anfield e allo Stamford Bridge.

Quest’anno la tifoseria gli recrimina una partenza col freno a mano tirato, Roy però ha spesso fatto notare che si è giocato senza una punta vera per tutta la prima parte di stagione. La grande delusione Ayew (ex Swansea) e l’incostanza di Zaha hanno tolto certezze importanti.

Il Palace di Hodson quest’anno ha eliminato gli Spurs dalla FA Cup, è andato a vincere in casa del Manchester City e non ha mai sfigurato contro nessun avversario. I tifosi però chiedono al caro e vecchio Roy di abbandonare, almeno per questa seconda parte di Premier, l’idea di calcio tradizionale e di osare un po’ di più.

Il boring football per portare a casa la pagnotta inizia a star stretto dalle parti di Selhurst Park, i tifosi delle Eagles a tratti hanno la sensazione che la squadra sia troppo imbrigliata nella tattica e nei meccanismi non molto oleati dell’allenatore.

Detrattori e ammiratori sono comunque legati dall’intento comune di continuare a sostenere la squadra sino alla fine, come del resto hanno sempre fatto. L’aria che si respira a Sud di Londra è comunque positiva.