La rivalità è il pane quotidiano del calcio e questo lo sappiamo molto bene. E’ un sentimento originato dalla volontà di eccellere per superare nei meriti dei propri avversari e dimostrare di essere migliori di loro legittimando la propria supremazia. Nel football in particolare, questa sensazione emerge quando ci troviamo di fronte ad un avversario che consideriamo la nostra nemesi, il nostro grande nemico di una vita. Esso può essere di parrocchia diversa rispetto alla nostra, dei dintorni, oppure essere nostro vicino di casa; come una sorta di cugino di cui ne conosciamo l’esistenza e sappiamo dove si trova ma lo odiamo con tutte le nostre forze a tal punto da deriderlo ogni qual volta ci si para davanti.
In ambito calcistico un delle rivalità che più ci viene in mente per passione e fervore è quella legata alla città di Manchester. Eh già, Manchester City e Manchester United hanno rappresentato per anni il classico duetto per la contesa della Premier League dando vita ogni volta a scontri mozzafiato. Eppure nonostante il rispetto reciproco il loro sentimento ripugnante l’uno verso l’altro non è mai stato un segreto essendo un classico delle stracittadine. In tutti e 178 derby ben 72 vittorie sono dei Red Devils, 54 dei Citizens e 52 i pareggi. In generale il coltello dalla parte del manico lo hanno sempre tenuto quelli in maglia rossa specialmente negli anni di Sir Alex Ferguson, lo scozzese capace di cambiare totalmente i concetti del football britannico importando tecnica e raffinatezza. Per la metà azzurra della città si dovrà attendere fino agli anni degli sceicchi arabi, gli unici in grado di sovvertire questa disparità economica e tecnica importando miliardi di euro ed investendo nella squadra. Nonostante l’accesa rivalità tra le due compagini, arriva il momento in cui di fronte alle difficoltà del nemico non ci si puo’ fare altro che accorrere in aiuto e delle volte salvare il salvabile; questo è proprio il caso di queste due formazioni d’oltremanica.
Anno 1946, storicamente ci si colloca un anno più tardi della fine della Seconda Guerra Mondiale, un conflitto che ha sortito un numero esorbitante di caduti. E’ l’anno della ricostruzione, anche in ambito sportivo; Prima però focalizziamoci meglio sulla situazione andando a ritroso di circa vent’anni o poco più. Siamo negli anni venti del novecento, quando il Manchester City giocava i suoi incontri all’Hyde Road, un piccolo impianto obsoleto e inoltre danneggiato da un incendio avvenuto nel 1920. Dunque l’allora proprietario del club Lawrence Furniss commissionò all’architetto Charles Swain la costruzione di un nuovo stadio che si sarebbe chiamato Maine Road in onore della piccola comunità calcistica dilettante fondata dai tifosi, il Maine Road Football Club. Prima di pensare a come mettere in piedi uno stadio con circa 80.000 posti e del costo di £100.000 si dovette però procedere con lo sfratto di alcune comunità pellegrine residenti in quell’area; secondo alcune dicerie britanniche ciò fu causa di maledizioni.
Ma veniamo al dunque, il 25 agosto 1923 venne inaugurato il nuovo fortino del City, i quali vinsero 2-1 sullo Sheffield United. Alla nuova installazione i tifosi corsero in massa. Da qui seguirono circa settant’anni nel nuovo stadio. Ritorniamo ora alla secondo conflitto mondiale e più precisamente nel corso dei bombardamenti tedeschi sul suolo inglese. Molti e catastrofici furono i danni, anche nelle “case” delle squadre di calcio. Su tutti ad avere la peggio fu il maestoso Old Trafford, teatro che ospitava le sfide interne del Manchester United.
Una volta riprese le competizioni i Red Devils si trovarono senza uno stadio, quasi smarriti. Qui entrò in scena l’aiuto che non ti aspetti e che si può considerare tranquillamente come divino; i rivali e cugini di una vita si offrirono di ospitarli nella loro casa fino a quando il loro fortino non sarebbe stato ricostruito. Durò tre anni la permanenza dei rossi al Maine Road, dal 1946 al 1949. Con il ritorno degli Ugly Relatives nella loro dimora seguirono anni di successo per la metà rossa di Manchester nel segno di Matt Busby, che con i suoi Busby Babes incantò l’Inghilterra e soprattutto l’intera Europa. Nel mentre la tragica vicenda di Monaco di Baviera. Per i citizens gli anni sessanta e ottanta furono costellati di successi, su tutti la Coppa delle Coppe vinta a Vienna contro il Gornik Zabrze. Nel ventennio successivo il declino causa di due retrocessioni in Division One; nel 1998 la squadra di Frank Clark divenne il primo club con almeno un trofeo a retrocedere in terza divisione.
Di pari passo con il declino della squadra andò quello del fantastico Maine Road; all’inizio degli anni novanta iniziarono i lavori per ridurre i posti al “The North Wembley” nel 2000 si decise di spostare i giocatori al neo City of Manchester Stadium, completato poi due anni più tardi. Prima della demolizione iniziata nell’autunno del 2003 il vecchio impianto ospitò decine e decine di incontri. L’ultimo goal nello stadio fu realizzato dallo svedese del Southampton Michael Svensson l’11 maggio 2003, in occasione della vittoria dei Saints per 0-1 contro il Manchester City; per trovare invece l’ultima deviazione vincente di un giocatore di casa bisogna spostarci circa un mese prima, più precisamente il 26 aprile 2003; in quell’occasione il goal di Marc Vivien Foé fu l’ultimo acuto anche per il calciatore africano, prima che si spegnesse a causa di un maledetto malore.
Il Maine Road rappresentò un punto importante dell’altra metà di Manchester da tempo derisa e umiliata dai cugini rossi; come una sorta di valvola di sfogo per il sabato degli abitanti del posto alle prese con un quartiere difficile ed abbandonato. Ottant’anni di milizia più che decorosi, 1753 partite ospitate ed ora se si passeggia nei pressi di Moss Side non vi sono altro che lunghi e tristi caseggiati, non vi è nulla della vecchia casa degli Skyblues. Insomma, di uno degli stadi più famosi di tutta l’Inghilterra oltre che il secondo per grandezza dopo Wembley, non vi è che un malinconico ricordo.
di Tommaso Vecchiarelli
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