Il calcio inglese è spesso ricco di storie incredibili, soprattutto per quanto riguarda squadre e giocatori che vengono fuori dal nulla (Leicester e Vardy docet). Non solo in Premier League, ma anche in Championship. E qui c’è una storia che riguarda il capocannoniere del campionato che vale la pena raccontare. Il protagonista in questione si chiama Andre Anthony Gray, ed è nato il 26 giugno 1991 a Wolverhampton. Con i suoi gol sta trascinando il Burnley ad un repentino ritorno in Premier League, in un testa a testa per il primo posto col Middlesbrough. Sono ben 24 i suoi gol in 40 partite, 2 dei quali segnati con la maglia del Brentford lo scorso agosto, prima di passare al Burnley. Ma questa è solo la parte finale di una storia fatta di sofferenza, sfortuna, criminalità ed eccessi.
Vale la pena tornare all’infanzia di Gray, davvero molto complicata. Il ragazzo cresce senza un padre, solo potendo contare sull’aiuto della mamma, nel frattempo in compagnia di un altro uomo, e di un nonno che per lui è stato quasi tutto. Ed è proprio quest’ultimo che gli trasferisce la passione per il calcio e per l’Arsenal e che lo introduce nel mondo del pallone, seppur nei primi anni della sua vita. A 12 anni però Gray deve sopportare anche la sua morte, una mazzata per lui. La madre cerca di non fargli mancare nulla, ma è chiaro che senza una figura paterna la sua adolescenza è in qualche modo segnata. Le sue amicizie non sono proprio di quelle raccomandabili, ragazzi dei sobborghi di Wolverhampton che passano le giornate senza far nulla, solo a caccia di guai. Ma Gray per fortuna ha il calcio e si tiene il più possibile lontano dai guai. Fino a quella notte di Natale del 2011. Il ‘nostro’ è già un calciatore che gioca a discreti livelli (Hinckley United, sesto livello del calcio inglese) e dunque ha tanti motivi per tenersi lontano dai guai. Ma si sa, certe volte i guai ti rincorrono. Quella notte di Natale del 2011, dicevamo, il ragazzo viene coinvolto in una rissa fuori da un locale della sua città. Non è stato certo lui ad innescare la gazzarra, ma i coltelli spuntano lo stesso e uno di questi gli finisce dritto in faccia, provocandogli una grossa ferita che ancora oggi si porta dietro. ‘‘Mi sono trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, no ho fatto nulla realmente per meritarmi quell’aggressione se non mettermi nella situazione perché ciò accadesse. Il giorno dopo mi sono svegliato e invece di piangermi addosso ho pensato: ”Poteva andarmi molto peggio”. Avrebbero potuto accoltellarmi nell’occhio o nel collo, così sarei rimasto cieco se non addirittura morto. Sono andato avanti”.
Facciamo però un passo indietro e parliamo degli inizi della sua carriera. Gray cresce nelle giovanili nel Wolverhampton, la squadra della sua città, ma nel 2004 si trasferisce allo Shrewsbury Town, dove vi rimane fino al 2010, quando avrà 19 anni. Il campo lo vede poco, ma in compenso si allena come un matto, addirittura arrivando agli allenamenti sempre in bicicletta per proseguire l’allenamento anche al di fuori dal terreno di gioco. In prima squadra si affaccia nel 2009, in League Two, collezionando solamente 4 presenze per un totale di 93 minuti. Dopo un prestito al Telford, nel 2010 si trasferisce all’Hinckley United, dove segna a raffica (13 gol nella prima stagione, 16 nella terza). Viene dunque notato dal Luton Town che per circa 40 mila euro se lo assicura e se lo porta a casa per giocare nella quinta divisione, un piccolo passo in avanti per Gray. L’impatto è devastante: 12 presenze e 7 gol nei primi tre mesi, con un totale di 100 presenze e 54 gol nelle sue due stagioni in questo club. Nel frattempo un altro evento sconvolge la sua vita: muore anche il patrigno ed è lui a doversi occupare del fratellino Cody, che ha solo 3 anni.
A questo punto, però, ecco un altro passo in avanti della sua carriera. Nel 2014 il Brentford lo acquista per un totale di 620 mila euro circa. E’ un triplo salto per Gray, visto che passa dalla National League alla Championship. Ma l’istinto del gol non lo perde nemmeno qui, visto che sono 16 i gol in 45 presenze di campionato, più altri due gol tra playoff e Coppa di Lega. Il resto è storia dei giorni nostri. Per circa 1 milione di euro passa lo scorso agosto al Burnley, dopo aver fatto due gol nelle prime due partite di campionato, e anche qui dimostra che il fiuto del gol è davvero innato. Come dicevamo all’inizio, sono 24 reti in 40 presenze finora, più la soddisfazione di aver sfidato il ‘suo’ Arsenal in Fa Cup.
Andy Gray ha un corpo pieno di tatuaggi, ma ha soprattutto una cicatrice sul volto che non gli andrà mai via. Non è un tatuaggio, ma è come se lo fosse. Serve a ricordargli chi è, da dove viene e quanto la vita è stata dura con lui. Quella coltellata è stampata ancora sulla sua faccia e chissà cosa ne sarebbe stato di lui se non fosse stato per il calcio. ”Non fossi stato così bravo a giocare a calcio probabilmente sarei finito dentro, oppure rimasto fuori. Dipende dalle prospettive”, ha detto recentemente in un’intervista al Daily Mail. La scorsa estate ha raccontato di un suo amico dei tempi cui era ragazzo morto in carcere: ”Queste cose succedono. E’ stato difficile vederlo morire perchè ne abbiamo fatte tante insieme. I miei amici sono sempre quelli, quelli di Wolverhampton. Alcuni sono in carcere, altri no”. L’anno prossimo lo vedremo quasi sicuramente in Premier, con o senza la maglia del Burnley. Do you remember Jamie Vardy? Ecco, magari tra un anno staremo parlando della sua di favola. Per ora abbiamo raccontato la sua storia. See you soon…
Marco Orrù
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