Spurs contro Wolves, 1972: la prima finale di Uefa è tutta inglese

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Diciamo la verità: per la costanza, i giocatori in vetrina e il bel gioco, il Tottenham avrebbe meritato almeno una Premier negli ultimi anni. Gli Spurs comunque, competitivi su quasi tutti i fronti, stanno regalando soddisfazioni ed ebbrezza ai propri supporters, galvanizzati anche dal nuovo avveniristico stadio che ha visto la luce da poche settimane. La semifinale europea raggiunta in extremis, dopo un fantastico doppio confronto con il Manchester City, riporta in auge i giorni di gloria europei degli Spurs. Tra gli anni Sessanta e Settanta, la squadra del nord di Londra è stata la prima ad aggiudicarsi due coppe europee diverse: nel 1963 il primo trionfo europeo con la Coppa delle Coppe, bissata poi nel 1972 dalla Coppa Uefa.

Dopo l’avventura della Coppa delle Fiere, creata nel 1955 e conclusa nel 1971, torneo riservato alle città che per stessa definizione ospitavano una fiera e potevano avere ulteriori introiti dalla manifestazione come indicazione del piano Marshall dopo la seconda guerra mondiale, fu l’organo del calcio europeo a appiccicare la propria etichetta sul nuovo trofeo in palio. Se fino al 1979 il torneo era ad inviti, con le varie nazioni che spedivano la squadra più rappresentativa, da quella data fu tutto stabilito su base meritocratica nelle classifiche dei vari tornei. Mentre stava nascendo il calcio totale dell’Ajax e Milano aveva già portato in Italia le sue prima quattro coppe dei Campioni, due a testa per Inter e Milan, anche il calcio inglese si stava scavando la sua nicchia sempre più grande. Quella Coppa delle Fiere, infatti, nelle sue ultime quattro edizioni fu roba solo per squadre d’oltremanica: Leeds, Newcastle, Arsenal e ancora il Leeds, furono le ultime vincitrici del torneo.

La nuova competizione, per la verità basata sullo stesso criterio della precedente, ossia turni a eliminazione diretta, vede, oltre al Tottenham e al Wolverhampton, anche Southampton e Leeds ai nastri di partenza. Mentre queste ultime vengono eliminate al primo turno dall’Athletic Bilbao e dal Lierse, gli Spurs si sbarazzano facilmente dei modesti islandesi del Keflavik seppellendoli di reti (6-1 in trasferta e addirittura 9-0 a White Hart Lane). In lizza c’è anche, tra le italiane, il Bologna, che elimina l’Anderlecht al primo turno ma si fa estromettere dallo Zeljeznicar nel secondo. Il Tottenham è detentore della Coppa di Lega in patria, vinta nella finale con l’Aston Villa, e partecipa al torneo proprio in virtù di quel successo. E’ la squadra del manager Bill Nicholson, uno che il Tottenham ce l’ha nel sangue: nella sua carriera ha giocato e allenato soltanto con gli Spurs. Anzi no, perché il centrocampista è riuscito anche in un clamoroso record: a Liverpool, nella sua unica presenza con una maglia diversa, quella della nazionale inglese, segnò dopo 19 secondi in una partita contro il Portogallo. Il suo bottino di successi è già cospicuo, e la Uefa è uno dei pochissimi tornei che gli manca in bacheca. Tra i pali, Peter Jennings, uno dei più nostalgici portieri del calcio britannico, che una volta in Charity Shield si concesse anche il lusso di segnare al Manchester United nel 1967: 3-3 e trofeo condiviso come era usanza dell’epoca.

Nel secondo turno il Tottenham fa molta più fatica: Nantes eliminato solo grazie a una rete dopo quindici minuti di Martin Peters, nella partita di ritorno in Inghilterra. Negli ottavi, ecco il Rapid Bucarest: 3-0 in casa e 2-0 in Romania. Ai quarti di finale, ancora una squadra rumena, il sorprendente UT Arad, dai colori biancorossi che il fondatore scelse in omaggio all’Arsenal, gli odiati rivali degli Spurs. Forse anche per questo gli inglesi non hanno pietà, e si impongono 2-0 sul campo avversario, chiudendo sull’1-1 al ritorno. La semifinale regala proprio il Milan di Rocco, lanciatissimo, che a Londra va in vantaggio con Benetti, che si incunea in area e fulmina Jennings con un tiro all’incrocio, imprendibile. Ma il Tottenham, che aveva già sfiorato il gol in più occasioni, ribalta la contesa anche grazie all’espulsione di Sogliano: prima di un calcio di punizione, il numero 7 rossonero fu incolpato in modo grossolano di non rispettare la distanza. Perryman aveva già pareggiato da fuori area, per poi bissare al 65° con un’altra gran botta dalla distanza. Alberto Ballarin, cronista del Calcio illustrato, scrive: “Gli inglesi sono battibili, e al ritorno le buscheranno sicuramente. Ma la lezione la capiranno tra vent’anni”. Nulla di tutto ciò: 1-1 a San Siro, e Tottenham in finale.

Il Wolverhampton invece, la squadra che George Best guardava ammirato in tv quando si giocavano le prime partite serali e il Molineux aveva già i riflettori, aveva agevolmente fatto fuori il Den Haag e Carl Zeiss Jena, superando poi ai quarti un’altra italiana, la Juventus: 1-1 a Torino e 2-1 in Inghilterra, nonostante la gagliarda partita dei bianconeri. Pirotecnica la semifinale con gli ungheresi del Ferencvaros: 2-2 in Ungheria e 2-1 ancora in casa. Dougan e Bailey sono i trascinatori, e Parkes, il portiere, respinge anche un calcio di rigore in ciascuna delle due sfide, risultando decisivo. La finale, da disputare tra andata e ritorno così come fu fino al 1997, la prima tutta inglese, si gioca prima al Molineux: se con i rossoneri aveva deciso Perryman, nel “derby” è Martin Chivers a segnare la doppietta (prima rete con un imperioso stacco di testa, e secondo gol a tre minuti dalla fine con un destro dalla grande distanza) che getta le basi del successo del Tottenham, in campo con una completa divisa bianca. Il 17 maggio del 1972 a White Hart Lane, Mullery porta avanti gli Spurs alla mezz’ora. Il pareggio, dieci minuti dopo, di Wagstaffe, anche lui con un’altra fucilata da fuori area, illude gli ospiti. La prima edizione della Coppa Uefa è del Tottenham. E’ l’inizio di una lunga tradizione spezzata, molti anni dopo, dalla moderna Europa League.