Alcune volte il football può offrire delle storie che, se inquadrate in contesti specifici, possono sembrare quantomeno singolari (se non addirittura uniche).
Uno degli esempi più concreti è quello di Lorenzo Amoruso, che nell’estate del 1997 si trasferì dalla Fiorentina ai Rangers per poco meno di 4 milioni di sterline.
Inizialmente considerato un acquisto come tanti, il centrale barese riuscì – dopo qualche mese di grandi difficoltà – ad imporsi in quel di Ibrox con il suo stile impavido e con il suo carisma straripante.
Il suo carattere vulcanico fu essenziale per conquistare la stima del pubblico Light Blues, un vero e proprio leone che odiava perdere e che soleva gettare il cuore oltre l’ostacolo nei momenti di difficoltà. Tutto questo ardore fece breccia nella mente e nei cuori di tutti i tifosi, letteralmente ammaliati dalla lunga capigliatura nera al vento e dal volto sempre abbronzato. Un autentico colosso dal cuore d’oro, rigorosamente made in Italy.
La simbiosi con l’ambiente di Ibrox arrivò ad essere così tanto profonda che il manager Dick Advocaat lo nominò capitano a cavallo tra il 1998 ed il 2000. Un pugliese fervente cattolico capitano della metà protestante di Glasgow, e tra l’altro amato alla follia dalla sua gente!
Questo fu veramente uno di quei casi in cui il footy divenne elemento quasi trascendentale e massima espressione della passione umana e del rispetto. In Gran Bretagna il capitano ha un’importanza specifica completamente diversa da quella che ha in Italia (fatta eccezione per pochi): oltremanica è veramente il simbolo, colui che in tutto e per tutto rappresenta la voce e la volontà dei tifosi. Un concetto non semplice da comunicare con le parole, e che probabilmente viene molto spesso compreso solo parzialmente.
I fans dei Gers seppero accettare con tranquillità la fede cattolica di Lorenzo Amoruso, ma discorso diverso fu per la stampa. Ogni errore in campo iniziò ad essere sottolineato in maniera impietosa, quasi a voler sminuire il valore del calciatore prima e dell’uomo poi. Ma fu tutto inutile.
Lorenzo Amoruso rimase ai Rangers fino al 2003, con un palmares da fare invidia agli odierni ballerini in brillantina: 149 presenze, 13 gol, 3 Scottish Premier League, 3 Scottish League Cup, 4 Coppe di Scozia (la maggior parte dei trofei arrivata sotto la guida ferrea di Advocaat).
Condivise la sua esperienza nella capitale scozzese con il bomber ex-Perugia, Marco Negri, e con Sergio Porrini, terzino mancino dal passato con Milan e Juventus.
Attualmente è considerato uno degli idoli assoluti di Ibrox, e rappresenta forse un rimpianto per il calcio italiano che a suo tempo lo bocciò troppo precocemente.
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