Brighton, Schelotto si confessa: “La Premier League è il campionato più bello del mondo”

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Una lunga chiacchierata che racconta le sue emozioni e le sensazioni legate alla Premier League, al grande calcio inglese dopo l’esperienza ricca di adrenalina vissuta in Serie A, in particolare con la maglia nerazzurra. Nel corso di un’intervista concessa in esclusiva a Passioneinter.com, l’ex Inter Ezequiel Schelotto, oggi protagonista con la maglia del Brighton, ha scelto di confessare i suoi timori legati all’emergenza Coronavirus parlando anche della sua esperienza nella massima serie inglese.

Preoccupazione per l’Inghilterra – «Oggi è il mio 12esimo giorno di isolamento domestico, mentre lo stato ha deciso di mettere in quarantena il paese solo due giorni fa. Io vedevo che in Italia la situazione era presa molto più seriamente, e quindi ero preoccupato all’idea che qui andasse tutto avanti normalmente. Il giorno prima di giocare contro l’Arsenal, poi, durante la rifinitura ci hanno detto che il giorno dopo non avremmo giocato. Tutti i ragazzi del gruppo erano d’accordo. Appena arrivato a casa l’ho detto a mia moglie e le ho detto di andare a prendere nostra figlia, perché le scuole erano ancora aperte. Il governo due giorni fa ha deciso di bloccare tutto per due settimane, ma io lo avevo già scelto da prima»

Recupero dall’infortunio –  «La prima cosa che mi sono messo in testa era di non avere paura, altrimenti non sarei stato bene mentalmente. Si trattava di lasciare il dolore un po’ da parte e stare concentrato sul recupero. Sono stato operato a Roma, e sia il Chievo che il Brighton mi sono stati vicini fin da subito. Avevo in mente solo di tornare a giocare, sapevo di potercela fare e avevo l’affetto di famiglia ed amici. Tutto questo mi ha dato grande forza, così come i messaggi di carica che mi mandavano i tifosi sui social. L’ho passata bene, non mi sono sentito solo ed appena sono rientrato mi sentivo più forte di prima. Sono periodi, ostacoli da superare, fa parte del mondo del calcio. Ora è il passato, l’unica cosa che mi è rimasta è la cicatrice. Oggi sono lo stesso Levriero di sempre (ride, ndr)»

Futuro – «Quest’anno ho giocato tante partite, con molta voglia di essere sempre disponibile. Ancora non so se rinnoverò il contratto, è ancora presto, tra tre mesi sarò libero se il Brighton non mi riscatterà. Sono rilassato, non nervoso, finché indosserò questa maglia darò tutto»

Posizione in campo – «Ovviamente giocando più avanti si è più vicini a fare gol, però mi sento meglio partendo più indietro, perché ho più spazio e campo da vedere. Per le caratteristiche che ho, come ho fatto sia nel Brighton che allo Sporting, preferisco giocare da terzino, perché ogni volta che gioco io il compagno davanti a me si accentra e mi lascia lo spazio per attaccare. Sono quasi sei anni che gioco da terzino destro, ormai è un ruolo che ho fatto mio. Peraltro oggi i terzini sono più attaccanti che difensori»

Calcio inglese – «È un calcio che mi dà la possibilità di esprimermi bene, per le caratteristiche che ho. Riesco ad andare sulla fascia tranquillamente, è un calcio veloce, giocano tutti ad uno o due tocchi. In Portogallo, allo Sporting, tranne che per il Benfica ed il Porto le altre squadre erano di livello più basso. Qui invece capita che a volte l’ultima riesca a vincere contro la prima, mi affascina. A mio parere è il più importante al mondo»

Soprannome – «Anche qui mi chiamano il Levriero, poi ancora devo imparare la canzone che mi hanno dedicato (ride, ndr). Ogni volta che faccio qualche giocata tutto lo stadio mi incita con quella, però capisco solo ‘Levriero’. Qui i tifosi sono più sereni e tranquilli, arrivano 3-4 ore prima allo stadio, che non ha le barriere, quindi li senti di più. Anche gli avversari, quando vai in trasferta, ti chiedono le foto: non si vede la rivalità che c’è in altri paesi, come in Italia. È normale, ogni paese ha la sua cultura»

Ritorno al Velez – «Tutta la mia famiglia lo tifa, siamo nati vicino allo stadio. Ho fatto un paio di stagioni lì, a 8-9 anni. A me però piace di più il calcio in generale, non ho la stima per una sola squadra. In questo periodo è difficile tornare, preferisco restare in Premier League»