E’ destino che non ci si riesca a godere niente. Una massima che forse non coniamo noi personalmente, quantomeno a livello concettuale, ma che rispecchia in pieno l’attualità del momento Fulham.
Eravamo pronti a cantare le lodi ad una squadra capace di segnare 8 reti in 90’, 4 nel secondo tempo Reading, 4 nel primo tempo Bristol City; impresa senz’altro non da poco e che comunque rimane nella storia non solo numerica del Club. Eravamo. Appunto.
Il turno infrasettimanale del martedi (ieri per chi legge) ci riconsegna invece una squadra sconfitta, con qualche attenuante – è pur vero – ma sempre di sconfitta si tratta.
Il turno infrasettimanale è un’arma a doppio taglio. Infatti in questo caso specifico ci fa dimenticare in fretta il 4-1 in trasferta a Bristol per farci riassaporare, o si dovrebbe dire maldigerire, una sconfitta seppur contro una candidata al salto di categoria.
A Bristol, come auspicato anche da queste colonne, non abbiamo lasciato punti. Anzi. Grazie ad un primo tempo scoppiettante abbiamo chiuso la gara con largo anticipo andando al riposo con 4 gol di vantaggio.
La doppietta di Dembele, la perla su punizione di Ross McCormack, il delizioso “chip” di Ryan Tunnicliffe.
La ripresa a controllare la gara senza disdegnare puntate offensive non concretizzatesi per centimetri e il “consolation goal” concesso a tempo scaduto. Tre punti in cascina a nutrire la classifica e a corroborare malcelate ambizioni di “zona playoff” esternate anche dal nostro caro Head Coach Kit Symons.
Ma purtroppo, e dobbiamo dire proprio purtroppo, il calendario tre giorni dopo ci propone una trasferta nel Lancashire che definire proibitiva è riduttivo. Il Burnley infatti è stato costruito per l’immediato ritorno in Premier League e gode di un ottimo momento di forma. Sappiamo bene che nel calcio inglese non c’è mai da dare nulla per scontato e magari qualcuno sotto sotto qualche speranzella la covava. Vincere sarebbe stato dare una svolta (forse) concreta alla stagione; un pareggio ci faceva stare alla pari (appunto) con avversari di rango; la sconfitta invece ci ricacciava nella mediocrità di metà classifica.
Nessuna di queste tre teorie poteva in ogni caso dirsi definitiva qualora verificatasi, ma il Fulham non sarebbe il Fulham se non ci desse sempre da pensare, e nel nostro caso personale, argomenti su cui scrivere.
La sconfitta infatti va letta, secondo noi, in una maniera particolare. Al di là dei numeri la prestazione non è stata certo da buttare in toto, anche se in difesa un pochino di attenzione in piu’ non guasterebbe. Prendere gol al 18’ non è quasi mai un buon viatico per il resto della gara, tanto piu’ quando verso la fine del primo tempo concedi ancora il 2-0. Il Burnley, evidentemente, non è il Reading e la nostra reazione di inizio ripresa produce il gol di McCormack e nei minuti seguenti il nostro miglior momento che però non trova riscontro in conclusioni efficaci, sono anzi i Clarets ad avere le occasioni migliori con la traversa colpita dall’ex Brentford Gray (al nono gol personale) e il salvataggio sulla linea di Ream su colpo di testa di Vokes destinato in rete. Nei minuti di recupero arriva anche il terzo gol Burnley a chiudere definitivamente la contesa.
Tutto sommato possiamo dire che se alla vigilia la sconfitta poteva stare nell’ordine delle cose, per come poi è venuta ci fa considerare ciò che in fondo sapevamo già: che il nostro Fulham non è ancora una squadra da alta classifica, non tanto per caratteristiche e qualità tecniche che pure ci sono, ma perché in buona sostanza è una squadra molto giovane che deve ancora trovare un certo tipo di quadratura e (with a little luck) un pizzico di continuità nei risultati per infondere fiducia a tutto il gruppo.
La partita di ieri a Burnley forse è arrivata troppo presto per essere quella della svolta.
Già sabato al Craven Cottage, tra le mura amiche e contro un Birmingham che vive un momento poco brillante potremmo farci un’idea ulteriore su cosa attende i tifosi del Fulham.
Una pinta pre e post gara al Bricklayer’s senz’altro.
Come on Fulham!
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