Peter Osgood: la prima leggenda del Chelsea

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CHELSEA

Chelsea Il Chelsea è una squadra con più di 100 anni di storia ma per i blues la vita non è sempre stata ricca di ambizioni, campioni e soddisfazioni come nell’ultimo decennio, grazie agli ingenti capitali immessi da Roman Abramovich.
I Blues hanno conosciuto momenti difficili, retrocessioni, umiliazioni, sconfitte pesanti contro squadre che un neofita del calcio inglese forse neanche conosce.
Per questo assumono particolare rilievo quelle figure di giocatori come Peter Osgood che hanno reso grande la squadra anche senza avere alle spalle un’organizzazione come quella attuale o come quella di altri top teams europei o inglesi dell’epoca.

Peter nacque il 20 febbraio del 1947 a Windsor, e sin da subito si dedicò al calcio balzando subito all’occhio per il fisico che all’epoca non passava di certo inosservato essendo alto 6 piedi ed 1 pollice (185 centimetri).
Già a 17 anni, nel 1964, giocando nell’Accademy dei Blues, fu notato ed inserito in prima squadra a seguito di una valanga di goals nella prima parte della stagione: furono 20 nelle prime 30 partite.
All’esordio nella prima squadra, il 16 dicembre, subito brillò segnando entrambi i goals della vittoria Blues per 2-0 contro il Workington AFC.
Peter raggiunse la celebrità in un notte, ed i rumors su questo centravanti alto, forte fisicamente ma allo stesso tempo talentuoso si moltiplicarono.
L’exploit do Osgood continuò anche nella tournee australiana di fine anno dove segnò 12 volte in 8 partite.

Nel settembre del 1965 disputò una grande partita contro l’AS Roma nella coppa delle Fiere, successivamente segnò un grande goal dopo una leggendaria sgroppata di quasi 30 metri.
A metà anni ’60 era da tutti considerato l’astro nascente del calcio britannico ma questa ascesa non gli bastò per esser selezionato ai mondiali del 1966 in compenso era l’idolo assoluto di Stamford Bridge.
Il 6 ottobre del 1966 subì un serissimo infortunio alla gamba in una sfida di League Cup contro il Blackpool che lo fermò per il resto della stagione calcistica: i suoi blues arrivarono in finale di FA cup ma persero 2-1 contro gli arcirivali del Tottenham. Ma, come si dice, “quello che non ti uccide ti rende più forte” ed infatti Ossie, come veniva chiamato, tornò più forte prima, più duro e resistente che mai e con una maggiore comprensione del gioco, divenne un vero uomo squadra, un leader, capace di giocare in molteplici posizioni come riconobbe il suo allenatore dell’epoca, facendolo giocare anche a centrocampo e sfruttando la sua ottima visione di gioco.
Osgood con il Chelsea giocò 380 partite segnando 150 goals e fu uno dei nove giocatori ad aver segnato in tutti i round della FA Cup, che lo vide trionfare da leader e miglior giocatore nel 1970.
La gloria di questo grande attaccante travalicò i confini del Regno Unito l’anno successivo quando nel re-match della finale di Coppa delle Coppe il Chelsea sconfisse  il Real Madrid per 2-1 ad Atene con Ossie autore di un goal.
L’attccante segnò anche nella prima finale (terminata 1-1). L’anno successivo andò a segno in un’altra finale, quella di League Cup ma i suoi Blues persero 2-1 contro lo Stoke. Questa sconfitta segnò l’inizio del declino della squadra del west London ma anche l’anno successivo (il 1972-73) il nativo di Windsor non fece mancare il suo apporto.

A seguito di contrasti con l’allenatore sulla sua vita fuori dal campo, nel 1974 l’attaccante fu messo nella lista dei cedibili e fu venduto al Southampton, nonostante la rivolta di massa dei tifosi blues, per la cifra (allora notevole) di 275.000 sterline. Nella south coast vinse comunque una FA Cup nel 1976 contro il Manchester United.
L’anno successivo, ormai a fine carriera, lasciò il Southampton per giocare nel Norwich City ma questa esperienza durò pochi mesi tanto che nel dicembre dello stesso anno si traferia negli USA a Philadelphia senza trovare la sua America.

Addirittura nel 1978 ritornò alla casa base ma era chiaro che non ci si trovava più al cospetto del meraviglioso attaccante ammirato a fine anni ’60 e neppure alla grande squadra vincitrice della FA Cup bensì ad un team che lottava per non retrocedere.
Nel dicembre 1978 si ritirò.

Anche in nazionale la sua storia fu talmente breve da non esser quasi mai iniziata, poco considerato da Alf Ramsey per la sua vita fuori dal campo. Amato dai fans, osteggiato da Ken Bates (owner del Chelsea prima di Abramovich) e riabilitato con il nuovo ed attuale corso, Osgood segnò un’epoca e marcò in modo indelebile gli anni della swinging London.

Nel 2006, a seguitò di un attacco cardiaco morì lasciando un grande vuoto ed una grande tristezza tra i tifosi del club orgoglio di Londra.
Le sue ceneri venneroo sepolte sotto il dischetto del calcio di rigore della porta sotto la Shed End e gli fu eretta una statua al di fuori della West Stand.
Ma il grande bomber è sempre con i suoi successori sul campo di Stamford Bridge, e se i giocatori quando sono in campo, guardano verso la tribuna troveranno la sua anima che li incita nella suite a lui dedicata e che li sospinge a tenere alto il nome dei blues di Londra.

Edoardo Orlandi
@EdoardoO83

Edoardo83

Laureato in giurisprudenza, ama l'antichità classica greco-romana, il basket NBA e la Premier League. Tifa per l'Inter ed il Chelsea

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