Nell’ultima conferenza, in ordine di tempo, della tournèe asiatica del Manchester United, ha parlato il manager Louis Van Gaal, il quale si è espresso anche sulle domande riguardati il nuovo acquisto dei Red Devils, MATTEO DARMIAN.
“Abbiamo preso Matteo Darmian come alternativa ad Antonio Valencia per la fascia destra”.
Si notano, quindi, ben due cose.
Innanzitutto il fatto che le squadre inglesi possono permettersi di spendere milioni e milioni per una ‘seconda scelta‘, cosa che in Italia non avviene in nessun caso, tranne se consideriamo il neo-acquisto della Juve, Paulo Dybala, un’alternativa, appunto, a Morata o a Mandzukic.
Il realtà questo scenario già lo si conosce da anni.
Il calcio italiano non è al livello di quello inglese e il portafoglio dei presidenti dei club di Serie A non sono così ‘robusti’ come quelli dei club di Premier League.
Cambieranno mai le gerarchie del football?!
Secondo punto. Quello che ci interessa maggiormente. Quello che interessa tifosi del Toro, tifosi d’Italia e Antonio Conte: quante presenze Louis Van Gaal potrà garantire a Matteo Darmian?
La speranza, per lui, è quella di giocare con continuità, cercando di entrare in quello che è il, difficile, mondo del calcio inglese. Difficile perchè ci vuole abitudine, esperienza e tanta, tanta corsa.
Matteo è giusto che viva l’esperienza di un ‘top’ club, per la stagione appena conclusa e per tutto il suo percorso calcistico. Vale, sì, 20 milioni e merita di GIOCARE.
Ma Darmian chi?
Matteo, ragazzo per bene del 1989, nasce a Legnano il 2 dicembre. Tira i suoi primi calci al pallone nell’oratorio del suo paese d’origine, Rescaldina (MI), dove veniva allenato da papà Giovanni.
Il ragazzo ha talento da vendere. Viene adocchiato da un dirigente del Milan nel 2001. Si trasferisce a Milano e cresce nelle giovanili del club. In prima squadra ha la possibilità di giocare quattro volte, nella squadra primavera è leader e capitano.
Nel 2009 va in prestito al Padova, in Serie B, con la quale Matteo disputa venti partite segnando anche un gol, il primo tra il professionisti. Ad Ancona.
Verrà poi comprato dal Palermo, prima squadra di A che crede veramente in lui, nel 2010. Gioca 16 partite con i rosanero. Non segna, ma si mette in mostra in campionato, Coppa Italia ed Europa League.
E’ nel 2011, però, che cambia la sua vita calcistica. Si intromette il Torino e Matteo passa in prestito ai granata.
151 partite e 6 gol. Due dei quali INDIMENTICABILI.
Il primo contro l’Athletic Bilbao, nei sedicesimi di Europa League, che permette al Toro di volare agli ottavi. 3-2 al San Mamès e granata al settimo cielo.
Il secondo nel derby di ritorno della stagione appena conclusa. La Juventus è a un passo dal quarto scudetto consecutivo, il Toro cerca la gloria personale, cerca la vittoria nel derby che manca da vent’anni.
Segna Pirlo. Ma è Darmian il protagonista assoluto: gol del pareggio e assist per l’ex Quagliarella. Finisce 2-1. La Juve deve solo rinviare la festa, il Torino l’ha appena iniziata.
Molti dicono che il prezzo pagato dallo United per strapparlo al Torino sia dovuto in particolar modo proprio a quel gol. Io non ci credo. Io dico, invece, che è quel gol, già entrato nella storia, dovuto ad anni di sudore e fatica. Anni di corsa sulla fascia, destra o sinistra che sia, non fa la differenza. Anni costellati anche dalle tredici presenze con una certa maglia che tutti i bimbi inseguono: quella azzurra. Il futuro è dalla sua.
Magari tra qualche anno Gary Neville (400 partite in 19 anni di United) non potrà più dire che Matteo gli somiglia solo per l’aspetto ma, forse, anche per le sgaloppate sul confine del campo verde dell’Old Trafford.
Ha fatto sognare i tifosi granata ad occhi aperti, ora tocca a lui godersi quest’incredibile esperienza.
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