Tutte le contraddizioni del caro vecchio Roy, dalla cessione di Roberto Carlos alla lite con Zanetti

0
193

Nato a Croydon, a due passi dal Selhurst Park il 9 agosto del 1947, dal 12 settembre 2017 è ufficialmente l’allenatore del Crystal Palace. Un ritorno a casa per Roy, che questo quartiere lo conosce bene, essendoci nato. Un romantico ritorno alle origini per l’allenatore che prese il posto di Frank De Boer che aveva lasciato la squadra ultima in classifica, in condizioni disastrose. Hodgson nella passata stagione ebbe il gran merito di rinsavire giocatori apparentemente senza stimoli, di ricostruire la fisionomia della squadra e di riportare tutto l’ambiente a livelli accettabili.

A fine stagione i tifosi omaggiarono il Mister con uno striscione, in segno di ringraziamento per aver salvato la squadra, facendola letteralmente riemergere dalle paludi della retrocessione. L’anno scorso, le Eagles di Hodgson andarono a vincere allo Stamford Bridge e ad Anfield Road, misero in difficoltà il City e sconfissero l’Arsenal. Roy ebbe grandissime intuizioni, come quella di ritagliare all’attuale capitano Luka Milivojevic, un ruolo da regista davanti la difesa, responsabilizzò giocatori come Zaha e Benteke, che con De Boer parevano appassiti. L’allenatore di Croydon fece sbocciare talenti come quello di Wan-Bissaka, portandolo in prima squadra e riuscì a dare un’impronta di gioco precisa. All’alba delle 73 primavere però, Roy Hodgson sembra aver capovolto un po’ i pareri in questa stagione. La squadra si è salvata con qualche giornata d’anticipo, ha espugnato l’Etihad, è andata a vincere all’Emirates e ha giocato alla pari quasi con tutti.

E allora cosa ci sarà mai da rimproverare al caro vecchio Roy?

I tifosi avrebbero voluto vedere una squadra più propositiva, una formazione a volte più coraggiosa e soprattutto desidererebbero un gioco più divertente. Dalle parti di Selhurst Park il boring football non è mai stato visto di buon occhio.

Il calcio di Roy è un gioco tradizionale, molto compatto; se potesse Hodgson giocherebbe sempre col 4-4-2 stile anni ’70, con due centrocampisti possenti in mezzo al campo, due ali diligenti e due attaccanti pronti a ricevere i cross; nell’immaginario collettivo alla Play Station il Crystal Palace arriverebbe in finale di Champions League. Squadre come il Watford o il Wolverhampton dovrebbero essere l’esempio, che alla fine chi osa ottiene anche risultati oltre i pronostici. Roy Hodgson è un usato sicuro, il vicino di banco che nella verifica di matematica ti suggerisce la soluzione alla prima equazione, ma poi per paura di essere scoperto dalla prof si mette l’astuccio davanti al foglio e devi cavartela da solo. Il Crystal Palace, nelle mani di Roy, sembra ligio a fare il compitino ma non sembra pronto a fare il grande salto di qualità che i tifosi vorrebbero.

Il palmares dell’allenatore inglese è abbastanza singolare, dato che Hodgson vanta successi solo in terra svedese, dove ha allenato per parecchi anni. Da allenatore ha conquistato infatti quattro campionati svedesi, due con l’Halmstad (1976, 1979) e due con il Malmö FF (1986, 1988), due Coppe di Svezia sempre con il Malmö FF (1985-1986, 1988-1989). Nella stagione 2000-2001, andò ad allenare in Danimarca, conquistando anche un Double alla guida del Copenhagen Fc, vincendo campionato e Coppa di Danimarca.

Roy è sempre stato un giramondo e ha maturato esperienza in tanti campionati. Nel 1980, dopo i due campionati vinti in Svezia con l’Halmstad approdò nella sua nazione al Bristol City dove si fece le ossa, per poi ritornare in Scandinavia al Malmo dove vinse campionati e Coppe nazionali. Nel 1990, Hodgson si trasferì in Svizzera, precisamente al Neuchatél Xamax, dove non ottenne grandi risultati, ma riuscì nell’impresa di battere squadre blasonate come Celtic Gasgow e Real Madrid in campo internazionale. Nel 1992 a Roy venne affidato l’incarico di commissario tecnico della nazionale svizzera.

Con la nazionale elvetica, Hodgson centrò una storica  qualificazione ai Mondiali statunitensi di Usa 1994, per ripetersi due anni dopo, qualificando la Svizzera agli Europei di England 1996. L’allenatore inglese rassegnò le dimissioni alla Federazione svizzera prima che iniziassero gli Europei, poiché decise di firmare un contratto con l’Inter. Un giorno di ottobre del 1995, Roy Hodgson diventò allenatore dell’Inter, fortemente voluto dal presidente Massimo Moratti, per il suo aplomb inglese.

Roy pronti via, si rese protagonista di uno dei fatti più incredibili della storia del calcio, insistette senza sosta con Moratti per vendere a tutti i costi il terzino Roberto Carlos al Real Madrid, perché a detta sua non sapeva difendere. Gli preferì il terzino Alessandro Pistone. Roberto Carlos divenne uno dei terzini più forti al mondo.

L’allenatore inglese riuscì anche nell’impresa di litigare con Javier Zanetti, sembra impossibile ma accadde davvero. Il 21 maggio 1997 l’Inter fu a un passo dalla conquista della Coppa Uefa, che giocò contro i tedeschi dello Schalke 04, ritorno a San Siro, con le due squadre che arrivarono a giocarsi tutto ai calci di rigore. Hodgson, poco prima della fine dei tempi supplementari, in previsione dei rigori, tolse Zanetti, inserendo Nicola Berti, acciaccato e fuori forma. L’epilogo purtroppo fu amaro e a trionfare fu la squadra della Rhur; nel dopo partita si scatenò un litigio furioso tra Roy Hodgson e Javier Zanetti che rischiarono di venire alle mani, sì, avete capito bene. Roy, subito dopo quella finale fu esonerato e, coincidenza del destino, l’anno dopo i nerazzurri vinsero la Coppa Uefa, alzando il trofeo nella notte di Parigi, dopo aver battuto la Lazio per 3 a 0.

Roy ritornò in Inghilterra, nelle fila del Blackburn Rovers, dove venne esonerato dopo una sola stagione, Moratti curiosamente lo richiamò a Milano, dove Hodgson tentò addirittura di vendere Javier Zanetti al Real Madrid, affare che fortunatamente non andò mai in porto. L’allenatore d’oltremanica fu cacciato nuovamente da Moratti e decise di tornare ad allenare in Svizzera.

Roy, a cui evidentemente mancava l’Italia, dopo una sola stagione con gli svizzeri del Grasshoppers, prese in mano l’Udinese ma dopo qualche mese fu esonerato, precisamente nel dicembre 2001, in seguito a un’intervista nella quale Hodgson dichiarò di essersi pentito di aver scelto il club friulano.

Dopo la parentesi all’Udinese, Roy allenò diverse nazionali tra cui quella degli Emirati Arabi Uniti e la nazionale finlandese.

Nel dicembre 2007, Hodgson accettò l’incarico di manager del Fulham. La prima annata fu molto complicata e Roy riuscì a salvare i Cottagers solo all’ultima giornata di campionato, con una rete segnata negli ultimi minuti. Nella stagione seguente, 2008-2009, Hodgson fu confermato sulla panchina dei Cottagers, per mancanza di alternative. In quella stagione alzò l’asticella qualificando la squadra all’Europa League, nella quale nel 2009-2010 raggiunse incredibilmente la finale, perdendo poi ai supplementari contro l’Atletico Madrid. In quell’edizione di Europa League, il Fulham giocò, a detta di molti, la più bella partita della sua storia, eliminando la Juventus ai quarti di finale in quel famoso 4 a 1 al Craven Cottage.

Dopo quell’ennesima finale persa, Roy lasciò Londra per sbarcare nella città dei Beatles, ma da allenatore del Liverpool non durò molto e così tentò la fortuna in quel di Birmingham, dove prese le redini del West Bromwich Albion, deludendo parecchio.

Lo strano fascino di Roy Hodgson stregò la federazione inglese che nella primavera 2012, lo nominò commissario tecnico della Nazionale, nella successione a Fabio Capello. Nel 2013 condusse gli inglesi alla qualificazione per i Mondiali, finendo anche al centro dell’attenzione mediatica per presunti commenti a sfondo razzista nei confronti di Andros Townsend, che tra l’altro allena adesso al Crystal Palace.

 

Nella fase finale dei Mondiali, l’Inghilterra chiuse il raggruppamento in ultima posizione.

Roy ebbe un’altra grande occasione, forse l’ultima della sua carriera, gli Europei del 2016, in cui però fu protagonista di un’altra cocente delusione, ovvero l’eliminazione negli ottavi contro l’Islanda. In quell’occasione fu aspramente criticato dalla stampa per alcune decisioni tattiche incomprensibili, come quella di far battere i corner a Harry Kane o tenere Vardy in panchina.

 

Nella sua lunga e movimentata carriera Roy non può certo dire di essersi annoiato. Dopo l’esperienza con la nazionale inglese pochi avrebbero giurato di rivederlo ancora su una panchina e invece il Presidente del Crystal Palace, Steve Parish, ha scommesso sull’allenatore di Croydon riportandolo in un certo senso a casa. Roy, in queste due stagioni all’ombra di Selhurst Park, sembra essersi ritagliato una dimensione tutta sua. Hodgson si sente a casa, forse anche troppo. I tifosi sono divisi e hanno tracciato una linea sottile, il solco divide coloro che gridano alla grande impresa in riferimento alla salvezza della passata stagione e quelli che affermano che Roy abbia semplicemente svolto il compitino; a tratti, soprattutto in questa stagione, la squadra avrebbe potuto osare molto di più.

Chissà se l’epoca dell’allenatore di Croydon tra le Eagles del South London continuerà oppure volgerà al termine. Di una cosa siamo certi: del caro vecchio Roy se ne parlerà ancora a lungo.